Era la vigilia di capodanno e un commando d’élite dell’esercito statunitense aspettava nella regione dei Caraibi, pronto a prendere d’assalto il rifugio blindato dove si nascondevano il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie, a Caracas. Ma le condizioni meteo non erano delle migliori. I soldati sono rimasti fermi limitandosi a osservare. La notte tra il 2 e il 3 gennaio, quando le nuvole sono sparite, il presidente statunitense Donald Trump ha dato il via libera all’operazione.

Approfittando dell’oscurità, le truppe della Delta Force, un’unità speciale dell’esercito, si sono avvicinate in elicottero e sono entrate nella struttura dove Maduro (che indossava una tuta grigia) e la moglie Cilia Flores stavano dormendo. La coppia presidenziale si è precipitata verso una stanza protetta da porte blindate, mentre Trump seguiva la scena in diretta dalla sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida. I soldati, armati di fiamma ossidrica per tagliare le barre d’acciaio, hanno “sfondato le difese” e catturato Maduro e la moglie, ha detto Trump aggiungendo che i due non hanno opposto resistenza.

Maduro “stava cercando di entrare in un luogo sicuro”, ha detto Trump durante una conferenza stampa il 3 gennaio. “Ma non ce l’ha fatta”. Lui e Flores sono stati portati via su un elicottero e poi sulla nave Iwo Jima, attraccata al largo del Venezuela. Da lì sono stati trasferiti a New York, dove saranno processati per traffico di stupefacenti.

Questo racconto della cattura di Maduro è frutto delle dichiarazioni pubbliche di Trump e dei suoi principali collaboratori e delle interviste ad alti funzionari dell’amministrazione e altre persone a conoscenza dei fatti, alcune delle quali hanno chiesto di restare anonime.

Trump è riuscito a soddisfare il suo desiderio, espresso da tempo, di estromettere l’uomo forte del Venezuela. Con un’operazione che non è stata autorizzata dal congresso statunitense, vìola il diritto internazionale e lascia in sospeso molte incognite sul futuro del paese sudamericano.

Si tratta dell’esercizio più clamoroso del potere presidenziale all’estero. Trump ha usato la Delta Force e altri corpi speciali dell’esercito (sostenuti dagli agenti sotto copertura della Cia) non solo per sequestrare il leader di un paese con cui gli Stati Uniti non sono in guerra, ma anche per prendere il controllo di quello stato, secondo le dichiarazioni fatte da Trump il 3 gennaio.

Washington sostiene che nell’operazione, chiamata Absolute resolve, alcuni soldati statunitensi hanno riportato ferite non gravi, mentre altre fonti riferiscono che un numero non specificato di agenti della sicurezza venezuelani sono morti negli scontri a fuoco. L’assalto con gli elicotteri è stato compiuto dal 160° reggimento dell’aviazione per le operazioni speciali, che svolge alcune delle missioni più segrete e pericolose delle forze armate. “Ci stavano aspettando”, ha detto Trump. “Sapevano che stavamo arrivando, ma sono stati travolti e rapidamente neutralizzati”.

In tarda notte diverse esplosioni hanno scosso Caracas mentre gli aerei statunitensi sorvolavano il cielo. Tra i bersagli c’erano strutture militari strategiche. Gli elicotteri che trasportavano le squadre speciali hanno volato a circa trenta metri sul livello del mare dirigendosi verso il centro della capitale. L’illuminazione urbana era stata spenta dagli operatori informatici statunitensi. Gli elicotteri facevano parte di una forza composta da più di 150 velivoli decollati da venti diverse basi nell’emisfero occidentale, tra cui caccia, aerei specializzati nella guerra elettronica, bombardieri B-1 e altri mezzi progettati per rilevare tempestivamente il lancio di missili.

Il complesso militare di Fuerte Tiuna bombardato. Caracas, 3 gennaio 2026 (Afp/Getty)

Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto (l’ufficiale di grado più alto delle forze armate statunitensi), ha dichiarato che alle 1.01 (ora di New York) gli elicotteri hanno raggiunto la residenza di Maduro, dove c’è stato uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza venezuelane. “Dai primi spari al momento in cui un soldato ha sfondato la loro porta sono passati tre minuti”, ha rivelato un alto funzionario. Caine ha spiegato che nei mesi prima dell’operazione c’era stato un intenso lavoro di spionaggio “per trovare Maduro e capire come si muoveva, dove viveva, dove si spostava, cosa mangiava, cosa indossava, quali erano i suoi animali domestici”.

Una fonte a conoscenza dei fatti sostiene che la Cia ha potuto contare su un informatore nella cerchia di Maduro. La stessa fonte aggiunge che ad agosto l’agenzia aveva mandato una piccola squadra in Venezuela per monitorare le abitudini di Maduro e trasmetterle alle forze speciali.

Alle 3.29 del mattino, due ore e mezza dopo l’inizio dell’attacco alla residenza di Maduro, l’elicottero che trasportava il presidente e la moglie sorvolava l’oceano, trasportando la coppia verso la Iwo Jima.

Trump ha spiegato che l’operazione è stata il culmine di mesi di preparazione ed esercitazioni. Le forze statunitensi sono state addestrate usando una copia del palazzo di Maduro, seguendo una strategia simile a quella adottata quindici anni fa per preparare il raid che portò all’uccisione del leader di Al Qaeda Osama bin Laden. “Hanno costruito una casa identica a quella in cui sono intervenuti, con acciaio da tutte le parti”, ha detto Trump a Fox & Friends.

Congresso all’oscuro

L’amministrazione Trump ha inquadrato l’operazione come una missione delle forze di polizia sostenuta dall’esercito. Alcuni hanno poi confermato il coinvolgimento del dipartimento di giustizia nell’azione. “C’erano uomini del dipartimento sul campo per leggere a Maduro e alla moglie i loro diritti e prenderli in custodia”, riferisce un alto funzionario.

Sostenere che la rimozione di Maduro sia stata una operazione di polizia non la rende legale, spiega Brian Finucane, ex avvocato del dipartimento di stato che oggi lavora per l’International crisis group. “In base al diritto internazionale si tratta di un uso illegale della forza contro un altro stato”. Secondo una fonte, il congresso sarebbe stato informato dell’operazione solo a cose fatte. La Casa Bianca ha giustificato questa scelta citando il potere che la costituzione concede al presidente come comandante in capo e sottolineando la presunta minaccia rappresentata dal governo di Maduro. “Non è il genere di missione che puoi annunciare, perché c’è il rischio di comprometterla”, ha detto Marco Rubio, segretario di stato e consigliere per la sicurezza nazionale, durante la conferenza stampa del 3 gennaio.

Maduro, che guida il Venezuela dal 2013, deve rispondere di diverse accuse, tra cui narcoterrorismo, cospirazione per il traffico di cocaina e reati legati alle armi. Nel marzo del 2020 era stato formalmente accusato a New York e in seguito il governo di Washington aveva promesso ricompense sempre più grandi per chiunque fornisse informazioni per arrestarlo, fino ad arrivare a 50 milioni di dollari. Non è ancora chiaro se la ricompensa verrà assegnata, e a chi.

Da sapere
La fine del diritto

◆ Secondo i giuristi, l’attacco statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro viola il diritto internazionale. In base allo statuto delle Nazioni Unite, l’uso della forza militare è consentito solo con l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza, se c’è il consenso del governo del paese coinvolto o in caso di minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Nel caso dell’attacco al Venezuela non esiste nessuno di questi presupposti. L’operazione ha basi giuridiche fragili anche dal punto di vista del diritto statunitense. La Casa Bianca ha definito la cattura come un’azione di polizia per arrestare Maduro, incriminato negli Stati Uniti per narcotraffico. Sostiene inoltre che i bombardamenti delle infrastrutture venezuelane fossero legittimi, perché servivano a proteggere le persone che hanno eseguito il mandato d’arresto. Questa interpretazione consente di non chiedere l’autorizzazione del congresso, in base a una teoria giuridica che risale all’ottocento. Tuttavia, l’ampiezza dell’operazione militare e le dichiarazioni successive di Trump, che ha parlato di un controllo statunitense sul Venezuela, contraddicono l’idea di una semplice operazione di polizia.

Ci sono dubbi anche sulle accuse contro Maduro, che sarà processato a New York per narcotraffico. Il 6 gennaio 2026 il dipartimento di giustizia ha ritirato l’accusa secondo cui fosse a capo di un’organizzazione terroristica, il cosiddetto Cártel de los Soles. Per mesi Trump ha promosso questa teoria per giustificare un intervento contro il Venezuela. Bbc


Secondo alcune fonti, gli Stati Uniti avevano offerto a Maduro diverse alternative alla cattura. “La prima opzione, quella migliore”, era convincerlo a dimettersi attraverso incentivi e pressioni. Tra le proposte fatte al presidente venezuelano c’era quella di trasferirsi in un paese a sua scelta, per esempio la Turchia o il Qatar, in cambio della revoca delle sanzioni e della promessa di non chiedere la sua estradizione. “C’erano molti posti dove poteva andare e persone disposte ad accoglierlo”, aggiunge la fonte. “Ma lui ha scelto di rifiutare l’offerta”.

La cattura di Maduro fa parte di una campagna più ampia con cui Trump sostiene di voler contrastare il traffico di stupefacenti nella regione, ma nasce anche dalla sua volontà di “ripristinare il dominio statunitense nell’emisfero occidentale”.

Per mettere pressione a Maduro, Trump ha dispiegato un enorme contingente di navi, aerei e soldati nei Caraibi. Nelle ultime settimane le squadre speciali dell’esercito e le unità della Cia che forniscono supporto alle operazioni terrestri, marittime e aeree erano state trasferite nella regione in vista di un’operazione imminente contro Maduro, aggiungendosi ai circa 15mila soldati e alle navi della marina già presenti nei Caraibi.

Dall’inizio di settembre l’esercito statunitense ha distrutto almeno trenta imbarcazioni di presunti trafficanti nel mar dei Caraibi e nell’oceano Pacifico, uccidendo almeno 107 persone in una campagna definita illegale da esperti di diritto ed ex funzionari del governo. Parallelamente è stato avviato un piano ancora in corso per intercettare le petroliere e bloccare le esportazioni di petrolio venezuelano, in modo da soffocare il governo di Caracas. Il 3 gennaio la Casa Bianca ha annunciato che i blocchi delle petroliere e gli attacchi contro le imbarcazioni proseguiranno.

Per tutto l’autunno Trump ha aumentato la pressione, chiedendo che Maduro cedesse il potere e minacciando ripetutamente attacchi in territorio venezuelano. Secondo alcune fonti, alla vigilia della cattura due squadre della Delta Force si erano trasferite nella regione, una dal Medio Oriente e l’altra dal Nordafrica, in vista di un’operazione snatch and grab (irruzione e prelievo).

Dopo averla trascurata negli ultimi decenni, di recente la Cia ha ricominciato a concentrarsi sull’America Latina, inviando mezzi per la raccolta di informazioni, tra cui i droni stealth, e impiegando unità sotto copertura. Secondo una fonte, negli ultimi giorni del 2025 l’agenzia ha condotto un attacco con i droni in un porto isolato del Venezuela. Trump ha fatto capire che l’operazione è avvenuta il 24 dicembre. Se così fosse, si tratterebbe della prima in territorio venezuelano e della prima attribuita alla Cia.

La cattura di Maduro può ricordare l’operazione Just cause, condotta dagli statunitensi nel 1989 per far cadere il dittatore panamense Manuel Noriega, con una forza di più di 25mila soldati. Quella missione è considerata una delle più grandi interferenze degli Stati Uniti nella politica dei paesi dell’America Latina. All’epoca Noriega sfuggì alla cattura per dieci giorni nascondendosi nell’ambasciata vaticana, prima di arrendersi.

L’invasione, ordinata dal presidente George H.W. Bush, poggiava su una base legale diversa e non era stata autorizzata dal congresso. L’amministrazione Bush rivendicò un diritto all’autodifesa, citando la dichiarazione di stato di guerra contro gli Stati Uniti fatta da Noriega, l’uccisione di un ufficiale dei marines e le aggressioni contro altri cittadini statunitensi. Nell’operazione a Panamá morirono 23 militari statunitensi.

Stivali sul terreno?

Tra le persone che hanno avuto un ruolo decisivo nella campagna contro il Venezuela ci sarebbe Stephen Miller, vicecapo dello staff della Casa Bianca e consigliere per la sicurezza nazionale. Inizialmente Miller e la sua squadra volevano affidarsi alla Cia, ma avevano rinunciato dopo le forti riserve degli esperti legali. A quel punto l’amministrazione aveva deciso di usare l’esercito, continuando comunque i preparativi per azioni sotto copertura di agenti della Cia.

A luglio sono stati messi a punto i piani per la Fase 1, con attacchi contro le imbarcazioni in acque internazionali condotti dalla squadra 6 del comando per le operazioni speciali. La Fase 2, invece, prevedeva missioni sul territorio venezuelano, da affidare alla Delta Force. Una di queste riguardava il possibile sequestro di Maduro, mentre un’altra si basava sulla conquista dei giacimenti di petrolio. Nella conferenza stampa del 3 gennaio, Trump ha detto che gli Stati Uniti prenderanno il controllo della produzione petrolifera del Venezuela e che non ha “paura di portare gli stivali sul terreno”. Il presidente non ha dato dettagli su future azioni militari. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati