L’intelligenza artificiale (ia) è uno strumento molto potente. Calcola e genera contenuti in risposta alle nostre domande e richieste. Fa ricerche tra miliardi e miliardi di parole e numeri per creare anche la risposta più semplice. E parla! Puoi giocarci, provocarla, inveirle contro. Tutta questa operazione fenomenale, naturalmente, ha un costo. Porre una domanda all’ia richiede dieci volte più elettricità rispetto a una normale ricerca su Google. Ogni giorno la funzione ricerca di Google viene usata otto miliardi e mezzo di volte.
A questo proposito sono usati termini come “produttività” ed “efficienza”, principalmente perché si tratta di parole che associamo a qualcosa che succede velocemente. Pensate a una fabbrica che produce orsacchiotti o viti: quando riesce a farlo a un ritmo più elevato, diciamo che ha aumentato la sua produttività. Molte persone stanno notando più velocità nello svolgimento di alcune mansioni, per questo deducono che ci sia una maggior produttività. Non voglio essere cattiva, ma questo è il modo di pensare di un bambino.
Per stabilire se qualcosa sta facendo crescere la nostra produttività non ci dobbiamo basare solo sul tempo impiegato, ma anche sull’energia spesa per svolgere un’attività
Per stabilire se qualcosa sta facendo crescere la nostra produttività non ci dobbiamo basare solo sul tempo impiegato, ma anche sull’energia spesa per svolgere una determinata attività. E se esaminiamo le prestazioni dell’ia da questo punto di vista, ci rendiamo conto che usarla è un po’ come sparare ai passeri con un cannone.
Nel più grande studio mai realizzato finora sugli impieghi quotidiani dell’ia, intitolato Ai in the wild 2026 e realizzato da due studiosi a San Francisco, è stato rilevato che l’uso di gran lunga più diffuso di tutti è quello per avere compagnia e per fare una specie di terapia psicologica. Le persone fanno domande del tipo “cosa posso fare per essere divertente a una festa?”, oppure “mi sento solo, cosa posso fare?”.
Il secondo utilizzo più diffuso è per la risoluzione di problemi concreti: “la lavastoviglie è rotta. Aiuto”, oppure “riaccendere l’IPhone dopo che è caduto nella tazza del water”. Domande a cui Google e YouTube rispondono in modo impeccabile da più di vent’anni.
La terza funzione più sfruttata è “divertimento e stupidaggini”, che consiste nel far dire cose stupide a questi modelli linguistici di grandi dimensioni (llm). Per qualche motivo il nono uso più comune – astrologia e lettura dei tarocchi – non è classificato come “divertimento e stupidaggini”, il che rivela che potenzialmente esistono addirittura ancora più stupidaggini di quelle che possiamo immaginare.
La gente era stufa dei tram. Lo stesso si può dire delle ricerche su Google. Ma questi strumenti risolvevano problemi in modo più efficiente di quelli con cui li abbiamo sostituiti
La gente insomma usa un robot che ha accesso a quasi tutti i testi scritti e ai calcoli noti alla specie umana per affrontare problemi che già risolvevamo con un dispendio molto inferiore di elettricità. La risoluzione dei problemi oggi è meno efficiente dal punto di vista energetico, perché ci serve più energia per ottenere lo stesso risultato.
Ci sono analogie storiche con questa situazione. Ogni mattina, quando percorro Copenaghen in bicicletta, accanto a me passa un mostro: l’auto privata. Un’auto media pesa circa 1.500 chili. In Danimarca una persona in media pesa circa 85 chili. Ogni volta che un’auto trasporta una persona dalla periferia alla città sta trasportando anche i suoi 1.500 chili, consumando carburante ed elettricità. Usiamo una macchina pesantissima per risolvere un problema di leggera entità. Se una persona non sapesse andare in bici (ma nella maggior parte dei casi lo sa fare), semplicemente usando una Vespa consumerebbe da tre a cinque volte meno energia. Spostare una persona con l’auto è come noleggiare una gru per muovere un tavolino. Certo, si può anche fare, ma è un’esagerazione, no?
Tuttavia, le auto tengono in pugno le infrastrutture di tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti. La storia dell’automobile è simile a quella che si sta profilando oggi con l’ia. Negli anni dieci e venti del novecento la velocità con cui l’auto poteva muoversi e la sua eccezionale comodità la fecero apparire come un oggetto del futuro. Molte grandi aziende investirono enormi capitali, soprattutto quelle che estraevano petrolio: avevano bisogno che l’auto si affermasse, perché volevano che la domanda di petrolio crescesse, così come oggi i costruttori di data center e di chip hanno bisogno che l’ia venga usata nel modo più esteso, così i loro investimenti produrranno utili. Le società stanno perdendo miliardi di dollari per darci servizi d’intelligenza artificiale estremamente onerosi a prezzi di gran lunga inferiori ai costi di produzione e trasporto.
Sappiamo che oggi 900 milioni di persone usano abitualmente ChatGpt. Ma solo 50 milioni di questi pagano per farlo. Quindi ci sono 850 milioni di utenti che usano il modello gratuitamente. Questi non sono clienti. I produttori di auto almeno potevano contare su persone che pagavano per i loro prodotti, ricavando utili.
Sappiamo che molte delle città più progressiste al mondo, come Parigi, New York e Copenaghen, stanno riducendo la presenza delle auto, per motivi legati al clima, allo smog e alla vivibilità. In molti luoghi si stanno costruendo linee di metropolitana leggera a costi elevatissimi. La chiamiamo metropolitana leggera, ma non prendiamoci in giro: è il tram, una tecnologia già usata in molte città agli inizi del novecento. In spazi ristretti è molto più efficiente per spostare persone da un luogo all’altro in gruppi consistenti. A Copenaghen, la mia città di origine, i tram circolavano fino al trionfo dell’auto nel 1972. Poi furono portati ad Alessandria d’Egitto, dove alcuni hanno continuato a funzionare almeno fino al 2001. Sono sicura che gli abitanti di Copenaghen si chiesero se lo smantellamento delle linee non fosse stata una scelta sconsiderata quando l’anno dopo, nel 1973, arrivò la crisi petrolifera. Ma a quel punto era già troppo tardi.
Oggi strumenti come Google, Facebook, Instagram e Microsoft Office stanno spingendo le persone a risolvere i problemi delle loro relazioni o della loro lavastoviglie con una risorsa che è già molto scarsa: l’elettricità. Tutto questo sembra efficiente, ma in caso di crisi energetica non lo sarà.
L’ingegneria rivoluzionaria e futuristica raramente somiglia a quella dei film. La gente era stufa dei tram perché erano sempre stati lì, erano associati al passato. Lo stesso si può dire delle ricerche su Google, che esistono da decenni e sono diventate una parte noiosa della vita quotidiana. Ma entrambi questi strumenti risolvevano problemi in modo molto più efficiente di quelli con cui li abbiamo sostituiti e li stiamo sostituendo. Nella nostra feticizzazione del nuovo a quanto pare dimentichiamo sempre le tecnologie che non ce l’hanno fatta. Prendete gli occhiali 3D al cinema, il Concorde, e più di recente il Metaverso di Meta, uno spreco assolutamente idiota di oltre 80 miliardi di dollari, un videogioco in cui potevi parlare con altri ma non avevi le gambe.
Oggi le persone che usano l’ia sprecano energia per ottenere “gratuitamente” consigli sulle relazioni interpersonali, dritte per risolvere problemi pratici e letture dei tarocchi. Non ci sono prove che un giorno pagheranno in massa per questo strumento. Ma tante prove già ci dicono che la tecnologia sta aumentando il consumo di elettricità. E questo è poco efficiente, oltre che una reliquia di un passato da cui molti di noi non vedono l’ora di allontanarsi. ◆ fdl
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati





