Il 17 febbraio, dopo aver firmato un decreto che affida all’esercito la gestione della sicurezza nello stato di Rio de Janeiro, il presidente brasiliano Michel Temer, del Partito del movimento democratico (Pmdb, centrodestra), ha annunciato anche la creazione di un ministero straordinario per la pubblica sicurezza. Manca poco alle elezioni presidenziali di ottobre e questa mossa rientra nella strategia del governo: concentrare le forze su un tema molto sentito dai cittadini invece che sulle riforme impopolari, come quella delle pensioni. Probabilmente a guidare il nuovo ministero sarà José Mariano Beltrame, ex segretario di stato alla sicurezza di Rio de Janeiro e principale ideatore della fallita politica di pacificazione.

Temer ha promesso di proteggere le persone “perbene” e di vincere la battaglia contro la violenza, che nel 2016 ha ucciso più di 60mila persone in tutto il Brasile. Finora il governo ha ottenuto scarsi risultati. A febbraio del 2017, dopo una serie di rivolte scoppiate nelle carceri controllate da gruppi criminali rivali, il presidente aveva lanciato un piano nazionale per la sicurezza pubblica. L’obiettivo era modernizzare il sistema penitenziario brasiliano, ridurre gli omicidi e la violenza contro le donne e combattere la criminalità organizzata. Erano stati stanziati 88 milioni di real (22 milioni di euro circa) per costruire nuove carceri e ampliare quelle esistenti, ma solo pochissimi penitenziari hanno usato le risorse.

Operazione della polizia in una favela di Rio de Janeiro, il 7 febbraio 2018 (Mauro Pimentel, Afp/Getty Images)

Costi poco chiari

Il 17 febbraio Temer ha incontrato il governatore dello stato di Rio, Luiz Fernando Pezão, del Pmdb, e ha detto che il nuovo ministero della sicurezza coordinerà le attività in altri stati “senza scavalcarne le competenze”. L’opposizione e le persone contrarie all’iniziativa temono che l’intervento dell’esercito e il nuovo ministero saranno di “natura militare”. Inoltre hanno dei dubbi sulla necessità e l’efficacia dell’operazione.

Il problema della sicurezza nello stato di Rio non è neanche il più grave del paese. In base ai dati dell’undicesimo Anuário de segurança pública, pubblicato a novembre del 2017, la situazione è peggiore in nove stati brasiliani: Sergipe, Rio Grande do Norte, Alagoas, Pará, Amapá, Pernambuco, Bahia, Goiás e Ceará. Secondo la sociologa Julita Lemgruber, ex direttrice del Centro studi per la sicurezza e la cittadinanza, l’attuale misura “risponde a una pressione dei mezzi d’informazione, che hanno concentrato l’attenzione su Rio”.

Da sapere
Un problema per Rio
Morti violente nello stato di Rio de Janeiro, migliaia. (Fonte: Instituto de segurança pública)

Lo stato di Rio avrà un “responsabile federale”, il generale Walter Souza Braga Netto, a capo delle operazioni militari nell’est del paese. Il generale guiderà la polizia militare e civile, il corpo dei pompieri e l’amministrazione penitenziaria, oltre alle forze armate che stazioneranno nello stato. Tuttavia, come ha ammesso lo stesso Braga Netto, molti punti del piano sono ancora poco chiari: “Siamo in una fase di preparazione. Non posso anticipare nulla a parte il fatto che condurremo uno studio per rafforzare la sicurezza nello stato di Rio de Janeiro”, ha detto in conferenza stampa. Non è chiaro quanto costerà l’operazione alle casse pubbliche. Tra il 2014 e il 2015 lo stato aveva pagato l’equivalente di 149 milioni di euro per permettere all’esercito di occupare le favelas del Complexo da Maré. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1244 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati