C’è la possibilità che il Regno Unito diventi uno dei paesi più colpiti dalla pandemia di covid-19. Questa tragedia ha un’evoluzione non solo biologica, ma anche politica. Le persone che vogliono tracciarne il percorso probabilmente torneranno a un momento decisivo, quello in cui il governo ha cambiato rotta e si è accodato a gran parte dell’Europa. Il 20 marzo il premier Boris Johnson ha annunciato la chiusura di pub, locali e ristoranti, ma ha voluto precisare che la decisione rappresentava un’aggressione nei confronti dell’identità nazionale. “Stiamo cancellando l’antico e inalienabile diritto degli uomini liberi del Regno Unito di andare al pub”, dichiarava. Per cancellare ogni dubbio sul suo stato d’animo, rincarava la dose: “So bene quanto sia difficile accettarlo e quanto questa decisione sembri contraria agli istinti del popolo britannico innamorato della libertà”. Qual era il messaggio? Sostanzialmente che non bisogna andare al pub anche se il diritto di andare al pub è “inalienabile”. Dovete stare a casa, ma se lo farete sarete una vergogna per i vostri antenati, i paladini della libertà.

Il Sun ha riportato le parole del primo ministro in modo libero. “Johnson ha ammesso di aver preso una decisione contraria a quello che lui stesso ha definito ‘l’inalienabile diritto delle persone nate in Inghilterra di andare al pub’”. In questa versione la libertà di andare al pub è data dalla genetica e dalla storia non al “popolo britannico” ma alle “persone nate in Inghilterra”. Non si applica agli scozzesi, ai gallesi né ai nordirlandesi, per non parlare dei 9,4 milioni di persone nate all’estero che vivono nel Regno Unito. Già che siamo nel campo dell’assurdo, possiamo dire che la versione del Sun è più sensata. Naturalmente non esiste alcun antico diritto di andare al pub. Ma quella che Johnson ha voluto evocare è una sensazione di eccezionalità tipicamente inglese, la fantasia di una libertà personale come segno di un’identità nazionale.

Il mito dell’eccezionalismo britannico non è solo retorica. Al contrario, è un sentimento che ha contribuito a plasmare la politica del governo sulla crisi del covid-19

Questo eccezionalismo, purtroppo, non è solo retorica. Al contrario, è un sentimento che ha contribuito­ a plasmare la politica del governo sulla crisi del covid-19. Il fenomeno è alla base dell’idea secondo cui dovrebbe esserci una risposta specificamente britannica alla sfida globale, e che sia innaturale pretendere dai britannici che obbediscano a drastiche limitazioni. Le conseguenze di tutto questo sono la screditata politica “dell’immunità di gregge” e l’introduzione tardiva del blocco, che ha cancellato il vantaggio temporale del Regno Unito. Il primo ministro non solo asseconda da tempo l’idea di essere il difensore di questo eccezionalismo, ma è anche convinto d’incarnarlo. All’inizio dell’emergenza gli ammiratori di Johnson pensavano di assistere al suo momento di gloria, l’attimo in cui le sue ambizioni churchilliane avrebbero potuto concretizzarsi. Per Johnson imitare Churchill è sempre stato un modo per sostenere che la sua cocciutaggine è il segno di un destino speciale. Nel suo libro _ The Churchill factor_ Johnson descrive così il suo idolo: “La sua eccentricità e il suo senso dell’umorismo hanno contribuito a esprimere quello per cui lottava il Regno Unito. Con i suoi cappelli e le tute da lavoro, con i suoi sigari e il consumo eccessivo di alcol, Churchill esprimeva l’idea centrale della sua filosofia politica: il diritto dei britannici ad andare per la loro strada”. Chi viene in mente leggendo queste parole?

L’ebbrezza di libertà è uno dei modi in cui il popolo eletto “va per la sua strada”. Un altro è quello di adottare una distintiva strategia nazionale di fronte a una pandemia globale. Il mito di un amore unico e distintivo per la libertà personale come simbolo di identità nazionale ha prodotto una profonda riluttanza a imporre indispensabili limitazioni ai movimenti e agli incontri sociali. Altre persone potrebbero accettare questi vincoli, ma non gli inglesi. Sull’altare di questo eccezionalismo sono state sacrificate molte vite. L’eccezionale “istinto dell’amante della libertà” non ha legami con la storia, ma è alla base delle politiche contemporanee, a partire dalla Brexit. Johnson ha definito “magnifico” un libro del 2014 di Daniel Hannan, politico conservatore e sostenitore della Brexit, intitolato How we invented freedom (Come abbiamo inventato la libertà) in cui quel “noi” si riferisce agli anglosassoni. Hannan rivendicava l’idea dell’eccezionalismo degli anglosassoni amanti della libertà soprattutto rispetto al servilismo degli europei. La Brexit, secondo lui, era un imperativo di questa dicotomia. Un altro imperativo, purtroppo, è stato quello d’ignorare l’Organizzazione mondiale della sanità.

Il covid-19, come ha scoperto Johnson nel peggiore dei modi, non fa eccezioni. È una minaccia universale. Anche lo scudo per difendersi – l’Nhs, il sistema sanitario nazionale – è globale. I 15omila medici, infermieri e operatori che lo compongono rappresentano duecento nazionalità. Una consolazione, in questo disastro, è che il paese può contare su di loro. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1354 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati