Ci sono sempre più giovani autori, freschi e potenti, che sembrano possedere la stessa follia ed energia degli autori anni settanta. Anzi, più che possedere ne sembrano posseduti. L’autore che forse meglio incarna questo grado di follia libera, esuberante, gioiosa, è l’italiano Wamu. Misteriosissimo: gira in pubblico mascherato con il “volto da rana bianca che indossa un elegante tight”. Già sulla rivista-libro Alterlinus in vendita nelle librerie, dai numeri 2 al 4 e di nuovo dal 6 dall’uscita imminente, si è potuto leggere un bellissimo e delirante racconto che sembra arrivato dai non-racconti di fantascienza surrealista degli anni settanta del francese Moebius, dai fumetti “in forma di elefante” da lui predicati, in particolare l’infinito Garage ermetico. Definito da Igort “esponente della psichedelia sbandata”, la forza di Wamu sta nel suscitare nel lettore il piacere di capirci e al contempo di non capirci un benemerito cazzo, per restare nel gioco sull’oscenità anche sessuale e in una certa oscillazione tra il disegno adolescenziale malfermo e la maestria, elementi che possono far pensare invece ai fumetti di Frigidaire (Filippo Scòzzari). In quest’opera inedita, dietro la maschera sono trasfigurati elementi autobiografici (“ho un fratello gemello e siamo entrambi omosessuali”), forse anche traumatici. Crudezza e seduzione vanno mano nella mano. Un artista è nato.

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati