Il 14 febbraio la Germania ha imboccato una strada che la riporta al suo passato più oscuro. La decisione di Berlino di sostenere l’occupazione israeliana presso la Corte penale internazionale (Icc) dell’Aja, al fianco di fari della moralità come i governi di Ungheria, Austria e Repubblica Ceca, dovrebbe spaventare tutti i tedeschi tormentati dal proprio passato. Minacciata dall’antisemitismo nel suo paese, Angela Merkel è disposta a perdonare tutto a Israele, una reazione assolutamente impulsiva. Così facendo abusa del suo ruolo di cancelliera e protettrice di uno degli ultimi paesi in grado di difendere i diritti umani nel mondo. Non ci restano che Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping. Una Germania che non permette di aprire indagini sui crimini di guerra, indipendentemente da quale sia il paese coinvolto, è una Germania che incoraggia i crimini di guerra. A volte viene da pensare che finché Israele non adotterà i metodi dei nazisti – cosa che naturalmente è lontana dal fare – la Germania legittimerà ogni azione dello stato israeliano. Agendo così Berlino pensa di fare ammenda del passato, ma è vero il contrario: se non si schiererà al fianco degli oppressi e di chi subisce l’occupazione, tradirà la lezione del passato. E quando si parla d’Israele, il paese delle sue vittime dirette, e dei palestinesi, quello delle sue vittime indirette, questo è particolarmente grave.

La Germania ha accettato le rivendicazioni israeliane, secondo le quali la Corte penale internazionale non ha alcuna autorità per aprire un’indagine sui presunti crimini di guerra commessi dagli israeliani a Gaza e in Cisgiordania. Berlino, insieme alla Repubblica Ceca, ha chiesto di non apparire come parte in causa ma di avere comunque l’opportunità di esprimersi sulla questione. La spiegazione data dai tedeschi della loro posizione è particolarmente curiosa: la Germania sostiene con fermezza la soluzione dei due stati ma l’Icc non ha nessuna competenza su quella questione. Tra i problemi che deve affrontare la corte c’è quello degli insediamenti: nessun’altra questione ha distrutto in modo più radicale la possibilità di una soluzione della crisi. E ora la Germania dice all’Aja di lasciar stare gli insediamenti. Quindi chi li fermerà? Il governo israeliano? La Casa Bianca? Il premier ungherese Viktor Orbán, alleato di Merkel?

Il 14 febbraio la Germania ha detto a Israele: espandete pure gli insediamenti, bombardate Gaza, continuate a sparare ai manifestanti. Siete immuni a tutte le accuse della Corte penale internazionale

Alla Germania bisognerebbe chiedere: se non l’Aja, chi dovrebbe indagare su quello che è successo a Gaza nel 2014 tra il venerdì nero di Rafah e l’uccisione dei manifestanti al confine? L’esercito israeliano? La lobby dell’American Israel public affairs committee? Forse il noto esperto di diritto internazionale Donald Trump, attraverso suo genero, l’onesto mediator Jared Kushner? Il pubblico ministero dell’Icc, Fatou Bensouda, ha impiegato cinque anni per concludere che potrebbero essere stati commessi dei crimini di guerra durante la guerra di Gaza nel 2014, durante le proteste alla barriera di confine di Gaza e nella gestione degli insediamenti in Cisgiordania. Il governo Merkel pensa che non servano altri indagini? Forse perché il sospettato è Israele?

Il parlamento tedesco aveva già decretato che il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) è antisemita. Ora il sostegno all’occupazione israeliana presso la corte dell’Aja getta una pesante ombra sul paese. La Germania sembra fare tutto il possibile per la sicurezza d’Israele e, se si azzarda a criticarlo, dev’essere più cauta degli altri. Ma mettersi alla guida del gruppo favorevole all’immunità è un passo eccessivo, contrario alla lezione dell’olocausto. L’immunità per Israele non è un gesto di amicizia, né un modo di proteggere la propria immagine. I fondatori della Germania nata nel dopoguerra si vergognerebbero. Nella prima metà degli anni settanta il cancelliere tedesco Willy Brandt non avrebbe mai appoggiato una decisione del genere.

Il 14 febbraio la Germania ha detto a Israele: espandete pure gli insediamenti a vostro piacimento, bombardate Gaza, continuate a sparare ai manifestanti. Siete immuni a tutte le critiche e alle accuse della Corte penale internazionale. L’Aja va bene per iugoslavi e africani, non per leader politici e militari israeliani. La Germania sta dicendo a Israele: sei un paese al di sopra di ogni sospetto. La più illuminata leader dell’Europa odierna, spinta dal senso di colpa, è arrivata a questo punto. Quando si parla d’Israele, Merkel è uguale a Trump. Né più né meno. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1346 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati