Il 21 luglio si capirà cos’ha in mente Vladimir Putin. È il giorno in cui dovrebbe finire la manutenzione programmata del gasdotto Nord Stream 1, che collega la Russia all’Europa settentrionale e da cui viaggia molto del gas che arriva agli europei.

La manutenzione comporta una forte riduzione della fornitura e il timore è che i russi possano decidere, magari con una scusa, di prolungarla. Diversi governi hanno accusato Mosca di usare il parziale blocco del gas come ritorsione per le sanzioni seguite all’invasione dell’Ucraina e come arma per cercare di ammorbidirli.

Il problema è che se la Russia dovesse decidere di continuare a ridurre le forniture oltre il 21 luglio non solo farebbe salire ulteriormente i prezzi del gas, ma renderebbe difficile a molti paesi, tra cui l’Italia, metterne da parte per l’inverno vanificando così gli sforzi dell’Unione europea, che il 27 giugno ha deciso di far riempire gli impianti di stoccaggio almeno all’80 per cento entro il 1 novembre (oggi l’Italia è al 64 per cento).

L’obiettivo di Putin, dunque, potrebbe essere proprio questo: ostacolare lo stoccaggio per impedire agli europei di affrontare i mesi invernali con tranquillità e obbligarli a razionare le forniture industriali con effetti economici e sociali facilmente immaginabili (in 14 paesi europei la dipendenza dal gas russo supera il 50 per cento).

L’eventuale razionamento, con la conseguente e inevitabile contrazione dei consumi, avrebbe effetti drammatici da molti punti di vista, in particolare per le fasce più deboli della popolazione. Come ha scritto El Periódico de Catalunya, oggi la situazione “richiede determinazione, immaginazione e solidarietà”.

Ma se l’Europa riuscisse a superare l’inverno, senza cedere al ricatto della Russia o rinunciare a sostenere l’Ucraina, e se poi i governi fossero così lungimiranti da approfittarne per studiare piani alternativi che accelerino la transizione energetica, la prospettiva a lungo termine potrebbe essere meno catastrofica di quella che può apparire oggi. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1469 di Internazionale, a pagina 3. Compra questo numero | Abbonati