Nel 2020, per qualche mese, ho tenuto un diario. Non è stato l’improvviso desiderio di registrare i miei pensieri più intimi, ma un esperimento scientifico: ogni sera annotavo gli acciacchi fisici della giornata. Tenere un diario ha confermato i miei sospetti, e cioè che sono costantemente indisposto. Tra i malesseri principali ho collezionato un raffreddore, una palpebra tremolante che mi ha fatto ammattire per tre giorni e una spaventosa perdita del gusto e dell’olfatto. C’erano anche un fastidioso dolore cronico alla spalla e il piede d’atleta. Nel complesso ho convissuto con decine di piccoli malanni.

Non voglio spingermi a dire che tutti noi siamo perennemente un po’ malati, ma devo ancora incontrare qualcuno che non lo sia. Pensateci: quand’è stata l’ultima volta che avete trascorso un’intera giornata senza provare alcun disturbo?

Angelo Monne

Eppure non esiste una definizione scientifica ufficiale dei disturbi di lieve entità, e i medici ne hanno una conoscenza sorprendentemente rudimentale. Dovrebbe essere invece un tema importante, dato che nel Regno Unito tre quarti degli appuntamenti dal medico di base riguardano problemi che di solito non richiedono un dottore come mal di schiena, dermatite, indigestione, tosse e distorsione, e che negli Stati Uniti venticinque milioni di persone all’anno vanno dal medico per un comune raffreddore. Senza contare che la pandemia di covid-19 ci ha fatto piombare in un mondo in cui chi tira su con il naso o ha la febbre può ammalarsi gravemente e addirittura morire nel giro di una settimana. Forse è arrivato il momento di rivalutare i disturbi di lieve entità.

Ovviamente a volte ci ammaliamo sul serio e siamo costretti a stare a letto o ad andare dal dottore. Non sto parlando di quelle malattie, ma dei disturbi leggeri e fastidiosi che ci affliggono quotidianamente: cefalee, tosse e starnuti, mal di schiena, tagli e lividi, brufoli, rinite allergica, reflusso gastroesofageo, bruciore retrosternale, epistassi, stitichezza, punture d’insetto e altro. Ce n’è per tutti i gusti. Nel complesso ho individuato più di cento di questi disturbi.

La grande maggioranza degli acciacchi, che in genere spariscono da soli, è di scarso rilievo, ma presi nel loro insieme rappresentano una grossa fetta delle afflizioni umane. Ogni tanto possono avere gravi complicanze. Nel caso di persone affette da immunodeficienza, per esempio, possono evolvere in qualcosa di peggio. Alcuni disturbi possono essere i primi sintomi di una malattia grave.

Non voglio scoraggiare nessuno dall’andare dal medico, ma se fossimo tutti un po’ più bravi a distinguere i piccoli malanni da quelli preoccupanti risparmieremmo molte risorse ed eviteremmo sofferenze inutili.

Panino insapore

Quasi tutti i miei problemi si sono rivelati insignificanti, ma nel novembre 2020 mi sono preso un bello spavento. Dopo essermi preparato un panino l’ho addentato, ma non aveva sapore. Ho aperto il frigo e ho provato con il formaggio, ma sapeva di gesso, e il succo di frutta aveva un sapore acquoso. La salsa piccante sprigionava un certo calore, ma nessun sapore definito. Ho tirato fuori una birra, ma dato che era solo l’ora di pranzo l’ho messa da parte e ho annusato invece la ciotola del gatto, e per una volta non mi è venuto da vomitare. Lo ammetto, ero terrorizzato.

Molte malattie respiratorie attenuano il gusto e l’olfatto per un accumulo di muco, ma il covid-19 è più insidioso. Il virus sars-cov-2 può colpire le cellule della mucosa nasale, causando un’infiammazione che fa funzionare male i neuroni sensoriali. Mi sono precipitato a fare il tampone e dopo due giorni e mezzo stressanti (e insipidi) il telefono ha emesso il verdetto: negativo. Ho provato un grande sollievo. Ricevuta l’informazione, le mie papille gustative si sono rianimate. Forse la perdita del gusto era dovuta a un banale raffreddore.

Mi sono sentito uno sciocco per essermi spaventato così. Non sono ipocondriaco e di solito le malattie non mi turbano. Ma di questi tempi e alla mia età (51 anni) un pizzico di apprensione e di cautela non guasta. Oltre al fatto che è sempre meglio individuare i problemi tempestivamente, bisogna considerare che con gli uomini la cautela è doppiamente importante. Il concetto di “influenza maschile” non è del tutto privo di fondamento scientifico. Il sistema immunitario delle donne di solito è più forte di quello degli uomini grazie ai due potenti cromosomi X. Gli uomini ne hanno uno X e uno Y, più piccolo e con meno geni. Nella cellula femminile uno dei due cromosomi X è per lo più inattivo, ma per motivi ignoti alcuni geni restano operativi. Di questi, alcuni sono coinvolti nella risposta immunitaria, tra cui il Tlr7, che produce una proteina che individua i virus. Le donne hanno quindi una risposta immunitaria più forte, che spiega almeno in parte perché gli uomini si ammalano e muoiono più spesso per alcune malattie, tra cui l’influenza e il covid-19. Insomma, non dimentico mai le sagge parole che l’attore Spike Milligan fece incidere sulla sua lapide: “Lo dicevo che ero malato”.

Esperienza umana universale

Un altro acciacco che ricorre nel mio diario è la cefalea, che secondo un’analisi dell’American Journal of Medicine è il disturbo più diffuso in assoluto, “un’esperienza umana quasi universale”. Anche in questo caso, però, le conoscenze scientifiche sono molto ridotte. L’International headache society elenca almeno duecento tipi di mal di testa comune, o cefalea tensiva (anche se la tensione non è una causa riconosciuta). L’elenco non comprende le emicranie e le cefalalgie autonomico-trigeminali, tra cui ci sono le cefalee a grappolo, tutt’altro che trascurabili.

La maggior parte delle cefalee non ha una causa nota. Per questo l’International headache society precisa che non è possibile attribuirle a fattori come tensione, stress, disidratazione, problemi di vista, alta pressione meteorologica e consumo di alimenti ghiacciati. Alcuni malcapitati soffrono di “mal di testa primario associato ad attività sessuale”, un disturbo fortunatamente raro (ma più comune negli uomini).

Quando si soffre di cefalea, a far male non è il cervello, che non ha recettori del dolore. Sono invece coinvolti i recettori di vasi sanguigni, nervi e meningi che lo circondano e, spesso, i muscoli di viso e collo. Gli analgesici sono piuttosto efficaci per i tipi più comuni di cefalea, che rimane una delle principali cause di perdita di produttività. Da uno studio statunitense è emerso che l’8 per cento delle persone ha perso giorni di lavoro o di scuola a causa del mal di testa e quasi la metà ha riferito di essere meno produttiva quando ce l’ha. Per chi soffre di cefalea cronica, che colpisce quasi tutti i giorni, le conseguenze sono anche peggiori.

Chi si preoccupa per i frequenti mal di testa deve tenere a mente che raramente sono causati da tumori. Il cancro al cervello può causare dolore, ma solo nell’1 per cento dei casi la cefalea è l’unico sintomo. Quindi se a parte quello state bene, potete stare tranquilli: quasi sicuramente non si tratta di una patologia grave.

Oltre al dolore cronico alla spalla, nel diario ho segnato anche il dolore a ginocchia e caviglie. In questo periodo la spalla va meglio ed è il gomito a darmi problemi. In generale ho vari disturbi alle articolazioni, quei punti in cui le ossa s’incontrano e che tendono a degradarsi. Il dolore articolare è molto diffuso e ha varie cause, alcune delle quali molto pesanti (la gotta), ma di solito dipende dall’usura.

Un altro disturbo comune che causa sofferenza e perdite economiche è il mal di schiena. Circa l’80 per cento dei casi è diagnosticato come aspecifico e non viene ulteriormente approfondito. Spesso a provocarlo è la sindrome miofasciale, una contrazione muscolare sulla parte anteriore del torace che trasmette i segnali del dolore alla schiena. Questo “dolore riferito” non viene quasi mai preso sul serio, ma secondo uno studio ne soffre l’85 per cento delle persone. Eppure è raro che esaminando un dolore che non riescono a spiegare i medici prendano in considerazione la sindrome miofasciale. Si tratta di un disturbo provocato da mini-crampi dovuti a spasmi cronici, spesso per uso eccessivo, di segmenti di tessuto muscolare. Sembra che siano dei piccoli noduli sottopelle, dolorosi al tatto, che spesso si sciolgono massaggiandoli con i polpastrelli. Da qui è nata la convinzione errata che siano cristalli di acido lattico. Il massaggio funziona perché rilassa le fibre muscolari eliminando la contrazione e il relativo dolore. Il sollievo può essere notevole, anche se di solito lontano dal sito contratto. Quando si prova dolore, la domanda “dove fa male?” è spesso sbagliata.

In conclusione, il diario ha confermato quello che già sospettavo: non sono una persona sana. Anche se non mi sono mai ammalato sul serio, non è passato giorno senza che fossi in pensiero per qualche acciacco. Ma non mi lamento: quello che non uccide fortifica. ◆ sdf

Questo articolo è uscito sul numero 1429 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati