La banana volante ha smesso di volare. Flying banana − banana volante − era il nomignolo usato dai clienti della compagnia statunitense low cost Spirit Airlines riferendosi ai suoi velivoli giallo canarino. L’ultimo volo è partito nel pomeriggio del 2 maggio da Detroit ed è arrivato a mezzanotte a Dallas.
La Spirit Airlines era in difficoltà già da tempo. Aveva chiuso il 2025 con una perdita di 2,7 miliardi di dollari, e sia nel 2024 sia nel 2025 era stata insolvente per un breve periodo. Il colpo di grazia è arrivato con il rincaro del cherosene. Da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno dichiarato guerra all’Iran e Teheran ha bloccato il golfo Persico, il costo del carburante per aerei è più che raddoppiato.
La cessazione delle attività non ha solo provocato indignazione tra le migliaia di passeggeri rimasti a terra e i circa 17mila dipendenti dell’azienda. Quest’epilogo è un segnale d’allarme anche per l’amministrazione Trump. Il presidente infatti ripete che l’economia statunitense gode di ottima salute e che nel paese i prezzi si sono ridotti. Ma nella vita quotidiana le persone non percepiscono questi cambiamenti e il malumore è in crescita. Secondo un sondaggio dell’istituto Gallup, il 55 per cento degli intervistati dice di fare fatica a mantenere il proprio tenore di vita a causa dei recenti aumenti dei prezzi. Un numero consistente di statunitensi dà la colpa a Trump. Da un’inchiesta realizzata dalla società di ricerche di mercato Ipsos per conto del Washington Post e dell’emittente televisiva Abc, alla fine di aprile l’indice di popolarità del presidente ha registrato un minimo storico a causa del costo della vita: il 76 per cento delle persone dice di essere insoddisfatto delle misure della Casa Bianca.
Tutto questo succede nel bel mezzo della campagna per le elezioni di metà mandato, che si terranno a novembre. Se i repubblicani non riusciranno a conservare la maggioranza alla camera e al senato, per Trump potrebbe diventare più difficile governare.
Il fallimento della compagnia low cost, che in fin dei conti è una conseguenza del conflitto voluto dal presidente, potrebbe aggravare il malcontento. Per molti statunitensi la Spirit Airlines era molto più di una semplice compagnia aerea: era un fattore che metteva la mobilità alla portata di tutti. Negli Stati Uniti la possibilità di trovare voli accessibili anche a chi non è ricco è importante, perché le distanze sono enormi. Chi per esempio vuole fare visita ai parenti coprendo in auto i 1.500 chilometri tra New York e Orlando, in Florida, ci metterà almeno quindici ore. A seconda del consumo di carburante e dell’itinerario, la benzina e il pedaggio autostradale gli costeranno tra i centocinquanta e i trecento dollari: molto più di un biglietto aereo della Spirit. A causa della guerra contro l’Iran, è aumentato anche il prezzo del carburante nelle stazioni di rifornimento, che è salito in media di più di quattro dollari al gallone (3,8 litri).
I viaggi su strada sono diventati più cari in generale. Un’automobile nuova costa in media poco meno di cinquantamila dollari e una usata 25mila. La maggior parte degli statunitensi, inoltre, compra le auto a credito e quindi con l’aumento dei prezzi crescono anche i loro debiti. Già ora molti non sono più in grado di pagare le rate: il numero dei debitori in arretrato è ai livelli della recessione provocata dal crollo finanziario del 2008.
Con la Spirit Airlines scompare anche un pezzo di folclore statunitense. Tra le sue caratteristiche c’erano il fascino spesso brusco del suo personale e lo spazio per le gambe ridotto al minimo. Ma il tratto più distintivo era la creatività con cui l’azienda riusciva a imporre supplementi sul prezzo dei voli. Quasi tutto prevedeva un costo aggiuntivo: la stampa della carta d’imbarco dieci dollari, un bicchiere d’acqua 4,50. Solo i posti a sedere erano inclusi nel prezzo del volo, ma avevano un’imbottitura così sottile che i passeggeri più esperti portavano con sé un cuscino. La Spirit Airlines era spesso oggetto di gag comiche. Una battuta particolarmente apprezzata era quella secondo cui sui suoi aerei non si trovava mai un medico e quindi, in caso d’emergenza, gli assistenti di volo chiedevano se ci fosse qualcuno che avesse visto la serie Grey’s anatomy, ambientata in un ospedale.
Con la Spirit Airlines scompare anche un pezzo di folclore statunitense
Non erano invece ironici gli esercizi yoga che il personale raccomandava ai passeggeri subito prima dell’atterraggio. Il consiglio era di alzare le dita verso i portabagagli, di protenderle verso destra e verso sinistra e infine di toccarsi la punta dei piedi allungando la schiena. Il tutto si concludeva con la battuta: “E ora che siete chinati, approfittatene per raccogliere tutti i rifiuti che avete gettato a terra!”. La Spirit lavorava con pochi velivoli e pause di scalo ridottissime, per cui non aveva tempo per fare pulizie accurate.
I suoi prezzi erano imbattibili: un volo da New York a Orlando costava 44 dollari, mentre per la stessa tratta la Delta e la United Airlines fanno pagare rispettivamente 99 e 126 dollari. La Spirit, però, chiedeva dai 35 ai sessanta dollari per il bagaglio a mano. E se qualcuno decideva solo in aeroporto di portare una borsa a bordo, arrivava a scucirgli fino a cento dollari in più.
Il modello Ryanair
La Spirit era nata come ditta di trasporti nel 1964 e negli anni ottanta aveva cominciato a organizzare voli charter verso località turistiche. Successivamente ha preso a modello la Ryanair. In certo senso è stata vittima del suo successo: altre compagnie statunitensi hanno seguito il suo esempio creando una sussidiaria low cost e alla fine la Spirit non ce l’ha più fatta.
Ma la sua esistenza ha prodotto un chiaro effetto di contenimento dei prezzi dei voli. Oggi il mercato statunitense è dominato da quattro aziende che controllano circa tre quarti dei posti disponibili: American Airlines, Delta, United Airlines e Southwest. Compagnie ultra low cost come la Spirit sono quindi l’unica concorrenza degna di questo nome.
E l’effetto è tangibile: come ha dimostrato una ricerca del Massachusetts institute of technology (Mit), ogni volta che su una tratta entra una linea economica, i prezzi si riducono in media almeno del 20 per cento. In alcuni casi le conseguenze sono ancora più nette: quando, nel 2023, la compagnia di voli low cost Breeze Airways ha cominciato a operare su una nuova rotta, i prezzi sono scesi di più del 45 per cento. Per contro, quando la Spirit si è ritirata da una certa tratta, i prezzi sono saliti di più del 60 per cento.
A quanto pare, anche Trump ha capito quanto questo fallimento sia determinante a livello politico. “Speravo tanto che qualcuno comprasse la Spirit”, ha detto in un’intervista al canale televisivo Cnbc. Ha anche prospettato la possibilità di un piano di salvataggio da cinquecento milioni di dollari e ha perfino proposto di nazionalizzare la compagnia. Secondo alcuni mezzi d’informazione statunitensi, tuttavia, i suoi progetti sono naufragati per volontà dei creditori della Spirit, che temevano di non essere risarciti. Intanto il segretario dei trasporti Sean Duffy ha dato la colpa del tracollo dell’azienda a Joe Biden, il predecessore di Trump.
Il giorno in cui la Spirit ha dichiarato insolvenza, Trump ha cercato di puntare l’attenzione sui successi del suo governo. Durante un comizio a The Villages, il più vasto centro residenziale per anziani del paese, in Florida, ha parlato soprattutto della riduzione delle tasse sulle pensioni e dell’idea di includere la copertura dei farmaci dimagranti nei piani assicurativi pubblici. Ma chi non è ancora andato in pensione non sta ricavando molti vantaggi da queste misure.
I premi delle polizze dell’Obamacare, il programma con cui l’ex presidente voleva offrire un’assicurazione sanitaria ai cittadini che non sono coperti né dall’assistenza statale né da una polizza aziendale, sono aumentati in media del 26 per cento. Inoltre, la maggioranza repubblicana al congresso ha tagliato i sussidi che avrebbero dovuto ridurre questi costi. Così già oggi più di 1,3 milioni di statunitensi hanno rinunciato alla copertura offerta dall’Obamacare, ma gli analisti prevedono che in futuro lo faranno altri cinque milioni.
Nel 2025 lo United States census bureau, l’istituto nazionale che fa il censimento, ha stimato che nel paese le persone senza assicurazione sanitaria erano quasi 27 milioni, pari all’8 per cento della popolazione. Per sbarcare il lunario, molti vendono il sangue. Secondo la Georgetown university di Washington, nel 2025 i donatori di plasma hanno incassato 4,7 miliardi di dollari. In media, i centri di raccolta pagano settanta dollari a prelievo: poco meno dei soldi necessari per un biglietto di andata e ritorno della Spirit Airlines per la Florida. ◆ fp
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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati