Quando comincia la nuova stagione di una serie che abbiamo tanto amato, ci assale una leggera apprensione. Sarà all’altezza delle aspettative? Ci saranno molti colpi di scena? Nuovi protagonisti? Per saperlo bisognerà aspettare, ma una cosa è certa: la nuova stagione del consolidamento bancario italiano è partita alla grande.
Il 7 giugno il Banco Bpm ha aperto una giornata destinata a lasciare il segno nel capitalismo italiano. Con un comunicato ha invitato Monte dei Paschi di Siena (Mps) a valutare una “fusione tra pari” per creare “un nuovo campione nazionale”. Una mossa che darebbe vita alla seconda banca del mercato italiano (subito dietro Intesa Sanpaolo), che avrebbe un valore in borsa di circa 50 miliardi di euro.
Intesa Sanpaolo spera di aggiudicarsi l’ambitissima partecipazione del 13 per cento nel gruppo assicurativo Generali
In realtà i due gruppi avevano cominciato a discutere di questo già da diverse settimane, ma hanno scelto di rendere pubblico il progetto prima del previsto per anticipare Intesa Sanpaolo, che si pensava avrebbe fatto un’offerta imminente.
In risposta la principale banca italiana ha convocato d’urgenza il consiglio di amministrazione per presentare, già nella mattinata dell’8 giugno, una controproposta: acquisire Mps per 30,6 miliardi di euro, cioè il 12 per cento in più rispetto al prezzo di chiusura del mercato borsistico il 5 giugno. Intesa San Paolo ha raggiunto un accordo con la compagnia assicurativa Unipol per cederle il marchio Monte Paschi e circa la metà della rete di filiali. La banca manterrebbe invece le attività di banca di investimento, tra cui Mediobanca e la sua ambitissima partecipazione del 13 per cento nel gruppo assicurativo Generali. Grazie a questa operazione, Intesa Sanpaolo diventerebbe la seconda banca dell’eurozona per capitalizzazione, con un valore di 126 miliardi di euro, davanti alla rivale Unicredit e alle spalle della spagnola Santander.
Il terzo polo
Questi colpi di scena mettono le autorità italiane, che hanno ancora il 5 per cento di Mps dopo averla salvata nel 2017, di fronte a un dilemma. Il governo di Giorgia Meloni sogna infatti di creare un terzo polo bancario, accanto a Intesa e UniCredit. Del resto nel 2025 aveva impedito a quest’ultima di mettere le mani su Banco Bpm, imponendole condizioni particolarmente restrittive. Una fusione tra Mps e Banco Bpm avrebbe dunque tutte le caratteristiche per incontrare il favore dell’esecutivo.
C’è però un problema: il principale azionista di Banco Bpm è l’istituto francese Crédit Agricole, che negli ultimi mesi ha ulteriormente rafforzato il controllo sul partner italiano. Considerato il ruolo centrale degli operatori finanziari nazionali sul pagamento del debito pubblico italiano, la questione degli interessi stranieri è cruciale per il governo. Proprio come Berlino si oppone alle offensive di Unicredit nei confronti della tedesca Commerzbank, anche l’esecutivo di Meloni non ha alcuna intenzione di trasformare Roma in una “città aperta”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati