In Catalogna è tornato il grande appuntamento teatrale dell’autunno, il festival Temporada alta, arrivato alla 35a edizione. In totale, dall’inizio di ottobre all’8 dicembre, andranno in scena 91 spettacoli (tra cui 16 produzioni internazionali) soprattutto a Girona e Salt. Il direttore artistico Narcís Puig, per il secondo anno alla guida del festival, è entusiasta: “Diversi spettacoli sono già sold out. E per dodici abbiamo aggiunto nuove repliche”.
Il festival, che ospita grandi firme internazionali come Needcompany, Peeping Tom, Romeo Castellucci, Guy Cassiers e Sidi Larbi Cherkaoui, si è aperto il 3 ottobre con il monologo Dysphoria _di María Goiricelaya, un’anteprima che ha anticipato l’inaugurazione vera e propria con l’attesa rappresentazione al teatro Municipal di Girona di _Has been, spettacolo realizzato da Cherkaoui in coppia con lo svizzero Martin Zimmermann.
“Ci è piaciuta l’idea di una collaborazione tra questi due grandi personaggi per riflettere su cosa significa diventare anziani e parlare della paura di restare esclusi dal giro artistico nella maturità della propria carriera”, spiega Puig. L’opera, priva di testo, mescola danza, circo, teatro e musica dal vivo in “una tragicommedia con componenti divertenti e tenere”.
Alla parola “inaugurazione”, Narcís Puig preferisce “apertura”: “Per noi è solo il primo spettacolo internazionale per dare il via. Per altri festival come il Grec di Barcellona, l’inaugurazione è diventata un atto politico, quindi è sotto lo sguardo di tutti. Naturalmente con qualcosa bisogna pur cominciare, ma si può dare maggiore o minore peso alla cosa. In ogni caso, nonostante le differenze, siamo molto in sintonia con il Grec”.
Il patto con la città
Il Temporada alta (2.253 spettacoli e 1.302.620 spettatori dalla sua nascita) funziona molto bene. Uno dei suoi segreti è il rapporto con Girona. “Il giorno in cui dovesse rompersi questo affiatamento avremmo un grosso problema. Tutto poggia su una base solida di connessione diretta con il pubblico. La gente si fida di noi. È questo che ha reso grande il festival”.
Consolidare un appuntamento culturale fuori dall’orbita centripeta di Barcellona non è scontato. Il fatto che il Temporada alta sia diventato il più importante festival autunnale del paese pur non svolgendosi in una grande città si può considerare un’anomalia. “Di cosa è diventato il Temporada bisognerebbe parlarne con Salvador Sunyer, che ne è stato direttore per 33 anni”, sottolinea Puig. “In ogni caso sembra un’anomalia perché dalle nostre parti siamo abituati al fatto che tutto accada a Barcellona. Però ci sono grandi festival europei che si svolgono in città considerate piccole come Edimburgo e Avignone. Ma in casi come questi un festival ha i suoi vantaggi. Qui si può interagire di più con gli artisti e il pubblico. C’è una magia che nasce solo nei festival delle città minori. Il fatto che tutto questo sia accaduto a Girona è naturalmente merito di Sunyer e di tutta la squadra del Temporada. Hanno cominciato nel 1992 con quattro spettacoli e da lì non si sono più fermati. Già all’inizio avevano l’ambizione di diventare grandi. Anche se probabilmente nessuno immaginava che l’evento sarebbe diventato così importante, la crescita è stata progressiva. Ora siamo a circa cento spettacoli, per noi una dimensione ideale”.
Puig sottolinea che il Temporada alta “ha saputo crescere bene, gradualmente, senza sussulti, e ha dato al pubblico il tempo di crescere al suo fianco”.
Altri appuntamenti vivono crisi di struttura o di risorse. Gli organizzatori del Temporada si crogiolano in una relativa e invidiabile tranquillità. “Non so se generiamo invidia”, dice Puig, “non voglio paragonarmi agli altri. Una cosa buona del Temporada è che ha seguito il proprio percorso e continua a farlo senza entrare in competizione. Se ci sentissimo in concorrenza con gli altri, sbaglieremmo. Con il Grec a volte capita, ma mai con la volontà di essere migliori o preparare un controprogramma. Per quanto riguarda le crisi, altri festival hanno problemi perché sono costretti a effettuare molti cambiamenti. Se cambi direttore ogni cinque anni quello che arriva porta nuove idee che intende sviluppare”. Puig aggiunge che nel Temporada i cambiamenti hanno avuto un’evoluzione naturale, seguendo il lavoro degli artisti. “Sono loro ad aver cambiato il festival, con le scelte che hanno fatto. Quando abbiamo cominciato era tutto teatro di testo e un po’ di danza contemporanea. Non c’era teatro politico, documentale o quel concetto che oggi va tanto di moda, l’ibridazione. Quest’anno, invece, cominciamo subito con Has been, che è mescolanza pura”. Il direttore di Temporada ritiene che sarebbe un errore introdurre cambiamenti di altro genere nel festival. “Bisogna essere bravi a osservare. Se hai occhio e ti lasci consigliare, non ti puoi sbagliare di molto”.
Novità e continuità
La personalità di Sunyer è stata decisiva per il Temporada alta, ma non se ne sente la mancanza. “È ancora molto presente. Gestisce la fondazione La Ciudat invisible, che avvicina il pubblico all’insegnamento e alla cultura. Lo abbiamo sempre a portata di mano per chiedergli quello che vogliamo. È un grande lusso. In ogni caso io lavoro al festival da 17 anni, di cui gli ultimi due come direttore. Conosco bene i meccanismi. Per anni ho assistito Salvador viaggiando per guardare gli spettacoli internazionali, dunque non c’è stata alcuna rottura. La programmazione, in realtà, segue un principio di continuità”. Secondo Puig, uno degli aspetti che contraddistinguono il festival è l’attenzione riservata nel tempo ad alcuni artisti, sempre rimasti nel radar e che tornano spesso nel programma. Nel cartellone di quest’anno, per esempio, ci sono creatori come Cassiers o Christiane Jatahy, due simboli di questa continuità come lo è stato in passato Peter Brook.
Puig segnala alcuni spettacoli per lui imperdibili, anche se aggiunge che “in fondo lo sono tutti gli artisti selezionati”. Tra gli internazionali Cherkaoui, Cassiers con il suo lavoro sul saggista Camille de Toledo, il Faust _di Romeo Castellucci, _The forest di Claudio Tolcachir con la ballerina Cristiana Morganti (ex solista della compagnia di Pina Bausch), la revisione di Le salón, nuova opera di Peeping Tom, e Needcompany nella nuova tappa post-Jan Lauwers e di rifondazione della compagnia. Per quanto riguarda gli spagnoli, cita La forma humana _di Pablo Messiez, il nuovo spettacolo _Bach en familia di Mal Pelo e, sempre a proposito di famiglia, il lavoro preparatorio del nuovo allestimento che Blaï Mateu Trias, di Baró d’Evel, realizza con suo padre, il clown Tortell Poltrona, Lab: a la recerca de ‘Qui soc?’, ma anche Verborrea con Javier Cámara e Massacre _di Agnés Mateus. C’è solo l’imbarazzo della scelta. ◆ _as
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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati