U
n velo di nebbia mattutina è sospeso sulla città. Sullo sfondo si vedono il profilo di Madrid con il complesso delle quattro torri – perfettamente riconoscibile –, file infinite di condomini, strade piene di auto che avanzano lentamente. E dietro, le montagne.
Basta schioccare le dita e tutto cambia: la nebbia si dirada e sull’intera città splende il sole. Un altro schiocco di dita ed ecco che appare il tramonto, con un’esplosione di colori riflessi dalle finestre dei grattacieli. In alcuni appartamenti le luci sono già accese, le auto corrono e la città è in movimento, ma il sole continua a calare.
È così facile riprendere un qualsiasi momento della giornata a Madrid, nello studio digitale di Netflix e dell’azienda spagnola Vancouver Media. Le immagini sono proiettate su un grande schermo che si estende a semicerchio intorno al set. Il direttore di produzione Victor Martí e il direttore della fotografia Migue Amoedo sono felici di far vedere altri esempi. Ecco che con uno schiocco di dita ci ritroviamo in viaggio sulle strade di una città statunitense: ci sono delle persone che camminano. Con un altro schiocco ci muoviamo in un ampio paesaggio collinare coperto di boschi, le cui immagini sono state girate in Canada. L’attimo successivo siamo su una spiaggia tailandese: dall’acqua turchese spuntano in verticale delle rocce calcaree, e ci sono due palme in primo piano. Amoedo, che ha ripreso queste immagini durante un viaggio in Thailandia, ci mostra come è semplice spostare una palma. Clic: ora è un po’ più a destra.
“Spostare un albero nella realtà non sarebbe così facile”, dice il direttore della fotografia con una risatina.
Questa spiaggia può essere usata come sfondo per una scena che sembra davvero girata su una spiaggia tailandese. È uno degli effetti speciali di cui si servono in questo studio cinematografico dove le riprese autentiche sono arricchite e migliorate digitalmente, rendendo molto più facile e veloce la creazione di contenuti per le piattaforme di streaming.
I numeri parlano
Negli ultimi anni a Madrid è nata un’industria televisiva che sta crescendo rapidamente. L’arrivo di Netflix nel sobborgo di Tres Cantos nel 2019 è stato un vero toccasana: un complesso di studi televisivi in cui sono stati investiti milioni e che nel frattempo è diventato il più grande centro della piattaforma di streaming nell’Unione europea. Intorno a questo complesso è sorto un conglomerato di aziende che i mezzi d’informazione locali hanno già soprannominato la “Hollywood d’Europa”.
I numeri parlano da soli: una crescita del 60 per cento negli ultimi dieci anni e 3.500 aziende attive nel settore cinematografico, per un totale di 29mila posti di lavoro e vari miliardi di fatturato.
La regione di Madrid è entusiasta del progetto e ci sta investendo molto. Lo stesso vale per il governo nazionale che l’anno scorso, al festival del cinema di Cannes, ha annunciato anche un investimento di 1,7 miliardi di euro per lo sviluppo dell’industria del settore.
Una delle novità più interessanti è l’uso delle nuove tecnologie per le piattaforme di streaming, come si vede durante la visita agli studi di Netflix. Raccontano orgogliosi che Netflix è all’avanguardia: l’uso dell’intelligenza artificiale per migliorare le immagini, per esempio con la pioggia o il sole al tramonto, permette agli attori di concentrarsi in tutta tranquillità sul loro lavoro, senza prendere freddo o bagnarsi sotto la pioggia, e senza dover girare una scena in fretta e furia nei dieci minuti in cui il tramonto ha i colori perfetti.
Realtà e illusione
“Qui lavoriamo con una combinazione di realtà e illusione”, spiega il direttore di produzione Martí. Tutto a un tratto è diventato molto semplice situare una scena in una barchetta nel mezzo dell’oceano o su un pianeta lontano, tanto per fare un esempio. “A volte è piacevole stare su un set vero e proprio, dove tutto è reale e tangibile. Ma oggi non dobbiamo più viaggiare fino all’altro capo del mondo con tutta la troupe solo per girare un paio di scene veloci in Thailandia”.
L’intensa collaborazione con squadre di produzione locali permette di produrre in Spagna serie e film che altrimenti non sarebbe stato possibile realizzare – o la cui qualità sarebbe stata inferiore.
Rivediamo lo stesso modello che Netflix adotta in tutto il mondo. Basta pensare a serie come la belga-olandese Undercover o la sudcoreana Squid game. Soprattutto quest’ultima è un ottimo esempio: Hwang Dong-hyuk aveva tenuto per anni la sceneggiatura pronta in un cassetto, e solo con Netflix è riuscito a ottenere il finanziamento e una squadra di produzione adeguati.
Qui in Spagna il grande successo di streaming è statoLa casa di carta. La serie ha avuto fortuna anche nel resto d’Europa. Per produrla, Netflix ha collaborato con la spagnola Vancouver Media, fondata da Álex Pina, che fino ad allora aveva lavorato come scrittore e produttore soprattutto di serie poliziesche per la televisione locale.
Il successo di La casa di carta ha creato spazio anche per nuove produzioni, un fatto che appare evidente durante una visita sul set di Il rifugio atomico, montato in uno spazio di 7.200 metri quadrati. Sembra davvero di trovarsi in un bunker sotterraneo. Il set è nello stesso studio in cui prima era stato ricostruito il Banco de España per La casa di carta.
Durante questa parte della visita il vicepresidente di Netflix-Spagna Diego Ávalos, 44 anni, racconta orgoglioso del suo progetto megalomane per lo studio di produzione: “È il più grande che abbiamo mai costruito in Spagna”, dice. “Tutti gli ambienti formano un unico grande insieme. A Hollywood avrebbero costruito stanze separate. Così invece possiamo girare in modo molto fluido, muovendoci da un ambiente all’altro in un’unica -ripresa”.
Deviazioni continue
La Spagna ha certamente capito che non si tratta solo di sviluppare un settore economico, ma che l’industria è anche un biglietto da visita per il paese. Come ha dichiarato a giugno il premier Pedro Sánchez, quando Netflix ha annunciato un investimento da un miliardo di dollari: “L’arrivo di Netflix non ha cambiato solo il modo in cui noi spagnoli guardiamo film e serie sulla vostra piattaforma, ma anche qualcosa di molto più profondo, cioè il modo in cui il mondo vede il nostro paese”.
E non si tratta solo di Netflix: anche la piattaforma di streaming Disney+, per esempio, vede del potenziale in Spagna e ci sta investendo molto. In un’intervista del 2025 con il quotidiano britannico Financial Times, Jan Koeppen – all’epoca ancora presidente della Disney in Europa, Medio Oriente e Africa – ha detto che la Spagna è attraente, sia per i talenti sia per la struttura fiscale e l’infrastruttura locale.
Il paragone con altri paesi europei che Koeppen fa nell’intervista è interessante. In Francia, per esempio, ci sono diverse regole che stabiliscono quando possono uscire i film e quanti devono essere riservati al mercato locale. “Una situazione particolarmente macchinosa e complessa”, la definisce Koeppen.
Naturalmente l’industria cinematografica e quella televisiva non sono una novità per la Spagna. Basti pensare ai film del regista Pedro Almodóvar, in cui spesso hanno recitato attori (poi diventati molto famosi) come Antonio Banderas, Javier Bardem e Penélope Cruz. Da anni non è strano incontrare una troupe cinematografica per le vie del centro di Madrid, solo che negli ultimi tempi sono aumentate.
Dover fare una deviazione a causa di un set cinematografico è diventato un evento così frequente che gli abitanti cominciano a lamentarsi.
“Non abbiamo nulla contro le riprese. Se fosse una cosa che capita ogni tanto non ci sarebbe niente di male, ora però siamo arrivati al punto che le strade sono occupate ogni giorno”, ha dichiarato quest’estate Esteban Benito, dell’associazione degli abitanti del quartiere Chueca, al quotidiano El País.
In un bar nel quartiere Legazpi Catalina Sopelana racconta cosa pensa del
boom audiovisivo spagnolo mentre beve un caffè freddo. Negli ultimi anni quest’attrice di 33 anni, subito riconoscibile per i capelli rossi, ha fatto un’ottima carriera. Ha recitato, tra le altre cose, nella serie Entrevías, una storia poliziesca ambientata in un quartiere difficile di Madrid. Al momento del nostro incontro è tornata qualche giorno in città per la prima di Il cuculo di cristallo, di cui è la protagonista.
“Oggi ci sono molte più possibilità di prima in Spagna, succedono tante cose. C’è più lavoro, sta aumentando ovunque. Ci sono film che sono visti in tutto il mondo e registe donne che hanno una possibilità. Tutto questo è meraviglioso”, dice rilassata nel bar di cui è cliente abituale.
Accettare i rifiuti
Per Sopelana, che ha già raggiunto un buon successo vista la sua giovane età, il nuovo mondo dell’audiovisivo in Spagna è soprattutto motivo di gioia. Ma non nasconde che si tratta di un lavoro stressante e incerto: ora è occupata con delle riprese a Valencia per una nuova serie, ma non ha idea di cosa succederà dopo.
E sì, anche se comincia a essere un volto noto nel paese, a volte capita che non la prendano a un’audizione. È successo per esempio per un film su uno scandalo politico in cui avrebbe recitato volentieri nel ruolo di una donna che denuncia il suo superiore nel Partito popolare. “Non si può avere tutto e bisogna saper accettare i rifiuti”, dice.
Sopelana sa bene che la Spagna è al centro dell’attenzione internazionale. Sui social media riceve spesso commenti di persone che l’hanno vista recitare in un ruolo, soprattutto nella serie poliziesca Entrevías. “Scrivono dal Brasile, dagli Stati Uniti, dall’Italia”, elenca entusiasta. “Ed è una serie locale, la storia non è assolutamente rivolta a un pubblico internazionale. Mi sembra una cosa davvero bella”.
Significa che Madrid sta diventando come Hollywood, è quello il grande esempio che ispira gli spagnoli? Sopelana ci pensa un po’, e poi dice: “Non credo che dobbiamo essere gelosi di Holly-wood. La Spagna ha una voce tutta sua. Con Almodóvar, per esempio, che ha reso noto a tutti il nostro cinema. O Rodrigo Sorogoyen, il regista del film As Bestas. La terra della discordia. Sono storie che ci appartengono ed è splendido vedere che ora si spingono anche oltre i confini nazionali”. ◆ oa
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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 50. Compra questo numero | Abbonati