L’aeroporto di genova prende il nome da cristoforo Colombo. Cinquecentonove anni dopo che il grande navigatore salpò per il Nuovo Mondo, lanciando quello che nel linguaggio di oggi si chiamerebbe “un nuovo round del commercio mondiale” – secoli di genocidio, saccheggio e colonialismo – la società civile latinoamericana ha portato la sua lotta contro la globalizzazione nel posto dove tutto era cominciato. I rappresentanti del Movimento dei senzaterra del Brasile (Mst), infatti, hanno parlato del massacro compiuto dal neoliberismo alle manifestazioni del Genoa Social Forum. Nelle settimane che hanno preceduto il vertice del G8 moltissimi esperti dicevano che a Genova sarebbe morto qualcuno: da entrambi i lati erano chiari i segnali del crescente clima di scontro e militarizzazione. Ma l’Mst potrebbe dirvi che Carlo Giuliani, il giovane ucciso negli scontri di piazza, non è la prima vittima del movimento che in tutto il mondo contesta la globalizzazione neoliberista.
L’Mst è oggetto di attacchi continui per la sua campagna di riforma agraria condotta in Brasile, per l’opposizione al programma della Banca mondiale che prevede una riforma agraria guidata dal mercato, per l’opposizione al controllo dell’agricoltura da parte delle multinazionali attraverso i brevetti sulle sementi, per l’opposizione alle fattorie dei grandi latifondisti, dove pascola il bestiame destinato alle esportazioni mentre i campesinos muoiono di fame. Recentemente tre studenti che protestavano contro i progetti di privatizzazione della Banca mondiale sono stati uccisi a Port Morseby, in Papua Nuova Guinea. Giovani che contestavano la privatizzazione dell’acqua imposta dalla Banca mondiale sono stati torturati e uccisi a Cochabamba, in Bolivia.
Cecità istituzionale
George Bush, Tony Blair e Clare Short, che descrivono chi contesta le istituzioni irresponsabili del governo mondiale come nemici ignoranti e violenti dei poveri, sembrano non essersi resi conto che sono i poveri a guidare le proteste. Un messaggio inviato lo scorso aprile dai membri del movimento studentesco africano dice: “Il movimento antiglobalizzazione, che ha avuto uno dei suoi precursori nel movimento studentesco africano contro i piani di aggiustamento strutturale, è finalmente passato dalle strade di Harare, Addis Abeba e Algeri a quelle di Washington, in aprile, e Praga, nel settembre dello scorso anno. Gli uomini della Banca mondiale sono stati braccati da un vero movimento giovanile internazionale che ha portato uno studente africano morto davanti alla loro porta”. Ma coloro che gestiscono l’economia globale sembrano ancora convinti che il problema maggiore sia di non riuscire a trovare un luogo sicuro dove incontrarsi. Anziché risolvere le cause all’origine delle proteste che alla fine del 1999 hanno sconvolto Seattle, l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) cerca riparo nel deserto del Qatar, fuori dalla portata anche dell’attivista più determinato. Il premier canadese Jean Chrétien adesso è alla disperata ricerca della montagna più impervia del Canada per ospitare il prossimo summit del G8.
Il loro vero problema è che l’adesione ideologica al “libero” scambio li sta ricacciando non solo nel deserto ma nella morte politica. Il regime che mettono in atto è così distruttivo che sta suscitando una rivolta globale contro il neoliberismo. Siamo agli inizi di una nuova forza che plasmerà il progetto politico globale del nuovo secolo.
In linea generale queste rivolte possono essere descritte in termini di lotte contro la mercificazione di ogni aspetto della vita: acqua, geni, atmosfera, sanità, cultura, spazi pubblici, terra. In tutto il mondo i cittadini gridano “Basta!” in un momento diverso, ma di solito è il momento in cui viene privatizzato qualcosa considerato centrale per la cultura del paese. Per gli zapatisti del Messico è stata la firma del Trattato nordamericano di libero scambio (Nafta), che ha dichiarato illegale la proprietà comune della terra per cui aveva combattuto Emiliano Zapata, eroe rivoluzionario del 1911. Per gran parte del Sudest asiatico sono state le misure di austerità imposte dal Fondo monetario internazionale (Fmi) alle economie disastrate della regione dopo la crisi finanziaria del 1997. Per il Sudafrica è il fatto che l’African National Congress (Anc), l’ex movimento di opposizione all’apartheid, stringa patti faustiani con l’élite economica globale, mentre nel paese le diseguaglianze crescono anziché diminuire. Per la Francia si è trattato dell’integrità della cultura alimentare nazionale e delle tariffe punitive imposte dalla Wto contro il formaggio roquefort. In Gran Bretagna potrebbe essere la lenta svendita del servizio sanitario nazionale alle multinazionali della sanità privata.
Questa è una nuova forza per un cambiamento politico radicale, ma in un’economia globale non c’è un Palazzo d’inverno da assaltare. Ecco perché i contestatori prendono di mira le riunioni degli organismi internazionali. Ma se queste istituzioni irresponsabili del governo globale stanno perdendo legittimità grazie all’azione dei cittadini, il movimento, soprattutto all’indomani del summit di Genova, ha urgentemente bisogno di costruire la sua legittimità democratica alternativa. Perché per arrivare alla democratizzazione dell’economia globale non sarà sufficiente una crescente mobilitazione in occasione dei vari vertici: sarà necessario costruire un’autentica legittimazione popolare dal basso.
Un dialogo coraggioso e scomodo
Il pedagogo brasiliano Paulo Freire ha scritto: “Prima o poi ogni vera rivoluzione deve avviare un dialogo coraggioso con il popolo. La sua stessa legittimazione risiede in questo dialogo. Non può temere i cittadini, la loro espressione, la loro partecipazione effettiva al potere. Deve essere responsabile verso di loro, deve parlare in modo franco dei suoi successi, dei suoi sbagli, dei suoi errori di calcolo e delle sue difficoltà”. Dunque, anziché inseguire i leader mondiali nel deserto del Qatar, oggi occorre impegnarsi a costruire in casa propria un movimento democratico con un’ampia base. In Gran Bretagna questo processo è già cominciato e gli esempi sono tanti. Come risultato della campagna di mobilitazione del Movimento per lo sviluppo mondiale, il parlamento scozzese ospiterà il primo dibattito parlamentare al mondo sull’Accordo generale sul commercio dei servizi (Gats) proposto dalla Wto, che minaccia di rendere obbligatoria la privatizzazione di qualunque cosa rientri nella categoria “servizi”. I sindacati stanno cominciando a organizzarsi contro il Gats; la base sta già cominciando a ribellarsi contro lo smantellamento del settore pubblico. La media borghesia inglese continua a protestare contro i raccolti geneticamente modificati e lo stato delle ferrovie, mentre i piccoli coltivatori diretti scozzesi hanno aderito alla Via Campesina, un sindacato internazionale dei contadini, radicale e anti-Wto, di cui il Movimento dei senza terra è la componente più ampia.
Questa è la nascita di un’autentica rivolta popolare globale contro lo strapotere delle multinazionali e l’erosione della democrazia. Il movimento contro la globalizzazione economica: prossimamente nelle vostre città. ◆ nm
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Questo articolo è uscito sul numero 397 di Internazionale, a pagina 6. Compra questo numero | Abbonati





