Il 14 novembre decine di migliaia di sostenitori del presidente Donald Trump sono scesi in piazza a Washington per contestare la vittoria di Joe Biden, del Partito democratico, alle elezioni presidenziali del 3 novembre. I manifestanti avevano grandi bandiere statunitensi e cartelli con il nome di Trump e urlavano slogan come “fermiamo il furto” e “altri quattro anni”. Molti di loro non indossavano la mascherina, nonostante l’aumento preoccupante di casi di covid-19 in tutto il paese. All’inizio della manifestazione Trump li ha salutati dalla macchina prima di andare a giocare a golf.
Il presidente uscente e i suoi collaboratori hanno denunciato brogli negli stati contesi, e hanno presentato una serie di ricorsi che in molti casi sono già stati respinti dai giudici. Trump continua a negare la sconfitta e a invitare i suoi sostenitori a fare lo stesso.
Il 14 novembre i bersagli dei manifestanti erano diversi: i responsabili degli scrutini, Biden e Anthony Fauci (l’esperto di sanità pubblica che Trump ha ripetutamente preso di mira). C’erano anche molti riferimenti a QAnon, il culto complottista secondo cui Trump starebbe combattendo una guerra sotterranea contro politici di sinistra che adorano satana e abusano dei bambini.
Alcuni dimostranti indossavano magliette con frasi di solidarietà per Kyle Rittenhouse, il ragazzo di 17 anni accusato di aver ucciso due persone ad agosto durante una manifestazione antirazzista in Wisconsin. Una persona aveva un cartello con la scritta: “Per primi prenderemo i neri e gli indiani. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale”.
Kayleigh McEnany, la portavoce della Casa Bianca, ha scritto in un tweet che alla manifestazione c’erano “più di un milione di persone”, un’affermazione smentita dalle immagini.
Scontri e arresti
Sicuramente c’erano Alex Jones, conduttore di programmi di estrema destra, l’imprenditore Mike Lindell e Marjorie Taylor Greene, un’adepta di QAnon che il 3 novembre è stata eletta alla camera dei rappresentanti per la Georgia. Tutti e tre hanno preso la parola, sostenendo che le elezioni erano state vinte da Trump e accusando i democratici di volersi appropriare illegalmente del potere.
Accanto a Jones, come a fargli da guardie del corpo, c’erano esponenti dei Proud boys, un’organizzazione di estrema destra. Nel suo comizio Jones ha detto che “questo è solo l’inizio”. Poi ha fatto partire un coro in cui era citato più volte il 1776, l’anno in cui fu ratificata la dichiarazione d’indipendenza. Di recente alcuni docenti universitari conservatori hanno rivendicato questa data in risposta a 1619, un progetto del New York Times che cerca di rileggere la storia degli Stati Uniti tenendo conto del ruolo della schiavitù.
A un certo punto sono arrivati sul posto gruppi di manifestanti di sinistra che intonavano cori come “Donald Trump è un perdente” e “Trump, fai le valigie! Sei illegittimo”. Sono scoppiati piccoli scontri che un po’ alla volta si sono fatti più accesi, costringendo la polizia a intervenire. Alcuni manifestanti di sinistra hanno dato fuoco a bandiere dei sostenitori di Trump, mentre un manifestante di destra ha cercato di colpire con un tubo una persona che lo aveva preso in giro. Ci sono stati altri momenti di tensione tra gruppi sparsi.
Davanti all’hotel Hilton di Washington la polizia ha lanciato gas lacrimogeni e ci sono stati scontri tra i manifestanti di sinistra e gli agenti. Nel complesso sono state arrestate 21 persone. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1385 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati





