È una sera di febbraio del 2019 e Yann, diciott’anni, si aggira per le strade del centro di Bordeaux. Controlla nervosamente il telefono, ha il volume delle notifiche al massimo. All’improvviso sullo schermo appaiono emoji con il pollice in su, segno che deve intervenire. Si precipita in un bar e chiama ad alta voce un’amica, che si finge stupita: “Ehi Lucie, ti ho cercata dappertutto! Dobbiamo andare alla festa a sorpresa di Valentine”. Una frase improvvisata, di cui ancora oggi ridono.
Pochi giorni prima Yann aveva passato la serata con Lucie, una compagna del corso post-diploma per l’università. Lei gli aveva raccontato che voleva uscire con qualcuno. Seduti sul divano di un amico con un piatto di pasta sulle ginocchia, si erano messi al lavoro. Yann le aveva creato un profilo su Tinder, e avevano passato ore a selezionare le foto da mettere in evidenza. Poi avevano fissato il primo appuntamento. Ma Lucie non era convinta. “Era agitata. Allora le ho detto che sarei rimasto vicino al bar, nel caso in cui l’appuntamento fosse andato male”, ricorda Yann. “Ma non avevamo definito la strategia fino in fondo. Alla fine è andata così”, racconta ridendo. In ogni caso quel che è certo è che gli amici possono essere delle reti di sicurezza, dei Cupido o degli architetti d’incontri amorosi.
Nel 2022 Laurie Dutheil, specializzata in consulenze sentimentali, ha importato in Francia il modello statunitense delle serate di pitch dating. Il principio è semplice: in cinque minuti una persona presenta il suo amico o amica single “attraverso i grandi traguardi raggiunti ma anche le piccole nevrosi”, precisa la fondatrice, con una presentazione Powerpoint davanti a un pubblico di duecento persone, tra cui conoscenti, curiosi e single. L’idea ha preso piede in diverse città, da Tolosa a Grenoble e Montpellier. Queste presentazioni spesso comiche – alcuni “vendono” il loro amico come se fosse un profumo o una compagnia aerea – sono prima di tutto delle “vere e proprie dichiarazioni di amicizia”, dice Dutheil, convinta che le persone siano stanche di affrontare in solitaria le app di incontri. “Siamo di fronte a un burn out amoroso. Da soli non ce la facciamo più”, commenta.
Le app, barometro dei cambiamenti sociali in materia di relazioni amorose, sono dello stesso avviso. Dal 2024 Tinder punta sull’amicizia per riconquistare gli utenti che hanno smesso di usarla. La funzionalità gratuita del double date (doppio appuntamento) permette di creare un profilo con un amico e andare insieme a un appuntamento. Seduti di fronte a un’altra coppia di amici si è più pronti a riempire i silenzi o ad accorciare la serata in caso di imprevisti. L’opzione matchmaker (intermediario) propone invece di sottoporre una selezione di dieci profili a un amico o un’amica che dà il suo parere. Ognuno può aggiungere un commento. “La ricerca di una relazione non deve essere uno sport solitario”, afferma Benjamin Puygrenier, direttore di Tinder in Francia. “Abbiamo l’abitudine di raccontare tutto dei nostri appuntamenti agli amici. Abbiamo seguito questa tendenza coinvolgendoli di più”. Quello che fino a qualche anno fa Yann e molte altre persone improvvisavano adesso è diventata una funzionalità dell’app.
Appuntamento al buio
Di fronte al mix di stanchezza e frustrazione generato dalle app di incontri, il buon vecchio metodo degli “amici di amici” sta tornando alla ribalta. Clara Rodrigues, responsabile amministrativa di alcune compagnie teatrali, ed Emma Gil, che lavora per una società di consulenza, sono due amiche di 25 anni che hanno fondato una specie di agenzia matrimoniale informale insieme ad altre due socie. “Un giorno, a settembre del 2024, Emma mi ha confidato che era stanca delle app ma che voleva conoscere persone nuove”, ricorda Clara. “Così ho provato a cercare tra quelli che conoscevo un uomo che potesse piacerle, per organizzare un appuntamento al buio”.
Clara si è ricordata di “un falegname molto bello” che aveva incontrato a un festival, che poteva essere il tipo di Emma. Pochi giorni dopo aveva fissato l’appuntamento in un bar di Parigi. “Ero stressata perché non uscivo con qualcuno da molto tempo”, ricorda Emma. “E lui era davvero molto bello”. Non appena si è allontanato per andare in bagno, Emma ha inondato Clara di messaggi per fare il punto della situazione. Bilancio della serata: “Un successone”, e una notte trascorsa insieme.
Le ragazze hanno continuato l’esperimento con altre persone della loro cerchia. Nel giro di poco hanno elaborato un modulo in cui indicare le proprie “passioni un po’ strane” e l’orientamento sessuale. Le quattro amiche si riuniscono regolarmente per fare il punto sui nuovi “candidati”: senso dell’umorismo, passione per lo sport, trascorsi amorosi. “Cerchiamo una corrispondenza anche in base al segno zodiacale”, ammettono sorridendo. Tra la trentina di profili in archivio ci sono persone etero che vogliono sposarsi e persone queer poliamorose. “Ma ci mancano uomini etero che corrispondano ai criteri indicati dalle nostre amiche”, constatano.
Supporto emotivo
Questa pratica, in cui gli amici sono alla base della relazione amorosa, è profondamente connotata dal punto di vista di genere. Secondo la sociologa Isabelle Clair, deriva da una “diversa socializzazione nelle relazioni”. “Tra le ragazze”, spiega Clair, “il cuore dell’amicizia è parlarne, mentre i ragazzi costruiscono i loro scambi intorno a un’attività ludica condivisa”. Di conseguenza le amicizie maschili si basano meno sul supporto emotivo. “Si racconta la vittoria ma si tace il fallimento e, spesso, il dubbio”, spiega la sociologa.
L’agenzia matrimoniale informale è stata anche un progetto di ricostruzione collettiva. “Abbiamo tutte vissuto relazioni complicate”, spiegano le ragazze. “Creare questo progetto ha contribuito a rafforzare la nostra amicizia”. Da settembre del 2024 grazie a loro si sono incontrate una ventina di coppie e a febbraio del 2025 è nata una relazione.
Ma quello che l’amicizia aiuta a costruire può anche contribuire a distruggere. Come ricorda Isabelle Clair, gli amici “sono anche uno spazio di accettazione e di giudizio” sulla vita sentimentale. Ancora prima del temuto incontro con la famiglia, spesso è la presentazione agli amici a fissare, tacitamente, una scala di valori. Una storia d’amore può giocarsi tutta su un semplice: “Allora, che te ne pare?”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati