Francesca Valente
Scomparire
Ponte alle Grazie, 176 pagine, 16 euro

Negli anni ottanta uno scrittore in crisi si trasferisce a Venezia per mettersi sulle tracce di Amalia Falier, pianista prodigiosa scomparsa dalle scene senza lasciare traccia negli anni venti del novecento. Il racconto è strutturato in cinque parti, in una architettura sorvegliata che serve a spostare lentamente lo sguardo dal soggetto dello scomparire all’azione stessa, mettendo in dubbio entrambe le cose. Anche le note a piè di pagina, insieme alle diverse prospettive, contribuiscono a stratificare nelle fondamenta il modo in cui è costruita la narrazione. Questa impalcatura crolla nei passaggi in cui descrive la cornice veneziana: la città, immersa in una nebbia fitta, profetizza il titolo in visioni, ricordi, apparizioni. Il secondo romanzo di Francesca Valente sfoggia una lingua elegante per comporre un romanzo originale, che a tratti s’incaglia in una quantità di nomi e informazioni difficili da gestire. Si può forse dire di questa storia quel che si dice di mademoiselle Nadia (che è poi la vera musicista, direttrice d’orchestra e docente Nadia Boulanger): “Corretta, solida, di profonda cultura, preparata precisa e attenta, le manca la magia”. Ma questa sembra essere la natura dell’arte: l’eterna tensione tra sentimento e rigore. Al centro di Scomparire c’è musica, ci sono grandi compositori e interpreti; per quel che vale, ci potrebbe essere anche la letteratura. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati