“All’inizio di quest’estate, con temperature già soffocanti, i fiumi e i torrenti dell’Italia centrale e settentrionale sono a un livello più basso del normale”, scrive Olivier Bonnel su Le Monde. “L’Ombrone, il secondo fiume della Toscana, attualmente ha un livello inferiore del 78 per cento rispetto agli ultimi vent’anni, mentre il livello dell’Arno è diminuito del 42 per cento”. Il quotidiano francese spiega che la situazione è critica anche in Lombardia, dove le riserve idriche sono diminuite del 26, 5 per cento rispetto al giugno 2025. L’agenzia nazionale per il bacino del Po (Anbi) ha rilevato un forte calo della portata del fiume: si è passati da mille a 300 metri cubi al secondo. “La situazione del Po evidenzia l’urgente necessità di un piano nazionale per i bacini idrici e lo stoccaggio delle acque”, ha dichiarato la Coldiretti. Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi, spiega che “vicino al delta l’irrigazione è stata sospesa a causa della presenza di acqua salata per diversi chilometri lungo il Po (dovuta alla scarsa portata del fiume), che contamina le falde acquifere e i terreni ”. Le Monde osserva che questa siccità sta colpendo soprattutto l’Italia settentrionale, mentre di solito sono le regioni del sud a risentirne di più. “Ancora oggi è difficile”, afferma Vincenzi, “convincere le autorità che regioni montuose come il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta soffrono la siccità, o che alcune zone del Piemonte sono minacciate dalla desertificazione”. È stato chiesto agli esperti cosa bisogna fare.“Secondo molti di loro”, scrive Le Monde, “innanzitutto è necessario superare il negazionismo. Ma non è facile in un paese dove la crisi climatica è poco seguita dai mezzi d’informazione e dove la coalizione di destra, al governo, ha spesso denunciato un ‘ambientalismo ideologizzato’ che sarebbe sostenuto dall’opposizione”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati