La decisione della Cina di astenersi dal voto con cui il Consiglio di sicurezza dell’Onu il 25 febbraio ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina è stata fonte di profonda frustrazione in occidente, ma ha suscitato anche nervosismo al ministero degli esteri russo, facendo capire che la protezione di Pechino non è incondizionata.

I diplomatici nel Regno Unito, osservando la posizione adottata dalla Cina a metà settimana, si aspettavano che Pechino si unisse alla Russia votando contro la mozione promossa dagli Stati Uniti. Invece, insieme agli Emirati Arabi Uniti e all’India, si è astenuta, lasciando Mosca isolata nell’esercitare il potere di veto che le spetta in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza.

Da un certo punto di vista, il voto rappresenta la via più facile per Pechino e può essere considerato un modo per riaffermare il suo sostegno all’inviolabilità dei confini e alla non interferenza negli affari interni di stati sovrani. Ma emergono i primi segnali che la Cina non è a suo agio nel difendere i metodi di Putin e gli sconvolgimenti che forse colpiranno l’economia mondiale.

Da sapere
Questa non è Taiwan

◆Taiwan non è l’Ucraina: il paragone tra l’isola, che la Cina considera una provincia ribelle, e il paese invaso dalla Russia non tiene conto di diversi fattori, primo tra tutti il fatto che la Cina in politica estera si muove in nome della stabilità. Gli Stati Uniti hanno con Taiwan un rapporto molto stretto e Pechino sa che, se dovesse invadere l’isola, Washington reagirebbe in modo molto più deciso di quanto abbia fatto la Nato con l’Ucraina (il 2 marzo una delegazione statunitense è arrivata a Taipei per rimarcare la sua vicinanza). La Cina si trova in un dilemma diplomatico che vede contrapposti i suoi interessi economici a quelli ideologici e politici, scrive The Diplomat. L’Ucraina è un paese cruciale per la nuova via della seta e dal 2021 la Cina è il primo partner commerciale dell’Unione europea. Dopo l’imposizione delle sanzioni contro la Russia, le banche statali cinesi hanno dovuto interrompere il sostegno allo sforzo bellico di Mosca in Ucraina per non essere tagliate fuori dai mercati più redditizi, quelli europeo e statunitense. Invece la vicinanza della Cina alla Russia è motivata dal fatto di avere un avversario comune. Sotto pressione da parte dei paesi democratici, Pechino si è avvicinata a Mosca. Ma l’intesa è fragile, basata più che altro sull’uso del loro legame contro l’occidente. Il 1 marzo il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha chiamato il collega ucraino Dmytro Kuleba condannando il conflitto con la Russia e ribadendo il principio del rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti i paesi. Kuleba ha detto di sperare in una mediazione della Cina per arrivare a un cessate il fuoco.


È vero che Putin ha mostrato il suo rispetto per la Cina ritardando l’invasione fino a dopo la fine delle Olimpiadi invernali, ma Pechino non è stata consultata sull’azione militare. I diplomatici cinesi non hanno preso sul serio le previsioni di un’invasione, lasciando molti loro connazionali in Ucraina. L’accordo per intensificare la collaborazione con Mosca firmato il 4 febbraio, il giorno in cui si sono aperte le Olimpiadi, non prevedeva alcuna invasione. Per la Cina l’ordine mondiale attuale è vantaggioso, e l’instabilità è fonte di preoccupazione. L’espulsione della Russia dal sistema di comunicazione bancaria swift potrebbe favorire i tentativi cinesi di costruire un’alternativa, ma lo sconvolgimento a breve termine non li lascia tranquilli. Vale la pena di notare che il 25 febbraio Mosca ha proposto di tenere negoziati sull’Ucraina a Minsk, anche se in termini inaccettabili, dopo un colloquio tra Putin e il presidente cinese Xi Jinping.

Prima del voto al Consiglio di sicurezza, il ministro degli esteri cinese Wang Yi aveva ricevuto le chiamate di tre colleghi europei. In quelle telefonate Wang ha ribadito il suo sostegno alla non interferenza e alla carta delle Nazioni Unite. Ma ha anche chiarito di capire la minaccia percepita dalla Russia dopo i cinque consecutivi allargamenti della Nato. Tuttavia anche se si rifiuta cocciutamente di definire un’invasione le azioni di Putin, Pechino ha fatto un passo ulteriore verso una critica più decisa. Il 25 febbraio ha sottolineato che “è imperativo che tutte le parti esercitino la necessaria moderazione per evitare che la situazione degeneri.

La sicurezza delle vite dei cittadini e delle proprietà devono essere garantite e vanno evitate crisi umanitarie di grandi proporzioni”. L’Ucraina, ha aggiunto, dovrebbe essere un ponte tra oriente e occidente, non la linea del fronte degli scontri tra grandi paesi. Questo implica che la Cina sia favorevole all’idea di un’Ucraina neutrale.

Una maggiore responsabilità

Il rischio per Mosca è che, se la Russia diventa uno stato reietto, finirà per supplicare Pechino invece di essere sua partner. Nel giro di dieci anni l’Europa si sarà liberata dalla dipendenza dal gas e dal petrolio russi, ormai un imperativo urgente a Roma e a Berlino, e la Russia dovrà contare sulla Cina come cliente.

C’è un altro rischio: Pechino si vanta della sua influenza in Africa, ma tutti i paesi africani al Consiglio di sicurezza hanno votato contro la Russia. Gli Stati Uniti vogliono che la responsabilità della Russia sia affermata di nuovo prima dell’assemblea generale dei 193 stati dell’Onu, in cui tutti hanno diritto di voto. Un’ampia alleanza si sta cementando intorno alla causa ucraina.

Nel 2014, quando la Russia prese la Crimea, l’assemblea generale dell’Onu adottò una risoluzione che riteneva nullo il referendum russo. La risoluzione ricevette cento voti a favore, 11 contrari e 58 astensioni (una ventina di stati non parteciparono al voto). Stavolta, se ci fosse un’altra azione, l’esito potrebbe essere diverso: l’invasione è stata più palese che nel 2014, i social network più martellanti, e per la Cina, dato che il suo peso sulla scena mondiale è cresciuto, sarà più difficile nascondersi. Da un maggiore potere deriva anche, forse, una maggiore responsabilità. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1450 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati