Sono almeno 24 le vittime degli scontri nell’est dell’Ucraina tra le forze governative e i separatisti filorussi, i più violenti dall’entrata in vigore della tregua siglata lo scorso 15 febbraio a Minsk. Secondo i resoconti, nei combattimenti, che hanno avuto luogo nelle province di Donetsk e Luhansk, sono morti 14 ribelli, cinque civili e cinque soldati delle truppe governative.

Il video della Reuters


Kiev accusa i separatisti di aver violato per primi la tregua con l’impiego di dieci carri armati e di mille uomini. I ribelli hanno negato le accuse, ma hanno confermato la ripresa dei combattimenti nei pressi di Maryinka. In un discorso in parlamento, il presidente ucraino Petro Porošenko ha avvertito l’esercito di prepararsi a una possibile “invasione su larga scala” da parte di Mosca.

In un rapporto pubblicato il 3 giugno dall’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, gli osservatori riferiscono di aver notato il movimento di un truppe e armi pesanti nei territori controllati dai separatisti, tra cui una colonna di fanteria, otto veicoli blindati (con quattro carri armati) diretti verso la frontiera a ovest e un camion militare che trasportava artiglieria calibro 122. Da quando è cominciato il conflitto nell’est dell’Ucraina nell’aprile del 2014, quando i ribelli hanno preso il controllo di gran parte delle province di Donetsk e Luhansk, sono state uccise più di 6.400 persone.

All’alba di mercoledì 3 giugno nella città di Slaviansk un gruppo di uomini con il volto coperto ha rimosso una statua di Lenin, poi macchiata con vernice rossa. Secondo il ministro dell’interno ucraino i responsabili sono affiliati al gruppo nazionalista di estrema destra Pravy sektor. Era il secondo tentativo di abbattere la statua: il 2 aprile i militanti nazionalisti erano stati messi in fuga da un gruppo di abitanti.

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