25 giugno 2015 13:43
Il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif e il segretario di stato statunitense John Kerry agli ultimi colloqui sul nucleare di Losanna in Svizzera, il 2 aprile 2015. (Brendan Smialowski, Reuters/Contrasto)

Dopo anni di tensioni e venti mesi di trattative serrate, l’Iran e i negoziatori del gruppo 5+1 (i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania) si riuniscono nel fine settimana a Vienna per arrivare a un accordo definitivo sul nucleare iraniano. La scadenza del negoziato è stata fissata a martedì prossimo, 30 giugno, ma gli esiti sono ancora incerti.

Il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif è atteso nella tarda serata di domani a Vienna, dove sabato si riunirà con il segretario di stato statunitense John Kerry e gli altri ministri del 5+1. L’obiettivo comune è garantire che in futuro il programma nucleare della repubblica islamica sia soltanto a scopo civile, in cambio della revoca di numerose sanzioni che dal 2005 pesano sull’economia iraniana.

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Nella regione la prospettiva dell’atomica nelle mani di Teheran spaventa Israele e tutti i grandi rivali sunniti dell’Iran sciita, soprattutto l’Arabia saudita. Un accordo sarebbe il primo passo di una possibile riconciliazione tra l’Iran e gli Stati Uniti, dopo le tensioni diplomatiche degli ultimi 35 anni, e aprirebbe una prospettiva di cooperazione in importanti teatri di guerra come la Siria o l’Iraq. L’eventuale intesa avrebbe anche un impatto notevole sul mercato energetico mondiale, liberando le immense riserve iraniane di petrolio e gas naturale. Le posizioni sembrano comunque ancora distanti e il rischio di un fallimento dietro l’angolo. Il 23 giugno la guida suprema Ali Khamenei ha tenuto a Teheran un discorso ufficiale in cui si è espresso sul negoziato.

L’ayatollah ha chiarito le linee rosse da parte iraniana. Innanzi tutto, Teheran non è disponibile – come invece sembrava in precedenza – a interrompere le attività di arricchimento per una durata di 10-12 anni. Poi, anche nel periodo di interruzione delle attività di arricchimento, la repubblica islamica porterà avanti il proprio programma di ricerca scientifica per lo sviluppo di tecnologia nucleare a scopi civili. Teheran insisterebbe infine sul fatto che le sanzioni imposte da Stati Uniti e Onu siano rimosse entro sei mesi dalla firma dell’accordo, e le altre “entro un periodo di tempo ragionevole”. Dalle parole della guida suprema è emerso infine di nuovo il rifiuto iraniano alle ispezioni nei siti militari, ai colloqui degli ispettori con singoli scienziati e alle ispezioni “non convenzionali”.

In una recente dichiarazione al New Yorker, Zarif ha detto che se il negoziato non dovesse portare a un accordo “non sarebbe la fine del mondo”, mentre a complicare le cose ci si è messo anche il parlamento iraniano, che ha approvato una legge in base alla quale l’eventuale accordo, per entrare in vigore, dovrà essere approvato attraverso un passaggio parlamentare; le sanzioni dovranno essere revocate in via immediata; gli ispettori non potranno accedere ai siti militari e non dovranno essere poste limitazioni alle attività di ricerca scientifica. Perché la nuova legge entri in vigore, comunque, servirà il sigillo del consiglio dei guardiani, l’organo incaricato di giudicare la compatibilità delle leggi approvate dal parlamento con i dettami della legge islamica. E dalle prime reazioni politiche, il via libera sembra tutt’altro che scontato.

Al di là dei punti critici, un’intesa internazionale si preannuncia molto complessa a livello tecnico. Esperti e diplomatici, che stanno già discutendo a Vienna dall’inizio del mese, lavorano su un documento di 40-50 pagine di cui ciascun dettaglio è suscettibile di trattative ulteriori. Nei colloqui di questi mesi, l’Iran ha comunque accordato alcune importanti concessioni che hanno portato a un’intesa preliminare all’inizio di aprile a Losanna. Teheran si è già impegnata, tra l’altro a ridurre le sue capacità nucleari sbarazzandosi di un gran numero di centrifughe.

I negoziatori hanno calcolato che una simile diminuzione sulle capacità di arricchimento porterebbe ad almeno un anno – rispetto ai pochi mesi stimati nel 2013 – il periodo necessario a fabbricare l’atomica. Per accertarsene, il gruppo 5+1 punta a un regime serrato di ispezioni da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e chiede che le sanzioni possano essere ristabilite con facilità in caso di infrazioni da parte di Teheran.