17 luglio 2015 16:16
La cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble in parlamento, il 17 luglio 2015. (Tobias Schwarz, Afp)

Il Bundestag ha dato il via libera alla trattativa per il terzo pacchetto di aiuti alla Grecia con 439 voti a favore, 119 contrari e 40 astenuti. Il parlamento tedesco, come quello greco, si è espresso a favore del negoziato che porterà il fondo europeo salvastati (Esm) a stanziare gli aiuti per Atene, che con il sostegno dell’Fmi dovrebbero arrivare a 86 miliardi. Sempre oggi ha approvato l’avvio dei negoziati in sede europea anche il parlamento austriaco, riunito in sessione plenaria straordinaria.

Il voto tedesco. A Berlino hanno votato 598 parlamentari su 631 ed è cresciuta l’opposizione interna ai democristiani, con sessanta deputati della Cdu-Csu di Merkel (che conta 311 parlamentari) che hanno votato contro il mandato negoziale. Cinque si sono astenuti. Anche nel gruppo dei socialdemocratici si sono registrati quattro voti contrari, tra cui quello dell’ex candidato alla cancelleria Peer Steinbrück che si era già espresso pubblicamente contro nuovi stanziamenti a favore di Atene. In segno di esplicita protesta contro un pacchetto ritenuto invece troppo duro per la Grecia hanno votato no i parlamentari della Linke (sinistra radicale). Il Bundestag dovrà presto pronunciarsi di nuovo, per approvare l’esborso finanziario destinato ad Atene.

A febbraio erano solo 29 i parlamentari cristianodemocratici (Cdu) e cristianosociali (Csu) che si erano pronunciati contro un’estensione del programma di salvataggio. Nei due precedenti voti sui piani salva Grecia, nel febbraio 2012 e maggio 2010, erano stati rispettivamente 13 e 4. L’aumento dei parlamentari contrari a versare altro denaro nelle casse greche sembra riflettere la posizione dell’elettorato tedesco.

Il voto austriaco. A Vienna il mandato negoziale è stato reso possibile dai voti del partito socialdemocratico (Spö) e cristianodemocratico (Övp), che formano la grande coalizione attualmente al potere, mentre i Verdi e i liberali si sono astenuti.

Mancano Lettonia e Slovacchia. Ieri avevano già approvato l’avvio dei negoziati in sede europea anche i parlamenti finlandese, francese ed estone. Tra gli otto paesi dell’Unione europea in cui le leggi nazionali impongono l’approvazione del parlamento prima dell’inizio delle trattative per il nuovo piano di aiuti ad Atene mancano quindi solo Lettonia e Slovacchia, dove l’esito del voto non sembra scontato. La Slovacchia è l’unico paese che nel 2010 si chiamò fuori dal primo salvataggio della Grecia. E nel 2011 il governo cadde proprio dopo il voto parlamentare per l’aumento della quota slovacca nel fondo salvastati, approvato per un soffio.