Il viceministro degli esteri cinese Li Baodong (sulla sinistra) e il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif (al centro) prima dell’inizio dei colloqui internazionali sulla Siria a Vienna, in Austria, il 30 ottobre 2015. (Afp)

A Vienna diciassette paesi riuniti per il futuro della Siria

Il viceministro degli esteri cinese Li Baodong (sulla sinistra) e il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif (al centro) prima dell’inizio dei colloqui internazionali sulla Siria a Vienna, in Austria, il 30 ottobre 2015. (Afp)
30 ottobre 2015 12:52

Sono in corso all’hotel Imperial di Vienna i nuovi negoziati internazionali per una soluzione al conflitto siriano. L’obiettivo dei colloqui è gettare le basi condivise di un accordo politico che metta fine ai combattimenti e definisca le sorti dell’attuale regime del presidente Bashar al Assad.

Dopo una riunione preliminare, ieri sera, tra i ministri degli esteri di Stati Uniti, Russia, Turchia e Arabia Saudita, l’incontro di oggi coinvolge delegati dell’Unione europea, delle Nazioni Unite e di diciassette paesi, tutti considerati “attori rilevanti” della crisi, come ha spiegato alla vigilia l’alta rappresentante della politica estera dell’Ue, Federica Mogherini. Non sono presenti rappresentanti dell’opposizione siriana.

Le immagini dell’Afp


Il segretario di stato statunitense, John Kerry, è arrivato giovedì, come il responsabile della diplomazia russa Sergej Lavrov. A Vienna c’è anche il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, che a margine delle discussioni di ieri ha avuto un confronto con Kerry sull’applicazione dell’accordo sul nucleare iraniano e un faccia a faccia con Mogherini. È la prima volta che l’Iran, storico alleato del regime alauita siriano, partecipa a negoziati di questo livello: la Repubblica islamica infatti non era stata invitata alle precedenti conferenze che si erano tenute a Ginevra nel 2012 e nel 2014. Tra i ministri che si sono riuniti stamattina, poco dopo le ore 9, è presente anche l’italiano Paolo Gentiloni.

Nel frattempo, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito di almeno quaranta morti e un centinaio di feriti dopo un attacco missilistico delle forze governative siriane in un mercato di Duma, pochi chilometri a nordest della capitale Damasco. Dall’inizio della guerra, nel 2011, più della metà della popolazione della Siria – che prima contava 20 milioni di persone – è stata costretta a lasciare la propria casa. In molti sono finiti fuori dai confini e più di 300mila hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa dall’estate scorsa.

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Claudia Grisanti
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