Una donna palestinese nell’uliveto della sua famiglia nel villaggio di Idna in Cisgiordania, il 14 ottobre del 2012.

Le merci prodotte nei territori occupati avranno l’etichetta “insediamenti israeliani”

Una donna palestinese nell’uliveto della sua famiglia nel villaggio di Idna in Cisgiordania, il 14 ottobre del 2012.
11 novembre 2015 18:38

I prodotti agricoli provenienti dai territori occupati dagli israeliani dopo il 1967 saranno distribuiti nei paesi dell’Unione europea con etichette che riportano la dicitura “insediamenti israeliani”. Lo stabilisce una nota interpretativa approvata oggi dalla Commissione europea. L’Unione europea, infatti, non riconosce come parte del territorio israeliano gli insediamenti sorti dopo il 1967 e le merci che sono prodotte negli insediamenti sono escluse dai benefici doganali, previsti dagli accordi commerciali tra Israele e Unione.

Quali sono i prodotti interessati. La misura riguarda soprattutto frutta, verdura e cosmetici provenienti da aziende israeliane che si trovano in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nelle Alture del Golan. Nella maggior parte dei paesi europei finora le etichette di questi prodotti indicavano Israele come paese d’origine, ma nel Regno Unito, in Danimarca e in Belgio, esisteva già l’indicazione “insediamenti israeliani”, introdotta rispettivamente nel 2009, nel 2013 e nel 2014. La nuova norma è facoltativa per le merci che sono lavorate in Israele, anche se le materie prime provengono dai territori occupati. I prodotti che avranno le nuove etichette rappresentano meno dell’1 per cento delle esportazioni totali (13 miliardi di euro) di Israele verso l’Unione europea.

Le motivazioni del provvedimento. Nell’aprile del 2015, i ministri degli esteri di 16 paesi europei, tra cui l’Italia, hanno scritto una lettera all’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la sicurezza Federica Mogherini in cui chiedevano d’introdurre questa norma. Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha spiegato che si tratta di “una questione tecnica, non di una presa di posizione politica”, sottolineando che l’Unione europea non aderisce “ad alcuna forma di boicottaggio o sanzione contro Israele”.

La reazione di Israele. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva scritto a diversi funzionari europei, tra cui il presidente del parlamento Martin Schulz, per bloccare la norma. Il portavoce del ministero degli esteri israeliano, Emmanuel Nahshon, ha condannato la decisione della Commissione europea e la ministra della giustizia Ayelet Shaked ha accusato i paesi europei di antisemitismo. Il rappresentante dell’Unione a Tel Aviv, Lars Faaborg-Andersen, è stato convocato dal governo e l’ambasciatore di Israele a Bruxelles David Walzer ha detto che l’approvazione della nota “avrà delle conseguenze”. Più di 500 israeliani, tra cui ex ambasciatori e parlamentari hanno aderito a una petizione per manifestare il loro appoggio alle nuove regole sulle etichette, che secondo i firmatari aiuteranno a ridurre la tensione con i palestinesi distinguendo i territori occupati da Israele. Anche le organizzazioniper la difesa dei diritti umani Human rights watch e Peace now hanno elogiato la misura.

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