Un’immagine del gioco Neko Atsume.

Neko Atsume è un gioco di gatti senza senso che crea dipendenza

Un’immagine del gioco Neko Atsume.
08 aprile 2016 15:31

I possessori di smartphone di tutto il mondo sono ostaggio di un gruppo di gatti animati. Il motivo è l’enorme successo di Neko Atsume, un gioco in cui bisogna attirare dei gatti in un giardino virtuale: da quando è stato lanciato, nell’ottobre 2014, è stato installato in quasi dieci milioni di dispositivi Android.

Neko Atsume è stato oggetto di riflessioni sul New York Times, ha ricevuto più di 210mila recensioni, ha spinto i suoi ammiratori a creare delle guide per giocare e ha dato vita a una fiorente industria di tazze, custodie per telefoni e felpe.

Ma per quanto il gioco crei dipendenza, è anche completamente senza senso. I giocatori spargono ciotole di tonno, katsuobushi e sashimi nei loro giardini virtuali, oltre a cuscini, giocattoli e altri oggetti felini. Poi si ricollegano periodicamente con il telefono per vedere se i gatti sono passati a rendergli visita. Come ringraziamento, i gatti lasciano in offerta delle sardine o, più raramente, delle sardine d’oro: sono delle monete con cui i giocatori possono comprare altro cibo e giocattoli per i gatti.

I gatti possono assumere uno stato semiliquido pur di occupare gli spazi angusti di una scatola di cartone

Neko Atsume racconta bene un fatto che tutti gli amanti dei gatti conoscono bene: sono i gatti a comandare. Ma riflette bene il comportamento dei gatti nella vita reale? Per scoprirlo Quartz si è rivolto a Daniel “DQ” Quagliozzi, un consulente felino di San Francisco.

L’assunto di base del gioco si fonda sulla realtà: usare il cibo per attirare i gatti del quartiere – e quelli selvatici – è un buon metodo. “Quando i gatti capiscono che in un posto c’è qualcosa da mangiare, è probabile che ci torneranno”, spiega Quagliozzi.

Ma quando i gatti capiscono che c’è del cibo disponibile, potrebbero continuare “a tornare nel giardino, attirando altri gatti, il che può portare a tensioni, combattimenti e schiamazzi”, spiega Quagliozzi. In pratica, quando otto o nove gatti si ritrovano in un giardino, più che a un’utopia felina piena di gomitoli che rotolano, la situazione somiglia a Il signore delle mosche.

Neko Atsume individua bene le preferenze dei felini. Nel negozio di leccornie del gioco, un bazar di oggetti che piacciono ai felini, ci sono delle strutture che permettono ai gatti di scalare torri feline, infilarsi in gallerie e nascondersi dentro cubi e case di cartone.

Qualsiasi proprietario di gatti sa che i gatti assumeranno uno stato semiliquido pur di occupare gli spazi angusti di una scatola di cartone. Non c’è una spiegazione scientifica, ma i ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che i gatti cerchino gli spazi stretti perché gli offrono calore (soffrono il freddo più degli esseri umani) e sollievo dallo stress (quando sono spaventati, amano nascondersi).

Un topo in regalo

I giocattoli disponibili su Neko Atsume sono tutti rappresentazioni realistiche delle cose che rendono felici i gatti: ovvero qualsiasi oggetto a cui possano dare la caccia, sul quale piombare o cercare di colpire.

“I gatti sono creature guidate dalle loro prede”, secondo Quagliozzi. “Adorano cacciare, afferrare e uccidere animali piccoli come i topi. I gomitoli e altri gatti giocattolo sono talvolta per loro la cosa più vicina a una preda”.

Molti giocatori di Neko Atsume si sono commossi nello scoprire che i gattini Peaches, Pumpkin o Pickles hanno lasciato sardine d’oro o d’argento, insieme ad altri souvenir come ghiande o piume. Chi possiede un gatto spesso ha questa stessa esperienza, anche se è meno carino quando ad apparire sul cuscino è uno scoiattolo morto.

“I gatti considerano i loro guardiani delle risorse importanti per la loro sopravvivenza, per questo gli portano un topo o un oggetto in segno di fiducia”, spiega Quagliozzi. Altri esperti del comportamento animale hanno avanzato spiegazioni diverse. Alcuni, tra cui il veterinario Stephanie Liff, hanno suggerito che in questo modo i gatti cerchino di occuparsi del proprio “branco” (vale a dire di noi, esseri umani) o perfino insegnargli a cacciare, proprio come le mamme gatto che spiegano ai loro figli come fare.

Per il biologo John Bradshaw, invece, i gatti sono meno interessati a condividere il loro bottino che non a portare il pasto in un luogo sicuro dove altri felini non potranno raggiungerlo.

In Neko Atsume non c’è alcuna ricompensa, al di là della possibilità di ammirare dei deliziosi gattini

Un lato del comportamento felino ignorato dal gioco è la propensione dei gatti a mettere al mondo altri gatti. “Questi giochi avrebbero più valore se promuovessero la sterilizzazione e la castrazione o destinassero parte dei guadagni alle strutture che si prendono cura degli animali abbandonati”, sostiene Quagliozzi. “Come consulente felino che vive per evitare che i gatti finiscano abbandonati, spero sempre che sia possibile usare la popolarità della cultura felina per educare le persone”.

Ma tutto sommato il gioco coglie perfettamente la strana dinamica dei rapporti tra esseri umani e gatti. Neko Atsume è un gioco nel quale non c’è ricompensa al di là della possibilità di ammirare dei deliziosi gattini che tirano fuori la loro testa da una montagna di foglie o si riposano su dei cuscini che somigliano a delle frittelle. È più o meno la stessa cosa che succede quando si interagisce con dei veri gatti.

“La migliore ricompensa è la loro compagnia”, conclude Quagliozzi. “Ci sentiamo onorati quando i gatti passano del tempo con noi, perché per la maggior parte del tempo fanno semplicemente quello che vogliono loro”.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su Quartz.

This article was originally published in Quartz. Click here to view the original. © 2015. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency.

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