Alle elezioni politiche del 28 aprile il Partito socialista spagnolo (Psoe) ha ottenuto 123 seggi con il 28,7 per cento dei voti, seguito dal Partito popolare (Pp) con il 16,7 per cento (66 seggi), Ciudadanos (57 seggi e il 15,8 per cento), Unidos Podemos con 42 seggi (14,3 per cento) e Vox, che con il 10,3 per cento ha ottenuto 24 seggi. Se la vittoria del Psoe è innegabile, i giornali spagnoli sottolineano da un lato la necessità di alleanze e, dall’altro, la crisi del Partito popolare. Il risultato di Vox viene letto dalla stampa europea come una lezione per gli altri paesi.

Vittoria socialista
El País, Madrid
Nell’editoriale non firmato, il giornale di centrosinistra si concentra sul risultato del Psoe e sulla crisi che gli altri partiti stanno attraversando:Il Partito socialista guidato da Pedro Sánchez è stato la forza più votata alle elezioni politiche e, di conseguenza, ha la maggiore responsabilità nella formazione del prossimo governo. Il Partito popolare e Ciudadanos non hanno ottenuto i risultati che si aspettavano dalla strategia di tensione in cui hanno rivaleggiato e che speravano si sarebbe tradotta in una forte riduzione del sostegno per i socialisti. Il Partito popolare ha subìto una battuta d’arresto di proporzioni tali da minacciare la continuità del suo leader, Pablo Casado, mentre Ciudadanos non è riuscito ad assumere la leadership delle destre. È evidente il peso esercitato sia dal discorso apocalittico che entrambe le forze hanno mantenuto dopo la mozione di sfiducia contro l’ex premier conservatore Mariano Rajoy sia dal patto con cui queste forze governano in Andalusia nell’irruzione di Vox e la normalizzazione del loro programma estremista”.

La frattura della destra e la vittoria di Sánchez
La Razón, Madrid
Il quotidiano conservatore imputa alle divisioni interne alla destra la causa principale della vittoria del Psoe: “Il Psoe ha vinto ma non ha la maggioranza, come ci si aspettava, per governare da solo. Avrà bisogno di sostegno, a sinistra o a destra. Pedro Sánchez è disposto a formare un governo, ma la scelta dei suoi partner sarà cruciale per una strategia futura con un’aspirazione più centrista, che è proprio quello che ha definito al meglio il socialismo spagnolo. Le urne hanno lanciato un chiaro messaggio che i politici devono saper interpretare correttamente. La stabilità sarà la priorità”. La Razón non esita, inoltre, a sottolineare come in questa vittoria abbia giocato la strategia di Sánchez: “Un voto di paura provocata da una possibile avanzata della destra di Vox”.

Sánchez deve puntare sulla stabilità
El Mundo, Madrid
Nel suo editoriale Antonio Herredia sottolinea il bisogno di stabilità del paese, pur criticando in maniera aspra e diretta il Psoe e il suo leader: “Come previsto dai sondaggi, le elezioni hanno certificato la morte definitiva del bipartitismo e hanno creato uno dei parlamenti più frammentati e difficili da gestire nella nostra storia democratica. Per la prima volta c’erano cinque candidati con buone aspettative, anche se uno di loro, Pedro Sánchez, aveva il chiaro vantaggio di aver potuto indire le elezioni da posizioni di potere e fare un uso spudoratamente partigiano delle istituzioni governative e della tv pubblica. La vittoria del Psoe, in ogni caso, è stata schiacciante: 123 seggi, 38 in più rispetto al 2016, e praticamente ottenendo il doppio rispetto alla seconda forza politica, il Pp di Pablo Casado, che è crollato. Come già si sentiva durante la campagna elettorale, la divisione del centrodestra in tre formazioni ha fatto perdere fino a 23 seggi rispetto a quelli che avevano il Pp e Ciudadanos nel 2016. L’irruzione di Vox, nonostante le grandi aspettative che aveva suscitato, si è tradotta solo in 24 seggi, ma ha causato la perdita di molti voti lungo il percorso. Il voto di Sánchez fondato sulla paura e la demonizzazione di Vox è riuscito a mobilitare una parte importante della sinistra”.

Il Psoe batte cassa grazie alla paura di Vox ma ha bisogno dell’indipendentismo per governare
Abc, Madrid
Sul quotidiano conservatore Ana I. Sanchez legge la vittoria socialista come una strategia politica dovuta allo spauracchio dell’estrema destra da un lato e dalla crisi del Partito popolare dall’altro: “Pedro Sánchez si è dovuto candidare ben tre volte per poter vincere le elezioni. La strategia di instillare paura dell’estrema destra ha funzionato e il Psoe è riuscito a riconquistare 1,98 milioni di elettori che lo avevano abbandonato tra il 2015 e il 2016: almeno 7,4 milioni di spagnoli gli hanno dato la loro fiducia. I seggi ottenuti sono però lontani dai 176 necessari per avere la maggioranza assoluta. Tutti i segni indicano che il Psoe dovrà stringere un patto con gli indipendentisti catalani per raggiungere la maggioranza assoluta. Una scelta che Sánchez ha cercato di evitare e che poteva scampare solo con un improbabile patto con Ciudadanos”.

Il Psoe guida la Spagna
El Periódico de Catalunya, Barcellona
Gemma Robles va diretta al punto: “Sánchez ha ragione di essere soddisfatto. Vince di molto sul suo concorrente più prossimo, anche se ha bisogno di accordi. Ha convinto una maggioranza rilevante di spagnoli a dargli l’opportunità di finire quello che aveva cominciato nella legislatura precedente. Inoltre, la distribuzione dei seggi decisa dagli spagnoli lo pone di fronte ad una debole opposizione, frammentata, e che inevitabilmente nei prossimi mesi si ritroverà in una guerra fratricida per decidere chi sarà il leader dei conservatori”.

La scommessa vinta da Pedro Sánchez
Libération, Francia
François Musseau, corrispondente da Madrid del quotidiano francese Libération, racconta la vittoria di Sánchez sottolineando la da un lato l’assenza di una maggioranza assoluta e, dall’altro, l’entrata della destra di Vox in parlamento: “A differenza di gran parte dell’Europa, gli spagnoli hanno contenuto l’ondata populista di estrema destra e hanno offerto un trionfo al Partito socialista, formazione che solo un anno e mezzo fa sembrava moribonda. Al termine di una notte elettorale che prospettava una possibile vittoria della “coalizione di destra” (Partito popolare, Ciudadanos e gli ultrà di Vox), l’attuale capo di governo Pedro Sánchez ha vinto a mani basse e ha aumentato significativamente il numero degli eletti del suo partito”.

Impasse a Madrid?
Frankfurter Allgemeine Zeitung, Germania
Per Klaus-Dieter Frankenberger, dopo la sua vittoria elettorale “Pedro Sánchez è tenuto al guinzaglio dai separatisti e dai regionalisti. Per la quarta più grande economia della zona euro non è un buon presagio”. Sono stati infatti “i contrasti con i nazionalisti catalani sulla finanziaria a indurre il premier uscente a indire le elezioni anticipate. Il paese dovrà ora affrontare lunghi negoziati sulla formazione di un governo di coalizione. Anche se ormai ci è abituato, le difficoltà nel risolvere l’impasse politica non gli gioveranno”. La Spagna vive “un fenomeno che ha già colpito altri paesi europei”, aggiunge Frankenberger: “Sull’onda delle proteste e del fastidio nei confronti delle cosiddette élite, dei partiti di destra vengono a occupare con successo un ruolo centrale sulla scena politica. Il paesaggio politico diventa più colorato e differenziato. Il consenso politico e sociale continua a erodersi. Non diversamente succede in Spagna”.

L’implosione della destra spagnola è una lezione per i conservatori
The Telegraph, Regno Unito
Per Peter Foster “Il dato più importante delle elezioni spagnole di domenica è che il partito di estrema destra, Vox, è riuscito ad ottenere 24 seggi. E questo dato racconta una storia ancora più importante: il pericolo che si trova ad affrontare la destra ‘mainstream’ in Europa. Il 10,2 per cento di Vox è un trionfo per un partito che aveva solo lo 0,2 per cento alle elezioni del 2016 e, inoltre, è un disastro per il Partito popolare perché quei seggi gli sono stati rubati”. In breve, secondo lo Europe editor del quotidiano conservatore, Vox “ha fatto saltare il voto conservatore” con una vittoria basata su questioni molto locali (spagnole) ma che ha richiami ad un nazionalismo nostalgico e ad un profondo senso di tradimento da parte del vecchio establishment politico che si ritrova altrove ovunque in Europa. “Questo è un dilemma che affrontano tutti i partiti conservatori mainstream in Europa. Il risultato sono governi deboli e fratturati, di destra e di sinistra, ovunque in Europa”.

In collaborazione con VoxEurop.

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