Mary Lou McDonald, leader del Sinn féin, attende i risultati elettorali, Dublino, 9 febbraio 2020. (Phil Noble, Reuters/Contrasto)

In Irlanda si apre una nuova stagione politica

Mary Lou McDonald, leader del Sinn féin, attende i risultati elettorali, Dublino, 9 febbraio 2020. (Phil Noble, Reuters/Contrasto)
12 febbraio 2020 12:56

Il primo ministro irlandese Leo Varadkar sembra ormai quasi certo di perdere il posto. Il partito di sinistra Sinn féin, ex ramo politico dell’Irish republican army (Ira), ha infatti cavalcato il sentimento anti austerità ottenendo il maggior numero di voti alle elezioni legislative dell’8 febbraio.

La vittoria del Sinn féin mette fine a un secolo di domino elettorale del Fianna fáil e del Fine gael (il partito di Varadkar), due forze politiche di centrodestra che hanno mantenuto un duopolio sul paese fin dalla fondazione dello stato irlandese, nel 1922. Nati da una guerra civile tra fazioni rivali all’interno dell’Ira originaria – i fondatori del Fine gael avevano accettato con riluttanza la temporanea divisione dell’Irlanda in cambio della pace con il Regno Unito al termine della guerra d’indipendenza, mentre quelli del Fianna fáil insistevano sull’unità – oggi i due partiti non presentano grandi differenze ideologiche. Il loro dominio è stato reso possibile da un elettorato profondamente conservatore e spaventato dal cambiamento. Nel 1982 i due partiti avevano ottenuto complessivamente l’84 per cento dei voti. Lo scorso 8 febbraio non sono andati oltre il 43 per cento.

Austerità esasperante
L’attuale incarnazione del Sinn féin nasce da una guerra civile più recente e sanguinosa di quella per l’indipendenza, i troubles nordirlandesi, in cui il partito aveva il ruolo di ala politica dell’Ira. Anche il Sinn féin ha cercato di scrollarsi di dosso la sua storia violenta, e ora sembra finalmente riuscito a conquistare gli elettori irlandesi, esasperati da un decennio di austerità imposta dopo la crisi economica da tre governi consecutivi gestiti dal Fianna fáil e dal Fine gael.

Con un risultato che ha sorpreso perfino gli esponenti del partito, il Sinn féin ha ottenuto il 24,5 per cento delle prime preferenze in base al sistema proporzionale irlandese incentrato sul voto singolo trasferibile. Si tratta di un miglioramento impressionante rispetto al 13,8 per cento delle ultime elezioni, nel 2016. Il Fianna fáil non ha superato il 22,2 per cento, mentre il Fine gael si è piazzato al terzo posto con il 20,9 per cento. A questo punto, anche se il Fine gael dovesse formare una coalizione con uno degli altri due partiti, non potrà avanzare pretese sull’incarico di primo ministro.

La maggior parte degli osservatori prevede che il governo sarà formato da una coalizione tra Fianna fáil e Sinn féin

Nonostante il successo del Sinn féin, la leader del partito Mary Lou McDonald non ha davanti a sé un percorso facile verso la guida del nuovo governo. Scottato dal risultato delle elezioni locali di giugno, in cui aveva ottenuto solo il 9,5 per cento dei voti, il Sinn féin ha presentato solo 42 candidati per i 160 seggi del parlamento di Dublino. Di conseguenza il partito non ha ottenuto la maggioranza dei seggi. Il Fianna fáil l’ha spuntata per un solo seggio, 38 contro i 37 del Sinn féin, anche se in realtà un parlamentare del Fianna fáil assumerà l’incarico di speaker e dunque i primi due partiti risulteranno pari per numero di seggi. Il Fine gael ha ottenuto 35 parlamentari, mentre i Verdi hanno fatto registrare il loro miglior risultato di sempre con 12 seggi.

Dietro le quinte sono già partite le trattative politiche. La maggior parte degli osservatori prevede che il prossimo governo sarà formato da una coalizione tra Fianna fáil e Sinn féin. Una “grande coalizione” tra Fianna fáil e Fine gael resta possibile, ma avrebbe bisogno del sostegno di altri partiti e susciterebbe la rabbia degli elettori che hanno scelto il Sinn féin per porre fine al vecchio duopolio.

Ripresa economica incerta
Durante la campagna elettorale sia il Fianna fáil sia il Fine gael hanno promesso che non avrebbero formato una coalizione con il Sinn féin, accusato di voler allentare i cordoni della borsa e di aver sostenuto in passato la violenza in Irlanda del Nord. Quando però, durante il fine settimana, l’ascesa del Sinn féin è apparsa sempre più evidente, il leader del Fianna fáil Micheal Martin non ha escluso la possibilità di un’alleanza con la sinistra. “Sono un democratico”, ha dichiarato ai giornalisti. “Ascolto la gente e rispetto le sue decisioni”.

Nel fine settimana McDonald ha dichiarato che preferirebbe formare un governo guidato dal Sinn féin con la partecipazione dei piccoli partiti di sinistra, dei Verdi e degli indipendenti. Il problema è che un’alleanza di questo tipo non produrrebbe una maggioranza solida.

Il Sinn féin sembra aver beneficiato di questo ritorno alle posizioni socialdemocratiche

Lo sconfitto Varadkar aveva basato la sua campagna per la rielezione su un’economia in ripresa (il pil è cresciuto circa del 5 per cento nel 2019) e sulla sua energica gestione del problema legato al confine con l’Irlanda del Nord durante la trattativa sulla Brexit tra Unione europea e Regno Unito. Tuttavia il 63 per cento degli elettori intervistati nel giorno del voto ha dichiarato di non percepire gli effetti delle ripresa economica. Quasi un terzo ha indicato come prioritaria la questione dell’assistenza sanitaria, mentre il 26 per cento ha sottolineato il problema degli alloggi. Lo stesso sondaggio ha rivelato che il 65 per cento vorrebbe un aumento della spesa per i servizi sociali.

Il Sinn féin sembra aver beneficiato di questo ritorno alle posizioni socialdemocratiche, appropriandosi di uno spazio politico precedentemente occupato dal Partito laburista, che aveva perso gran parte dei voti dopo essere entrato nella coalizione favorevole all’austerità con il Fine gael tra il 2011 e il 2016.

Gli alloggi e la sanità sono diventati temi particolarmente difficili per il Fine gael, al potere negli ultimi nove anni (nel 2017 Varadkar ha preso il posto di Enda Kenny come leader del partito e primo ministro). Le politiche abitative del Fine gael – condivise dal Fianna fáil, che lo aveva preceduto nella guida del governo – sono ritenute largamente responsabili della mancanza di alloggi. Molti giovani non possono comprare casa, e gli affitti sono tra i più alti al mondo.

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Inoltre il sistema sanitario, un mix tra pubblico e privato, si mostra sempre più in crisi. Centinaia di pazienti aspettano sulle barelle di essere ammessi al pronto soccorso, mentre l’attesa per una visita specialistica può durare anche anni. Il morale del personale sanitario è ai minimi storici.

A prescindere dalla composizione del prossimo governo, il risultato delle elezioni rappresenta un trionfo per McDonald, eloquente dublinese che insieme ai suoi colleghi di partito più in vista non ha avuto alcun ruolo nei troubles ed è considerata molto competente nelle tematiche politiche. Varadkar, dal canto suo, cerca di aggrapparsi alla leadership del partito (come aveva promesso), ma agli occhi di molti esce palesemente ridimensionato da una campagna elettorale piena di errori e mal concepita.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è uscito sul settimanale britannico The Economist.

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