19 agosto 2020 13:10

Più di 600 episodi di violenza contro operatori sanitari, pazienti e strutture mediche sono stati registrati nel contesto della pandemia di covid-19, ha denunciato in un comunicato il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr). Secondo il Cicr, queste cifre sono tanto più preoccupanti in quanto riflettono solo casi noti, ma il numero di casi reali è senza dubbio molto più alto.

Tra l’inizio di febbraio e la fine di luglio, il Cicr ha registrato un totale di 611 incidenti, atti di violenza, molestie e discriminazioni in più di quaranta paesi. In oltre il 20 per cento dei casi si è trattato di aggressioni fisiche, nel 15 per cento di atti di discriminazione basati sulla paura e nel 15 per cento di attacchi o minacce verbali. Degli attacchi diretti contro una persona, il 67 per cento ha preso di mira gli operatori sanitari, il 22 per cento i feriti, i malati o i sospettati di essere malati.

“Gli atti di violenza commessi contro operatori sanitari e pazienti sono spesso motivati ​​dalla paura di contrarre il virus e dalla mancanza delle conoscenze di base sul covid-19”, ha spiegato Esperanza Martinez, capo dell’Unità sanitaria del Cicr. La maggior parte delle azioni commesse da pazienti o da parenti di pazienti erano legate a rimostranze in seguito alla morte di un familiare o per essere stati costretti, a causa di restrizioni legate al covid-19, a rinunciare ai riti funebri.

“La crisi ha messo in pericolo gli operatori sanitari in un momento in cui erano maggiormente necessari”, ha dichiarato Maciej Polkowski del Cicr.

  • In Libano, in seguito a un forte aumento dei contagi e mentre gli ospedali sono riempiti sia dai pazienti con covid-19 sia dai feriti dalla gigantesca esplosione del 4 agosto al porto di Beirut, le autorità hanno decretato un nuovo lockdown di oltre due settimane in campagna, dal 21 agosto fino al 7 settembre, con coprifuoco giornaliero dalle 18 alle 6. I quartieri di Beirut colpiti dall’esplosione saranno esclusi da queste misure, ha annunciato il ministero dell’interno. Nelle ultime due settimane il Libano ha registrato tassi di infezione molto alti, compreso un nuovo picco il 17 agosto, con 456 casi e due morti. Finora il paese ha registrato ufficialmente 9.758 casi, tra cui 107 decessi.
  • A Malta, dove il numero di contagi è in aumento da un mese, i bar notturni, le discoteche, le sale da concerto e i club sportivi chiudono fino a nuovo avviso.
  • Nuove restrizioni entrano in vigore mercoledì anche in Corea del Sud, che finora era riuscita a frenare l’epidemia attraverso una vasta strategia di test e tracciamento dei contatti dei contagiati. Dodici categorie di attività ritenute ad alto rischio, tra cui discoteche, bar karaoke e ristoranti a buffet, dovranno chiudere a Seoul, Incheon e nella provincia di Gyeonggi.
  • Il 18 agosto l’Austria ha inserito le isole Baleari nella lista delle destinazioni ad alto rischio. Per arginare la recrudescenza dei casi, l’Irlanda ha deciso di inasprire le restrizioni sui raduni, anche nei campi sportivi, il Montenegro rinvierà di un mese l’inizio dell’anno scolastico nelle scuole. In Francia, dove i ricoveri per covid-19 hanno ripreso a salire dopo una tregua di inizio estate, l’uso della mascherina sarà obbligatorio negli spazi chiusi.
  • L’Uruguay riaprirà invece i suoi confini ai turisti dell’Unione europea in una data non ancora specificata, ha affermato il ministro del turismo Germán Cardoso.
  • Secondo un rapporto redatto dall’Afp, la pandemia ha ucciso almeno 774.832 persone nel mondo da quando l’ufficio dell’Oms in Cina ha segnalato l’insorgenza della malattia, alla fine di dicembre del 2019. Dall’inizio dell’epidemia sono stati ufficialmente diagnosticati più di 21.936.820 casi di infezione in 196 paesi e territori, di cui almeno 13.623.700 ora considerati guariti.
  • Il paese più colpito, gli Stati Uniti, ha registrato 171.679 morti in totale, secondo un conteggio della Johns Hopkins University. In America Latina, l’Argentina ha superato i 300mila contagi, secondo il ministero della salute.
  • Di fronte a questo bilancio, le speranze di tutti i paesi risiedono sempre di più nella scoperta di un vaccino. Così l’Australia ha annunciato che otterrà presto un vaccino “promettente”, assicurandosi che il paese lo produca e lo distribuisca gratuitamente ai suoi cittadini. Il primo ministro Scott Morrison ha annunciato un accordo con il gruppo farmaceutico AstraZeneca sul vaccino che sta sviluppando con l’Università di Oxford (Regno Unito). In Grecia, il ministro della salute ha dichiarato di sperare di ricevere un primo lotto di vaccini entro dicembre, in base a un accordo tra l’Unione europea e AstraZeneca. Un vaccino cinese sarà presto testato anche in Pakistan, mentre il Sudafrica si prepara a lanciare questa settimana le sperimentazioni cliniche di un vaccino progettato negli Stati Uniti. Per la futura distribuzione del vaccino, l’Organizzazione mondiale della sanità ha nuovamente sostenuto la validità del suo sistema di accesso ai vaccini. “Dobbiamo evitare il nazionalismo dei vaccini”, ha detto il direttore generale dell’organizzazione, Tedros Adhanom Ghebreyesus, invocando un pool di strumenti per consentire al pianeta di combattere il covid-19. Ghebreyesus ha detto di aver inviato “una lettera a tutti gli stati membri per incoraggiarli” ad aderire al futuro sistema per l’accesso globale al vaccino contro il covid-19, noto come Covax.
  • La pandemia continua anche a scuotere interi settori dell’economia: la catena di negozi britannica Marks and Spencer ha annunciato il taglio di settemila posti di lavoro. “I governi non dovrebbero permettere che le persone che durante questa pandemia perdono il lavoro e non possono pagare l’affitto o il mutuo diventino dei senzatetto”, ha dichiarato Balakrishnan Rajagopal, un esperto delle Nazioni Unite, invitando a evitare sgomberi. “Perdere la casa durante questa pandemia può significare perdere la vita”, ha detto. Nel Regno Unito, secondo alcune organizzazioni di beneficenza, la pandemia di coronavirus ha provocato un aumento delle persone senza dimora. Tra aprile e giugno del 2020 le segnalazioni sono aumentate del 36 per cento rispetto all’anno precedente, raggiungendo 16.976, il che è insolito in quanto tendono ad aumentare nei mesi invernali.
  • Il covid-19 ha colpito anche gli allevamenti di visoni negli Stati Uniti. Il 18 agosto, circa dieci giorni dopo che gli agricoltori dello Utah hanno riportato un’ondata di morti di visoni, il dipartimento per l’agricoltura degli Stati Uniti ha confermato che il virus Sars-cov-2 ha infettato i mammiferi, allevati per la loro pelliccia. Le infezioni di visone sono già state documentate in altri paesi, tra cui Danimarca, Paesi Bassi e Spagna. A giugno, le autorità di questi paesi hanno gasato centinaia di migliaia di animali, preoccupati che il visone potesse ospitare il virus a tempo indeterminato, consentendo alle infezioni di persistere tra gli animali da allevamento e potenzialmente diffondersi agli esseri umani.

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