12 novembre 2020 15:05
  • In attesa che la prima generazione di vaccini contro il covid-19 ottenga le necessarie autorizzazioni The Lancet il 7 novembre ha pubblicato un commento di Mailik Peiris e Gabriel M. Leung che si chiedono cosa aspettarsi da questi farmaci. “Il primo assunto più diffuso è che questi vaccini forniranno un’immunità alla popolazione che può ridurre la trasmissione del sars-cov-2 e portare a una ripresa della ‘normalità’ precedente. Con i dati attualmente disponibili”, scrivono i due autori, “per interrompere la catena di trasmissione globale almeno il 25-50 per cento della popolazione dovrebbe essere immune al virus. L’Oms raccomanda che i vaccini messi a disposizione debbano mostrare una riduzione del rischio di malattia di almeno il 50 per cento. Tuttavia, al momento non esistono valutazioni sul loro impatto sul covid-19 e sulla sua trasmissione. Anche se i vaccini fossero in grado di conferire protezione dalla malattia, potrebbero non ridurre la trasmissione in modo simile”.
  • Resta poi aperta, continuano gli autori, la domanda su chi riceverà il vaccino prioritariamente. “Naturalmente dovranno avere la priorità le persone ad alto rischio di malattia e mortalità. Ma seguendo i princìpi espressi dalla National academy of medicine, negli Stati Uniti bisogna anche considerare la parità di accesso, la mitigazione delle disuguaglianze sanitarie, l’equità e la trasparenza. Oltre ai rischi di grave morbilità e mortalità e di trasmissione di malattie, ci sono due criteri aggiuntivi da tenere presenti per un’equa allocazione dei vaccini: i rischi di contrarre infezioni e di impatto sociale negativo”. I due ricercatori sottolineano inoltre che difficilmente con i vaccini si otterrà l’immunità di gregge. I vaccini che proteggono i giovani adulti sani proteggeranno anche i gruppi vulnerabili a malattie gravi come gli anziani e quelli con comorbidità? Fondamentalmente, sarà importante comunicare ai responsabili politici e al pubblico in generale che i vaccini di prima generazione sono solo uno strumento nella risposta globale della salute pubblica al covid-19 ed è improbabile che siano la soluzione definitiva che molti si aspettano.
  • La Commissione europea ha presentato l’11 novembre le sue proposte di coordinamento delle politiche sanitarie per costruire un’Unione europea della salute. Secondo Stella Kyriakides, commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare, il mancato coordinamento ha reso gli stati membri più vulnerabili al covid-19. Per questo motivo, la Commissione intende rafforzare il sistema di sorveglianza e migliorare la comunicazione dei dati per controllare la diffusione delle malattie e la capacità sanitaria degli stati membri durante le crisi sanitarie. Il nuovo programma prevede l’istituzione della Health emergency preparedness and response authority (Hera) entro il 2023: una nuova organizzazione con lo scopo di supportare gli stati membri nello sviluppare “capacità d’intervento” nel minor tempo possibile in caso di future epidemie. Inoltre, la Commissione ha proposto di rafforzare il ruolo delle due agenzie sanitarie esistenti perché “le minacce per la salute pubblica non conoscono confini e i cittadini si aspettano che l’Ue assuma un ruolo più attivo nel settore sanitario e nella loro protezione”. Il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) sarà responsabile dei piani nazionali per rispondere alla crisi sanitaria degli stati membri e potrà inviare task force in caso di necessità. Mentre l’Agenzia europea del farmaco (Ema) si occuperà di monitorare le potenziali carenze di medicinali e dispostivi medici e coordinerà lo sviluppo e i test clinici sui vaccini.
  • L’Indonesia riceverà un prestito di un miliardo di dollari dall’Australia per aiutare il paese ad affrontare la pandemia. L’ha annunciato il 12 novembre la ministra delle finanze dell’Indonesia, Sri Mulyani Indrawati, spiegando che il fondo servirà a finanziare la risposta alla pandemia e i programmi di ripresa economica che prevedono aiuti alle aziende del paese. L’Indonesia è entrata ufficialmente in recessione nel terzo trimestre, quando l’economia è scesa del 3,49 per cento dopo aver registrato una contrazione del 5,32 per cento nel secondo trimestre. Secondo i dati del governo, quest’anno l’economia indonesiana dovrebbe contrarsi dell’1,7 per cento rispetto al previsto 0,6 per cento.
  • Il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, ha annunciato l’11 novembre la riapertura del paese per i voli internazionali. I turisti dovranno presentare un certificato che attesti la negatività al covid-19 e saranno sottoposti a un “monitoraggio rigoroso” per limitare la diffusione del virus, ma la riapertura aiuterà il settore turistico colpito dalla pandemia. Il governo ha anche prorogato lo stato d’emergenza per un altro mese, fino al 15 dicembre. Nell’ultima settimana si sono verificati picchi dei contagi a Città del Capo, una delle principali destinazioni turistiche, e nella provincia del Capo Orientale dove i casi positivi sono aumentati del 50 per cento. Dall’inizio della pandemia il Sudafrica ha registrato più di 740mila contagi e quasi 20mila morti.
  • A causa dell’aumento dei contagi nello stato di New York, il governatore Andrew Cuomo ha annunciato l’11 novembre nuove misure per limitare la diffusione del covid-19. Le nuove restrizioni, che entreranno in vigore il 13 novembre, prevedono la chiusura alle 22 di palestre, bar e ristoranti che potranno continuare l’asporto e le consegne. Mentre i raduni all’aperto e all’esterno dovranno essere limitati a un massimo di dieci persone, anche nelle abitazioni private. Nell’ultima settimana, la città di New York ha registrato una media di 1.142 casi al giorno con un aumento del 77 per cento rispetto alle ultime due settimane. Anche nello stato del New Jersey e del Connecticut i governatori hanno imposto nuovi limiti per contenere i contagi: nel New Jersey i ricoveri in ospedale sono raddoppiati nell’ultimo mese, mentre nel Connecticut hanno raggiunto il numero più alto da maggio. Negli Stati Uniti, il 10 novembre i nuovi casi positivi hanno superato i 140mila e 65.368 persone sono state ricoverate in tutto il paese secondo il Covid tracking project: è il numero più alto dall’inizio della pandemia.
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  • In Europa, diversi paesi hanno adottato nuove misure di contenimento nelle ultime settimane per limitare il numero dei contagi e ridurre la pressione del covid-19 sul sistema sanitario. Le restrizioni, prese in tempi diversi e di varia portata, hanno avuto effetti positivi e hanno portato a un calo della curva dei contagi, scrive Le Monde. L’Irlanda è stato il primo paese a imporre un nuovo confinamento il 21 ottobre e dopo sei settimane il tasso di riproduzione del virus è sceso sotto l’1. Mentre il numero dei contagi è diminuito diventando uno dei più bassi dell’Ue: circa 152 casi ogni centomila persone. Anche in Belgio, dopo sei settimane di confinamento, il tasso di riproduzione del virus è sceso al di sotto di 1 e sono diminuiti i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva. Ma i decessi sono aumentati del 35 per cento in una settimana. La Repubblica Ceca, grazie al rigido contenimento cominciato il 22 ottobre, ha registrato circa ottomila nuovi casi positivi l’11 novembre rispetto agli oltre diecimila registrati la settimana precedente. Il governo ha annunciato che le scuole riapriranno per i bambini di sei e sette anni il 16 novembre dopo più di un mese di chiusura. In Spagna, gravemente colpita dalla pandemia, i primi segnali positivi arrivano da Madrid: nelle unità di terapia intensiva il numero di letti occupati dai pazienti covid-19 è sceso dal 42 per cento di un mese fa al 36 per cento, mentre il tasso di positività è sceso dal 20 per cento all’8 per cento.
  • La corsa mondiale per sviluppare un vaccino per il covid-19 procede spedita. In un’infografica la Reuters spiega quali sono i diversi tipi di vaccini e come l’organismo sviluppa l’immunità.