11 aprile 2022 15:57

Domenica 10 aprile si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali francesi a cui hanno partecipato il 74,8 per cento degli aventi diritto, valore in calo di tre punti percentuali rispetto alle elezioni del 2017.

Nel ballottaggio del prossimo 24 aprile si affronteranno il presidente uscente Emmanuel Macron, che con il suo movimento La république en marche ha raccolto il 27,6 per cento delle preferenze, e l’esponente del partito nazionalista di estrema destra Rassemblement national Marine Le Pen, che ha raggiunto il 23,4 per cento dei voti.

L’esito del primo turno è in linea con quanto previsto dai sondaggi delle ultime settimane anche se non mancano gli spunti di riflessione. Oltre alla sostanziale tenuta di Macron, il voto ha sottolineato la crescita dell’estrema destra: ai voti di Le Pen si aggiunge il 7 per cento delle preferenze raccolto da Reconquête di Eric Zammour. Ma anche l’exploit della sinistra radicale, rimasta fuori dal ballottaggio per un soffio: La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon è arrivata al 22,2 per cento, il miglior risultato di sempre.

Le presidenziali 2022 sanciscono anche il declino, forse definitivo, dei partiti tradizionali. Valérie Pécresse, la candidata del Partito repubblicano dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, è rimasta sotto il 5 per cento (4,8). Risultato paragonabile a quello dei Socialisti francesi. Se nel 2012 François Hollande conquistava la presidenza, nella sua corsa per l’Eliseo la sindaca di Parigi Anne Hidalgo è rimasta ferma all’1,7 per cento.

La stampa francese

Netta l’analisi di Olivier Faye su Le Monde, secondo cui “i due finalisti (Macron e Le Pen) e il terzo (Mélenchon) al primo turno delle elezioni presidenziali hanno raccolto tre quarti dei voti, spazzando via le tradizionali forze repubblicane della quinta repubblica”. Il quotidiano titola anche sulle due diverse strategie che caratterizzeranno la campagna delle prossime due settimane in vista del ballottaggio. Secondo Abel Mestre “il presidente uscente intende riattivare il fronte repubblicano contro la candidata del Rassemblement national, mentre Marine Le Pen vuole fare del secondo turno un referendum anti Macron”.

Alla vigilia del voto, Mediapart aveva scritto che “l’astensione avrebbe potuto aprire scenari imprevisti per le presidenziali”. Per Ellen Salvi parte del successo dell’estrema destra è imputabile al presidente uscente, che nel corso dei cinque anni del suo mandato ha contribuito a validare il ruolo di Marine Le Pen come sua sfidante, ma non intende assumersene la responsabilità: insomma “Macron vuole spegnere il fuoco sul quale ha soffiato”. Sempre le politiche di rottura sociale attuate dal presidente francese hanno permesso a “Le Pen di presentarsi agli elettori come ‘candidato del popolo’, un regalo di Macron”, secondo Lucie Dalaporte, che racconta la campagna della candidata della destra nazionalista partita dal bacino minerario della Mosella. “La sinistra sembra essere assente in questo secondo turno, visto il chiaro spostamento a destra di Emmanuel Macron”, ha sottolineato la ricercatrice Nonna Meyer, sempre su Mediapart. “Al secondo turno abbiamo un’opposizione tra uno schieramento di destra e uno di estrema destra”.

Anche Bernard Gorce su La Croix si sofferma sull’exploit della destra: “Quasi un terzo degli elettori ha scelto un candidato di estrema destra al primo turno”. Mentre Éric Zemmour invita a votare per Marine Le Pen, la candidata del Rassemblement national chiede per il 24 aprile “una grande manifestazione nazionale e popolare”.

Libération titola “Elezioni presidenziali: 2017-2022, non è più lo stesso sbarramento”. Se il ballottaggio per il secondo turno vede gli stessi sfidanti di cinque anni fa, il confronto è molto più pericoloso per Emmanuel Macron, opposto a una Marine Le Pen molto meno divisiva nel paese, spiega Jonathan Bouchet-Peterson. Parte del successo elettorale di Le Pen è dovuto “alla scelta di una campagna calma e senza rischi, quasi pacata”, scrive Nicolas Massol: “Essersi differenziata in questo senso dal candidato di estrema destra Éric Zammour, è stata una formula che ha funzionato”. Per Tristan Barteloot anche la scelta di raccontare l’impatto della guerra sui francesi minimizzando il ruolo del leader russo le ha permesso di guadagnare terreno nei sondaggi: anche dopo “il massacro di Buča, Le Pen si è rifiutata di condannare la Russia senza che il consenso ne risentisse”, spiega su Libération.

“Frexit o leadership europea?”, si chiede l’edizione francese di Slate, secondo cui il voto avrà ripercussioni sul ruolo della Francia nel mondo: “Vogliamo restare in Europa per continuare a rivendicare la leadership che gli altri europei, il più delle volte, ci riconoscono? O vogliamo mettere la Francia sulla strada disastrosa intrapresa da Boris Johnson per il suo paese? Vogliamo voltare le spalle alle nostre alleanze in un momento in cui il dittatore Putin ripristina la guerra nel cuore dell’Europa e cerca di unire intorno a sé i movimenti di estrema destra che esistono nel vecchio continente? Sì, il voto del 24 aprile sarà un modo per dire al resto del mondo chi vogliamo essere”.

La stampa europea

El Mundo titola “La Francia non deve diventare l’Ungheria”. Il quotidiano spagnolo mette in relazione l’astensione record del 26 per cento al risultato di Le Pen. E osserva che “i candidati perdenti del primo turno hanno dato come indicazione di voto di non votare per la candidata nazionalista. In particolare il candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon ma anche Valérie Pécresse, Yannick Jadot e Anne Hidalgo. Continuano ad associare Marine Le Pen a un progetto antieuropeo e xenofobo, anche se ha attenuato il suo discorso e si concentra maggiormente sull’economia”.

Per il settimanale Documento (Grecia), in questo nuovo duello contro Le Pen il presidente uscente è meno ben posizionato rispetto al 2017: “Il suo tempo al potere ha inaridito la sua immagine, per il francese medio Macron è ‘presidente dei ricchi’ e punta quindi più sui voti delle classi medie urbane. Al contrario Le Pen, con la sua retorica populista, punta agli strati sociali più bassi che vivono in periferia”.

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Per il quotidiano slovacco Sme la vittoria di Le Pen sarebbe “una cattiva notizia per l’Europa”. “Mai prima d’ora l’estrema destra era stata così vicina alla vittoria nelle elezioni presidenziali francesi. In tempi di crisi, questa non è un’osservazione piacevole. Le Pen può cercare di smussare il suo orientamento filorusso e islamofobico, ma la sua natura politica non è cambiata, la sua è solo una trasformazione di facciata”.

“Fare le domande difficili”, titola Rzeczpospolita (Polonia) secondo cui la prospettiva di una vittoria di Le Pen resta plausibile: “Anche se Macron dovesse uscire vittorioso dalla battaglia, la Francia dovrà porsi delle domande difficili. Lo stesso presidente uscente ha detto all’inizio del suo mandato che se non fosse riuscito a riformare a fondo il paese, Le Pen sarebbe arrivata al potere ‘tra cinque o dieci anni’. Anche la sinistra deve serrare i ranghi: se lo avesse fatto prima del primo turno, Le Pen non avrebbe raggiunto il ballottaggio. Perché il pericolo è ancora presente: nel 2027, la leader dell’estrema destra non avrà neppure sessant’anni”.