Giappone
L’8 luglio un uomo ha aperto il fuoco contro l’ex primo ministro Shinzo Abe durante un comizio a Nara, nell’ovest del paese, ferendolo gravemente. Abe è poi morto in ospedale. L’attentatore, Tetsuya Yamagami, 41 anni, è stato arrestato. Abe, ex leader del Partito liberaldemocratico (destra), ha guidato il governo dal 2006 al 2007 e dal 2012 al 2020.
Regno Unito
Il 7 luglio il leader laburista Keir Starmer ha ipotizzato una mozione di sfiducia per costringere il primo ministro Boris Johnson alle dimissioni immediate. Per approvarla servirebbero però i voti di molti deputati conservatori. Poche ore prima Johnson aveva annunciato le sue dimissioni, affermando però che avrebbe continuato a svolgere le sue funzioni fino all’autunno. Nel Partito conservatore si è aperta la corsa alla successione.
Unione europea
Il parlamento europeo ha approvato il 7 luglio, con 324 voti a favore e 155 contrari, una risoluzione che chiede al consiglio europeo d’inserire il diritto all’aborto nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La risoluzione afferma che “ogni persona ha diritto all’aborto sicuro e legale”. Per modificare la carta è però necessaria l’unanimità dei paesi membri.
Stati Uniti
Il 7 luglio l’ex poliziotto Derek Chauvin è stato condannato a ventuno anni di prigione da un tribunale federale di Saint Paul, nel Minnesota, per la “violazione dei diritti civili” dell’afroamericano George Floyd, ucciso il 25 maggio 2020 durante un tentativo di arresto a Minneapolis. Chauvin era già stato condannato a ventidue anni e mezzo di prigione per omicidio da un tribunale statale del Minnesota.
Burkina Faso
L’ex presidente Blaise Compaoré è rientrato il 7 luglio nel paese, per “contribuire alla riconciliazione nazionale”, dopo aver trascorso otto anni in esilio in Costa d’Avorio. Compaoré, che aveva lasciato il paese nel 2014 in seguito a una rivolta popolare, è stato condannato all’ergastolo in contumacia per l’omicidio del suo predecessore Thomas Sankara, avvenuto nel 1987.
Sudan
Il 7 luglio il movimento per la democrazia ha annunciato la creazione di un consiglio rivoluzionario per coordinare la lotta contro la giunta militare guidata dal generale Abdel Fattah al Burhan. Centoquattordici manifestanti sono morti nella repressione dal colpo di stato del 25 ottobre 2021.
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