Perù
Manifestazioni antigovernative e blocchi stradali sono stati segnalati il 12 gennaio in dieci delle venticinque regioni del paese. Per la prima volta le proteste si sono estese anche alla capitale Lima. Almeno quarantadue persone sono morte dall’inizio del movimento di protesta contro la destituzione del presidente di sinistra Pedro Castillo, avvenuta all’inizio di dicembre.

Giappone
Il 13 gennaio la procura di Nara ha incriminato Tetsuya Yamagami, autore l’8 luglio scorso dell’omicidio dell’ex primo ministro Shinzō Abe, dopo che una perizia psichiatrica effettuata a Osaka ha confermato la sua imputabilità. Yamagami, 42 anni, rischia la pena di morte.

Repubblica Ceca
Il 13 e il 14 gennaio gli elettori sono chiamati alle urne per il primo turno delle presidenziali. I principali candidati alla successione di Miloš Zeman sono l’ex premier populista Andrej Babiš, il generale in pensione Petr Pavel e l’economista Danuše Nerudová.

Spagna
Il tribunale supremo ha fatto cadere il 12 gennaio l’accusa di sedizione nei confronti dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont per aver organizzato nel 2017 un referendum per l’indipendenza della Catalogna. Il reato di sedizione è stato infatti soppresso da una riforma del codice penale adottata dal parlamento il mese scorso. Puigdemont, fuggito in Belgio dopo il referendum, deve ancora rispondere delle accuse di gestione illecita di fondi pubblici e ribellione.

Israele-Palestina
Il 12 gennaio tre palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano in Cisgiordania. Secondo il ministero della salute palestinese, un uomo di 41 anni è stato ucciso a Qalandiya e altri due di 25 e 18 anni a Qabatiya, vicino a Jenin. L’esercito israeliano ha confermato l’uccisione di un palestinese nel corso di un raid nel campo profughi di Qalandiya.

Etiopia
Il 12 gennaio l’esercito ha annunciato il ritiro di una forza regionale filogovernativa amhara dalla città strategica di Shire, nella regione settentrionale del Tigrai. Il ritiro era previsto dall’accordo di pace firmato a novembre dal governo e dai ribelli tigrini. Nei giorni scorsi questi ultimi avevano cominciato a consegnare le armi pesanti, con la supervisione dell’Unione africana.

Mali
Secondo un nuovo bilancio fornito dall’esercito il 12 gennaio, quattordici soldati sono morti e undici sono rimasti feriti nei combattimenti del giorno prima con i miliziani jihadisti tra Mopti e Ségou, nel centro del paese. L’esercito ha aggiunto che “trentuno terroristi sono stati neutralizzati”. Il gruppo jihadista Gsim, legato ad Al Qaeda, ha affermato invece di aver condotto nella zona una duplice imboscata contro i soldati maliani e i mercenari del gruppo Wagner.

Benin
Il 12 gennaio la corte costituzionale ha annunciato che i partiti che sostengono il presidente Patrice Talon hanno ottenuto la maggioranza dei seggi nelle elezioni legislative di domenica scorsa. Lo scrutinio ha segnato il ritorno dell’opposizione dopo alcuni anni di assenza. Talon aveva infatti escluso i partiti d’opposizione dalle precedenti elezioni del 2019, caratterizzate da un alto tasso d’astensione e da episodi di violenza.

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