Dopo giorni in isolamento, i passeggeri della nave da crociera Hondius sono stati rimpatriati nei loro paesi d’origine, aprendo un nuovo capitolo nella gestione di questo focolaio di infezioni da hantavirus senza precedenti.
Tre persone sono morte. Oltre loro, i casi confermati sono sette, mentre uno è classificato come probabile. Qual è il rischio di diffusione della malattia ora? Sulla scia dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), gli esperti sottolineano che il rischio di un’epidemia è basso a livello globale, ma invitano alla prudenza per interrompere ogni catena di trasmissione.
Mentre 27 componenti dell’equipaggio si trovano ancora sulla nave per raggiungere i Paesi Bassi, 121 persone di 19 nazionalità sono state evacuate in meno di 48 ore, tra domenica e lunedì. Un’operazione di salvataggio “senza precedenti”, secondo le autorità spagnole, che hanno avuto la responsabilità di coordinare questo intervento sotto gli occhi del mondo intero.
Dal 10 maggio due nuovi passeggeri, uno statunitense e una francese, sono risultati positivi. È il segno che questa storia non è finita, a un mese dal primo decesso sull’Hondius.
“Il ritorno dei passeggeri in tanti posti diversi aumenta il rischio di diffusione del virus perché in ogni paese può nascere un nuovo focolaio, ma permette anche di distribuire meglio le capacità di risposta, sia per quanto riguarda il peso sugli ospedali sia per gli sforzi di tracciamento dei contatti”, sottolinea Anne Goffard, virologa del Centro ospedaliero universitario di Lille. Goffard sottolinea che “il vero timore delle autorità è il fatto che il virus delle Ande, presente finora solo in Argentina e Cile, si stabilisca in Europa”. Questo spiega la reazione delle autorità sanitarie internazionali, a cominciare dall’Oms.
Via di trasmissione incerta
Tuttavia, molte incognite continuano a circondare questo virus delle Ande, l’unico della famiglia degli hantavirus capace di trasmettersi tra esseri umani. Il virus è stato scoperto nel 1996, ma i cluster sono stati così rari che sono stati oggetto di pochi studi, essenzialmente in Cile e Argentina, dove circola. Sono comunque dati importanti per valutare il suo potenziale.
Innanzitutto, la via esatta di trasmissione resta incerta. Le prove scientifiche di cui disponiamo oggi provengono da uno studio su un cluster di 34 persone malate, di cui undici poi sono morte, a Epuyen, un piccolo villaggio della Patagonia argentina nel 2018-2019. Lo studio descrive le situazioni in cui è avvenuto il contagio: persone vicine a un individuo con febbre durante una festa di compleanno, visite a domicilio o una veglia funebre.
Questi elementi fanno pensare che la trasmissione avvenga per via respiratoria, senza che si possa determinare con certezza il potenziale infettivo delle goccioline di saliva. “La trasmissione tra umani del virus delle Ande è ben documentata, ma non riusciamo ancora a capire se avviene attraverso aerosol o tramite le goccioline di saliva”, precisa Anne Goffard. “La trasmissione tramite aerosol è legata alla quantità di virus presente nella bocca e nel naso, ma non sappiamo precisamente quale sia la carica virale presente nelle orecchie, nel naso e nella gola dei malati”. In definitiva, l’Oms mette in guardia contro qualsiasi “contatto stretto e prolungato”.
In secondo luogo, non si sa con precisione se i malati siano contagiosi durante il periodo d’incubazione della malattia. Tutto quello che si sa è che il rischio di trasmissione è molto alto nei primi giorni dei sintomi e che il periodo d’incubazione può arrivare fino a sei settimane. Per questo l’Oms raccomanda 42 giorni (sei settimane) di isolamento a partire dal 10 maggio per chi ha avuto contatti con le persone infette sulla nave, da passare a casa o in un istituto medico, e il monitoraggio dell’eventuale comparsa di sintomi (mal di testa, vertigini, brividi, febbre, dolori muscolari e articolari, disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolori addominali).
Rassicurazioni e timori
“Questo virus ha un alto tasso di letalità. E dato che la trasmissione avviene all’insorgere dei sintomi, può essere controllato attraverso l’isolamento dei malati e il tracciamento dei contatti”, dice Simon Cauchemez, ricercatore in epidemiologia dell’istituto Pasteur di Parigi, in Francia.
La difficoltà di affrontare il sars-cov-2 dipende in gran parte dal fatto che i malati sono contagiosi anche se non hanno sintomi e possono così continuare a trasmettere il virus per molti giorni senza che nessuno se ne accorga.
Infine, non si sa di preciso fino a che punto questo virus a Rna, che quindi tende a mutare più rapidamente di altri, abbia caratteristiche che lo rendano più pericoloso delle varianti attualmente in circolazione in Argentina.
“Il recente sequenziamento genetico del virus indica chiaramente che i campioni prelevati dai passeggeri risultati positivi provengono tutti dalla stessa fonte iniziale di infezione”, ha precisato il Centro europeo per il controllo delle malattie. “Al momento, nulla indica che questa variante si diffonda più facilmente o provochi una forma più grave della malattia rispetto agli altri virus delle Ande”.
Al momento i dati sono piuttosto rassicuranti. In Argentina i bollettini epidemiologici parlano di 50-100 casi all’anno legati al virus delle Ande, senza che si sia mai dichiarata un’epidemia. “Il fatto che ci siano pochi contagi secondari rispetto a molti casi indice dà un’indicazione sulla bassa trasmissibilità del virus”, sottolinea l’epidemiologo Renaud Piarroux, primario all’ospedale della Salpêtrière. Un’analisi condivisa da Simon Cauchemez: “Se questo virus ha avuto molte opportunità di trasmettersi senza però causare cluster enormi, è un segnale piuttosto incoraggiante”, dice il ricercatore.
Resta ora da vedere se tutti i paesi coinvolti applicheranno protocolli altrettanto rigorosi per controllare la diffusione del virus. In Francia il governo ha deciso di rafforzare le regole di isolamento: “Tutti i contatti” devono trascorrere “la quarantena in ospedale”, sia le cinque persone che hanno soggiornato a bordo dell’Hondius sia le 22 che hanno viaggiato sull’aereo a bordo del quale era salita anche una passeggera della nave poi morta per hantavirus.
In Grecia l’unico rimpatriato sarà messo in quarantena per 45 giorni in una stanza completamente isolata, creata in un ospedale di Atene. In Spagna quattordici persone sono sottoposte a isolamento in un ospedale militare.
Due marittimi italiani sono stati messi in quarantena obbligatoria: un uomo di 24 anni di Torre del Greco e uno di 25 residente in Calabria. Sono due dei quattro passeggeri, ora in Italia, del volo Klm sul quale era salita una donna poi morta per hantavirus. Gli altri sono una donna di Firenze, che terminerà il periodo di osservazione l’8 giugno, e un medico cinquantenne sudafricano, che passerà il periodo di isolamento in Veneto.
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