L’aggressione ai danni della deputata indipendente Helen Haines che, investita di proposito con l’auto da un uomo di 43 anni, ha perso entrambe le gambe e si trova ricoverata in ospedale in condizioni critiche, ha sconvolto l’Australia. L’attacco ha suscitato due reazioni: un appello, lanciato anche dal primo ministro Anthony Albanese, ad abbassare i toni del dibattito politico nel paese, e una rinnovata attenzione alla sicurezza dei parlamentari.

In realtà la nostra ricerca dimostra che in Australia i funzionari eletti a livello federale, statale e locale sono sottoposti a un flusso costante di molestie, minacce e violenze. Peggiora la situazione il fatto che le risposte a queste minacce sono caratterizzate da una diffusa cultura della normalizzazione, secondo cui tutto questo sarebbe “parte del lavoro”, e dall’aspettativa che i singoli individui dimostrino “resilienza” e capacità di adattamento.

Nel 2025-2026 le segnalazioni alla polizia federale australiana di comportamenti molesti e minacciosi ai danni di politici federali e siti protetti sono state 1.067, quasi il doppio rispetto a quattro anni prima. La stessa tendenza si riscontra in diversi contesti politico-amministrativi. In uno studio del 2023 sui parlamentari dello stato di Victoria, l’82 per cento ha dichiarato di aver subito molestie e l’85 per cento minacce gravi. Alcune indagini condotte tra i consiglieri locali degli stati di Victoria e Tasmania hanno rilevato che circa quattro su cinque avevano subito intimidazioni o molestie.

Il nostro studio sui funzionari eletti delle amministrazioni locali, attualmente in corso, ha prodotto risultati preliminari analoghi. Nel 2026 abbiamo coinvolto 854 consiglieri in un sondaggio e condotto 73 interviste approfondite. L’85 per cento dei consiglieri aveva subito qualche forma di molestia, minaccia o violenza nell’ultimo anno. I consiglieri locali sono i rappresentanti eletti più facilmente accessibili ai cittadini e quello che accade a loro offre indicazioni utili per tutti i livelli di governo.

Le forme più gravi di violenza attirano la nostra attenzione, ma possono anche nascondere i contesti in cui si produce gran parte dei danni. Questa settimana il direttore dell’Asio, l’agenzia australiana per la sicurezza e l’intelligence interne, Mike Burgess, ha messo in guardia contro un “ambiente permissivo nei confronti della violenza”. I nostri dati mostrano in che modo questa situazione è vissuta da chi ne subisce le conseguenze. Tra i consiglieri che hanno denunciato aggressioni fisiche, tentate o effettive, ai propri danni o a quelli dei familiari, più del 90 per cento aveva subito anche molestie e minacce.

La violenza contro i politici si innesta su un substrato di ostilità quotidiana e cumulativa, un segnale d’allarme per la democrazia australiana, ma anche un danno di per sé. Anche il peso della violenza e delle molestie è distribuito in modo diseguale. Nello studio sui parlamentari dello stato di Victoria, le donne risultavano più esposte. Nella nostra ricerca, ancora in corso, quasi la metà delle consigliere ha subito molestie di genere, contro il 13 per cento degli uomini.

Rischio professionale

Le molestie e le violenze sono sempre più spesso considerate un rischio professionale per i rappresentanti politici. Nel Regno Unito una conferenza parlamentare multipartitica promossa dallo speaker della camera dei comuni ha rilevato che un quarto dei deputati considerava normali le molestie subite e addirittura che alcuni agenti di polizia si aspettavano tolleranza da parte dei parlamentari.

Tra i consiglieri che abbiamo intervistato, quasi due terzi sono arrivati ad accettare che una certa dose di molestie sia inevitabile, mentre il 67 per cento concorda sul fatto che, nelle amministrazioni locali, ci si aspetti tolleranza rispetto alle molestie. Questa accettazione aumenta con l’esposizione a questi fenomeni: più un funzionario eletto ne subisce, più tende a considerarli inevitabili. Questo potrebbe spiegare perché gran parte degli episodi non è denunciata. Degli episodi giudicati gravi, appena il 37 per cento è stato denunciato. Alla luce di questa tendenza, è probabile che le segnalazioni alla polizia federale australiana sottostimino la diffusione delle molestie e delle minacce contro i parlamentari federali.

Una democrazia può apparire solida mentre le sue fondamenta si sgretolano. Nel caso delle molestie e delle violenze in ambito politico, il sistema continua a funzionare perché sono i singoli individui a sopportarne il costo. Ma ci sono dei momenti di rottura. Nel Regno Unito alcuni parlamentari hanno ridotto o interrotto gli incontri in presenza con le comunità locali. Circa il 40 per cento dei partecipanti al sondaggio della conferenza multipartitica ha esitato a esprimere le sue opinioni su questioni politiche o si è astenuto dal farlo. Una ricerca svedese ha rilevato che le donne impegnate in politica sono più propense a evitare la visibilità pubblica e a non intervenire su temi controversi a causa delle minacce, e questo riduce la pluralità delle voci nel dibattito pubblico.

Nel nostro studio, il 69 per cento dei rappresentanti eletti che avevano descritto l’episodio più grave subito ha dichiarato di aver modificato il proprio modo di rappresentare le comunità di riferimento. Un terzo ha ridotto le occasioni di contatto con il pubblico, il 22 per cento ha evitato di prendere posizione pubblicamente su questioni controverse e il 29 per cento ha rafforzato le misure di sicurezza nello svolgimento del proprio incarico.

Ciascuna di queste scelte è ragionevole sul piano individuale. Nel loro insieme, tuttavia, rendono i rappresentanti politici meno accessibili e potenzialmente meno attenti alle istanze dei cittadini. Guardando al lungo periodo, il 61 per cento ha dichiarato che le molestie hanno influito sulla decisione di ricandidarsi alle elezioni.

Rafforzare la sicurezza dei politici è importante, ma non rappresenta una soluzione. La conferenza britannica ha rilevato che un progressivo inasprimento delle misure di sicurezza ridurrebbe la qualità dei rapporti tra i cittadini e i loro rappresentanti e che la priorità dev’essere la riduzione delle minacce.

Visibilità e accessibilità

I parlamentari federali sono tra i rappresentanti politici con le maggiori misure di protezione nel paese. Questa settimana si sono visti i limiti di questa protezione. Haines era accanto alla sua automobile, fuori dal suo ufficio elettorale, su una strada principale: un luogo in cui molti elettori delle aree regionali potrebbero aspettarsi di incontrare il proprio rappresentante. Nessuna misura di sicurezza può rendere un rappresentante politico del tutto irraggiungibile, e pochi di noi lo vorrebbero.

I politici degli stati federati e i consiglieri delle amministrazioni locali svolgono un lavoro analogo, ma hanno minori misure di sicurezza. I consiglieri locali, in particolare, non hanno accesso alle squadre di protezione della polizia federale australiana. I consiglieri che abbiamo intervistato sono scettici rispetto a una risposta basata sul rafforzamento della sicurezza e sulla resilienza individuale. Alla domanda su quali misure sarebbero più efficaci per ridurre le molestie e la violenza, il 64 per cento ha indicato sanzioni legali più severe per i responsabili, il 63 per cento una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme social e il 44 per cento ha auspicato che i leader politici dessero l’esempio attraverso un dibattito rispettoso. I rappresentanti politici vogliono che cambino le condizioni in cui operano, non essere aiutati a sopportarle.

Abbassare i toni del dibattito politico è importante, e si può cominciare proprio dai politici. I funzionari eletti non sono solo bersagli, ma spesso anche responsabili delle molestie. Due consiglieri su cinque, nel nostro studio, hanno subito molestie da parte di un collega. Di recente un esponente di primo piano del Partito liberale ha dichiarato al parlamento federale che il primo ministro e la ministra Anne Aly avrebbero dovuto essere “umiliati e lapidati in piazza”. La ministra delle finanze Katy Gallagher ritiene che gli standard di comportamento in parlamento siano peggiorati in tutti i partiti. Il modo in cui i rappresentanti politici parlano gli uni degli altri offre ai cittadini un modello di ciò che è accettabile e di ciò che non lo è.

Tuttavia un appello alla civiltà da solo distribuisce la responsabilità in modo così ampio da rischiare di diventare privo di significato. La sfida riguarda le procedure e le istituzioni: intervenire sulle molestie prima che degenerino, proteggere i rappresentanti politici senza limitare l’accesso dei cittadini, chiamare le piattaforme tecnologiche a rispondere delle proprie responsabilità e rifiutare, a tutti i livelli di governo, di accettare le molestie e la violenza come parte del lavoro.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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