Arriverà presto in aula alla camera dei deputati il disegno di legge Zan contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere e identità di genere, che prende il nome dal suo relatore, il deputato del Partito democratico, Alessandro Zan. Il ddl (un testo che unifica cinque diverse proposte di legge) dovrebbe essere discusso e approvato entro la prima il mese di agosto, per poi passare in senato per l’approvazione definitiva.

Attualmente il codice penale italiano punisce i reati e i discorsi di odio fondati su caratteristiche come la nazionalità, l’etnia o la religione (legge Mancino); con la legge Zan potranno essere puniti allo stesso modo i reati di discriminazione fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

A differenza di molti paesi europei, in Italia non esiste una legge ad hoc che punisca le discriminazioni e i discorsi di odio contro persone lgbtq. Il primo tentativo di introdurre una legge contro l’omofobia risale al 1996, quando l’allora deputato di Rifondazione comunista Nichi Vendola presentò una proposta, che non fu approvata.

Una giornata nazionale
Il disegno di legge che arriva a Montecitorio il 3 agosto è il frutto della sintesi di cinque proposte di legge (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) in un testo unificato e ha l’obiettivo di estendere la normativa già esistente sui reati d’odio ad attacchi e comportamenti dovuti all’orientamento sessuale, al genere e all’identità di genere. La proposta di legge infatti prevede modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. E al decreto-legge 26 aprile 1993, numero 122 (noto come legge Mancino) che punisce l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità, modifiche all’articolo 90-quater del codice di procedura penale e al decreto legislativo 9 luglio 2003, numero 215. La legge istituisce inoltre una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, e inserisce misure per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il sostegno alle vittime.

Il testo unificato è stato adottato il 14 luglio 2020 dalla commissione giustizia della camera ed è ora pronto per la discussione e il voto dei deputati. In commissione hanno votato a favore tutti i partiti della maggioranza di governo, Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro, definendo il ddl una “legge liberticida” e un “bavaglio alla libertà di espressione”, mentre Forza Italia non ha partecipato al voto “in segno di apertura”. Tramite la conferenza episcopale italiana (Cei), anche la chiesa qualche settimana fa si era schierata contro i ddl dichiarando che una legge contro l’omofobia “rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui più che sanzionare la discriminazione si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.

Articolo per articolo
Il disegno di legge Zan si compone di nove articoli. Ecco una sintesi.

  • Il primo e il secondo articolo modificano rispettivamente l’articolo 604 bis e ter del codice penale su propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa e a questi motivi aggiunge quelli fondati sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.
  • Il terzo articolo modifica la legge Mancino del 1993, “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa“, e prevede una reclusione da sei mesi a quattro anni per chi incita a commettere o commette violenza per motivi fondati sull’orientamento sessuale, oltre che quelli già previsti (razziali, etnici, riferiti alla nazionalità o religiosi).
  • L’articolo 4 modifica il codice 90 quater del codice penale e aggiunge le parole “fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” all’attuale articolo che prevede solo la fattispecie dell’odio razziale e riconosce persone lgbtq come vittime “vulnerabili”.
  • L’articolo 5 è quello che istituisce il 17 maggio come giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. La giornata ha lo scopo di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di uguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla costituzione. Il 17 maggio 1990 è un giorno storico per la battaglia contro le discriminazioni omofobe poiché è di quel giorno la decisione di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità.
  • L’articolo 6 prevede modifiche al decreto legislativo 9 luglio 2003, numero 215 sulla parità di trattamento tra le persone indipendentemente dal colore della pelle e dall’origine etnica. Con la modifica del ddl Zan sono aggiunte misure di prevenzione e contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
  • L’articolo 7 incrementa di quattro milioni di euro all’anno il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, per finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il sostegno delle vittime.
  • Con l’articolo 8 si prevede che l’Istat realizzi almeno ogni tre anni una rilevazione statistica sugli atteggiamenti della popolazione che possano essere di aiuto nell’attuazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, di nazionalità o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. La rilevazione dovrà misurare anche le discriminazioni e la violenza subite e le caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio.
  • L’articolo 9 si occupa delle coperture finanziarie.

Le modifiche alla legge Mancino
Le modifiche proposte con il ddl Zan sono solo l’ultimo tentativo in ordine di tempo di estendere la legge Mancino ai reati di discriminazione basati sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. La legge, che risale al 1993, punisce l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità. In questi 27 anni si è tentato a più riprese di estendere la legge ai reati di omofobia, come successe per esempio nel 2013, con la proposta di Ivan Scalfarotto, Alessandro Zan e tantissimi altri deputati, ma sempre senza successo. Il primo tentativo, come accennato risale al 1996, quando il 24 ottobre l’allora deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola presenta la proposta “Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, in materia di discriminazione dell’orientamento sessuale”. Tra quel primo tentativo e il prossimo che arriverà alla camera il 3 agosto, c’è un vuoto legislativo lungo 24 anni.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it