Amsterdam, giugno 2015.

Le cargo bike hanno cambiato il volto di Rotterdam 

Amsterdam, giugno 2015.
04 luglio 2018 13:59

Nei Paesi Bassi è difficile non rimanere colpiti, o addirittura sopraffatti, dalla quantità di biciclette di ogni foggia, colore e dimensione. Per chi vive qui è normale spostarsi in bicicletta, non è solo un’attività di svago adatta al fine settimana. Gli olandesi usano le biciclette per trasportare la spesa, apparecchi elettronici e a volte perfino mobili. Non è insolito vedere un genitore in bici con un bambino seduto davanti, uno dietro e un terzo che pedala al suo fianco, guidato dalla mano del genitore sulla schiena.

Per gli olandesi la bicicletta è tuttavia qualcosa di più che un semplice mezzo di trasporto; rappresenta anche uno status symbol. E questo emerge in particolare con la bakfiets (letteralmente bici scatola), il termine olandese che indica la cargo bike. Secondo una ricerca recente, questo mezzo di trasporto è diventato molto diffuso tra i nuclei familiari urbani con livelli di istruzione molto alti e due redditi.

Non è stato sempre così. Prima della diffusione di automobili e furgoni, le cargo bike trasportavano persone e merci come latte, patate e carne. Imbianchini, operai edili e addetti alle pulizie le usavano per lavoro. All’epoca le bakfiets erano associate alla povertà perché costavano meno delle auto. Adesso però nelle città olandesi queste bici sono un segno di ascesa socioeconomica e del processo di gentrificazione che le accompagna.

Le cargo bike sono da tempo disponibili nei Paesi Bassi. “Se fossi uno studente e volessi traslocare, ne affitterei una per trasportare le mie cose. Non hai bisogno di un’auto per farlo”, spiega Wouter van Gent, geografo urbano all’università di Amsterdam specializzato in processi di gentrificazione. “Un tempo però non serviva a trasportare i bambini in città. Era usata per altri scopi”.

Anche i Paesi Bassi hanno dovuto affrontare gli effetti collaterali dell’urbanizzazione

I modelli più moderni e leggeri usati per trasportare i bambini sono stati in realtà importati da Freetown Christiania, il cosiddetto quartiere “anarchico” di Copenaghen. Sono diventati popolari negli anni novanta tra le giovani famiglie di Amsterdam. Con la diffusione nel resto dei Paesi Bassi, le bakfiets hanno dato vita a un nuovo stereotipo: la bakfietsmoeder, o madre con cargo bike.

A differenza della “mamma da pallone” statunitense, che accompagna i bambini da scuola alle varie attività extrascolastiche in minivan, la sua controparte olandese è considerata più ambiziosa e orientata alla carriera. Al tempo stesso, come molte donne nei Paesi Bassi, con ogni probabilità lavora part-time. Da un punto di vista statistico, la bakfietsmoeder ha due o più figli e vota per partiti progressisti come GroenLinks o D66. È favorevole all’uguaglianza sociale ma è associata in larga misura alla gentrificazione.

Come altrove, anche i Paesi Bassi hanno dovuto affrontare gli effetti collaterali dell’urbanizzazione – dall’aumento dei prezzi delle case al trasferimento verso le periferie delle famiglie di estrazione proletaria. Rotterdam ha tuttavia accolto a braccia aperte il processo di gentrificazione nel tentativo di lasciarsi alle spalle la sua immagine di città portuale, cercando di reinventarsi come centro di opportunità e cultura.

Per questo ha investito moltissimo sulla capacità di attirare abitanti di classe media, in particolare famiglie con bambini e soldi da spendere. Poiché è più costosa delle altre bici, la bakfiets è diventata un simbolo del raggiungimento di questo obiettivo.

Rotterdam è stata a lungo una città di immigrati maschi e operai, ma questa percezione sta cambiando. “Adesso la città è apprezzata come uno spazio per bambini, e per donne che sono anche madri”, ha spiegato Marguerite van den Berg, sociologa dell’università di Amsterdam che vive a Rotterdam.

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Tra le altre cose, Rotterdam sta incoraggiando la gentrificazione istituendo nove bakfietswijken, o quartieri per cargo bike. Queste aree sono pensate come piacevoli spazi verdi per famiglie con bambini in ambienti urbani densamente popolati. Dovrebbero avere aree giochi, parchi e ottime scuole. Sembra tutto bellissimo, ma realizzare il sogno è molto più complicato.

Un sogno complicato
Il 18 per cento dei bambini di Rotterdam cresce in povertà. Gli sforzi per rendere la città più adatta ai bambini non sono stati indirizzati alle famiglie che avrebbero più bisogno di aiuto. “Questi nove quartieri, questi nove bakfietswijken, non mi hanno sorpreso affatto perché si tratta di aree già interessate da un certo grado di gentrificazione”, mi ha spiegato Van den Berg. “Perciò siamo davanti al tentativo da parte dell’amministrazione di Rotterdam di usare in modo molto esplicito i fondi pubblici per creare spazi destinati a persone già piuttosto benestanti”.

La cosa è diventata particolarmente evidente quando, a novembre del 2016, gli abitanti di Rotterdam sono stati chiamati a esprimere con un referendum il loro parere sulla possibilità di sostituire ventimila unità abitative di edilizia popolare con 36mila appartamenti per famiglie a reddito medio e alto. Alla fine il referendum non ha avuto un impatto data la scarsa affluenza alle urne e la natura poco chiara del quesito sottoposto agli elettori (si chiedeva agli abitanti se fossero favorevoli a una proposta finalizzata ad attirare residenti con maggiore potere d’acquisto). E gli appartamenti sono stati demoliti anche se il 72 per cento dei votanti aveva espresso parere contrario al provvedimento.

Nei Paesi Bassi il trasferimento forzato di residenti non si verifica quasi mai e praticamente nessun nucleo familiare è finito in mezzo a una strada, grazie al sistema di welfare nazionale e alle ampie tutele di cui godono gli affittuari. Come ha sottolineato Van Gent, molti hanno perfino potuto migliorare la loro condizione abitativa. Eppure, il provvedimento è stato giudicato molto controverso.

Le mamme che guidano una cargo bike rappresentano il cambiamento urbano. E rappresentano anche la ricchezza

“A mio modo di vedere è un vero scandalo dire alla popolazione ‘Questa città sarebbe meravigliosa se solo qualcuno di voi andasse via’”, ha detto Van den Berg. “E secondo me mettendo in atto queste politiche molto esplicite di gentrificazione, la città sta dicendo esattamente questo. Quindi hanno messo in piedi misure finalizzate a rendere la città più a misura di bambino, e sono eccezionali, ma queste sono indirizzate soprattutto alle famiglie della classe media e hanno come effetto collaterale l’allontanamento delle famiglie meno abbienti”.

Madri prese di mira
Questo è uno dei motivi per i quali chi guida una cargo bike, soprattutto se si tratta di una madre, riceve critiche da tutte le parti. La destra definisce questi ciclisti yuppies, fuori dal mondo, effeminati e snob. “Si tratta dello stesso genere di aggressività espressa contro gli hipster”, spiega Van Gent, “perché le mamme che guidano una cargo bike rappresentano il cambiamento urbano. E rappresentano anche la ricchezza”.

La sinistra accusa le madri bakfiets di promuovere la marginalità usando le loro bici per portare i figli fuori dei quartieri multietnici dove abitano per farli andare a scuola in quartieri più ricchi, dove la maggioranza degli studenti è bianca.

La bakfiets è associata alle mamme, ma la usano anche i padri, ed è diventata un simbolo di una nuova forma di paternità: i papà che usano la cargo bike sono ritenuti “deboli”, alla moda e profondamente coinvolti nell’accudimento dei loro figli. Il bakfietspapa, di solito, si prende anche un papadag, ossia il congedo parentale per stare con la sua famiglia e probabilmente lavora part-time. L’uguaglianza di genere in queste famiglie può essere più alta rispetto a quanto si registra nel resto della popolazione grazie al fatto che entrambi i genitori lavorano quattro giorni alla settimana.

Detto questo, per le donne olandesi è comune lavorare part-time, nell’ambito di un modello familiare che si regge sull’entrata di uno stipendio e mezzo. Sebbene questa condizione sia spesso ritenuta rispondente alla conquista del perfetto equilibrio tra lavoro e vita privata, la realtà è molto meno rosea e ha a che fare con le idee che gli olandesi hanno delle madri e della genitorialità.

Perfino nei Paesi Bassi, considerati come il regno delle pari opportunità, le madri lavorano anche per il cosiddetto secondo turno

È ancora presente una “cultura olandese della cura” secondo la quale ci si aspetta che siano le madri a restare a casa e a occuparsi dei bambini e delle faccende domestiche. Si ritiene che mandare i bambini all’asilo per più di tre giorni alla settimana abbia conseguenze negative sul loro sviluppo. Le scuole e le associazioni sportive fanno inoltre affidamento sulle donne per le loro competenze (e il lavoro non retribuito).

Così, perfino nei Paesi Bassi spesso considerati come il regno delle pari opportunità, le madri comunque lavorano anche per il cosiddetto secondo turno, quello dedicato ai figli, alle attività di cura e alle faccende domestiche. E sono stressate e sfinite. Per questo la pesante e ingombrante bici da carico è diventata anche simbolo dell’impossibilità di un equilibrio tra lavoro e vita privata.

Un’altra ricerca recente ha analizzato l’attuale situazione in tre delle nove bakfietswijiken di Rotterdam, dove la popolazione è aumentata, assieme all’economia locale. Al momento dell’indagine gli abitanti di queste aree non ritenevano di essere stati indotti a trasferirsi. Sia gli abitanti originari sia i nuovi arrivati appartenenti alle classi medie hanno ritenuto positiva la gentrificazione di Rotterdam, facendo riferimento, tra l’altro, ai nuovi bar, ristoranti e negozi alla moda e al fatto che la città sta diventando più verde, ricca e piacevole. Secondo la ricerca, però, restano delle distanze tra i due gruppi, e gli abitanti non apprezzerebbero di vedere i negozi e i bar rilevati da nuovi proprietari immigrati. Il giudizio sulla decisione di favorire la gentrificazione dunque è ancora aperto.

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È facile incolpare la bakfiets e chi la guida delle disuguaglianze di cui è diventata simbolo a seguito dei processi di gentrificazione e l’allontanamento delle classi medio-basse che hanno colpito molte famiglie di Rotterdam. Dopo tutto la bakfietsmoder è con ogni probabilità bianca, privilegiata e ricca. Marguerite van den Berg tuttavia difende le mamme che guidano le cargo bike. “Non è giusto prendersela con le singole bakfietsmoder”, ha detto. “In assenza di misure per risolvere il problema delle scuole ‘brutte’ e ‘belle’ nei Paesi Bassi, non è davvero giusto prendersela con loro. Le bakfietsen non sono automobili. Se la città promuovesse le bakfietsen come mezzo per diventare più pulita, allora sarebbe tutta un’altra storia”.

La madre che guida una cargo bike e la sua famiglia sono arrivate con la bakfiets (e con molte altre biciclette più normali), attirate dalle abitazioni a buon mercato create dall’amministrazione cittadina e hanno finito per trasformare la città. E nel bene e nel male ci resteranno.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito su The Atlantic. Leggi la versione originale.
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