Una preghiera indù a New Delhi, novembre 2018.

Quindici dollari per una preghiera

Una preghiera indù a New Delhi, novembre 2018.
23 dicembre 2018 10:54

Come posso ottenere un intervento divino per la mia carriera? È questa la domanda che Ravi Ganne, un impiegato di una banca d’investimenti a Bangalore, in India, ha digitato sette anni fa su Google. La sua ricerca lo ha portato sul sito di un’azienda chiamata ePuja. Per circa 15 dollari la startup avrebbe eseguito per conto suo una puja, un rituale di preghiera indù, in uno dei molti templi della sua rete.

Con pochi clic Ganne ha organizzato un rituale nel suo tempio preferito, dedicato al dio indù Vishnu. “Nel mio caso ha funzionato”, racconta. “Mi hanno offerto un lavoro migliore. Perciò ho cominciato a usarla regolarmente”.

Negli ultimi anni decine di migliaia di indiani hanno usato ePuja e altri servizi simili che offrono preghiere per procura: attraverso app e siti rendono l’invocazione di un’intercessione divina facile come ordinare una pizza. Un’altra azienda di questo tipo, Shubhpuja, si presenta come un modo per “connettersi a dio con un clic”.

L’offerta fa presa sugli indù che, in India e all’estero, non hanno tempo, soldi o la forza di andare nel tempio migliore per risolvere un particolare problema. Basta selezionare una puja e un tempio, pagare una quota e l’azienda fa eseguire il rituale a un sacerdote. Shubhpuja consente anche di collegarsi via Skype durante lo svolgimento dei rituali.

Una volta un cliente in Brasile ha chiesto una puja per ottenere un divorzio veloce

Oggi la rete di ePuja comprende 3.600 templi. Lo racconta il fondatore, Shiva Kumar, che per quattro anni ha percorso in lungo e in largo l’India in auto per convincere i sacerdoti a collaborare con lui. Spiegare il concetto non è stato semplice, racconta: “Non capiscono cos’è internet. ‘Dov’è questo internet? Posso toccarlo, posso sentirlo?’”. Alla fine, però, la maggior parte dei sacerdoti è disposta a eseguire puja per chiunque lo richieda.

L’azienda, prosegue Kumar, da allora ha facilitato circa 50mila puja per clienti in 65 paesi. Una delle richieste più comuni è un aiuto a sposarsi. Una volta un cliente in Brasile ha chiesto una puja per ottenere un divorzio veloce. Kumar sospetta che non fosse un indù. Sebbene sia sorpreso nel vedere un “numero incredibile” di non indù organizzare puja, il 20 per cento circa del totale, secondo le sue stime, non pensa che usare il servizio sia offensivo.

La comodità offerta da siti come ePuja e Shubhpuja può essere il loro punto di forza, ma rischia anche di far sentire il rituale meno significativo: cos’è un’esperienza religiosa senza un po’ di sforzo, scomodità e, sì, religiosità? Kumar ammette che una visita di persona al tempio è meglio, ma aggiunge: “Noi siamo la migliore seconda scelta”.

Il pianeta giusto
Secondo Vasudha Narayanan, docente di religione all’università della Florida, l’enfasi posta dall’induismo sull’astrologia contribuisce a spiegare perché molte persone sono ben felici di rivolgersi a questo sistema. Per risolvere un problema, spiega, è necessario propiziarsi il pianeta giusto con il rituale giusto nel tempio giusto.

“Se il tetto crolla è perché Saturno non si trova nella posizione giusta”.
“E quindi che faccio?”.
“Vai in questo tempio, esegui questa puja”.
“Ma sono a Gainesville, in Florida, cosa posso fare?”.
“Usa ePuja”.

Anche se pagare per una preghiera potrà sembrare volgare agli occhi di qualche non indù, secondo Narayanan in India si tratta di una pratica comune. Anche le visite di persona di solito implicano una donazione al tempio o un’offerta al sacerdote che esegue il rituale. La maggioranza degli indù inoltre non trova strano il fatto che il supplicein carne e ossa sia assente. Uno dei primi ricordi che Narayanan ha della sua infanzia in India è sua nonna che riempie moduli da mandare per posta a sacerdoti per richiedere l’esecuzione di rituali in templi lontani.

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“Credo che ci sia una grande differenza in generale tra, poniamo, il concetto protestante di preghiera e quello indù”, aggiunge Narayanan. “Nella teologia indiana si dà molto più valore al rituale in sé. Non importa se qualcuno prega per conto tuo perché lo hai pagato 15 dollari per farlo. L’importante è che la preghiera sia recitata, perché si crede che siano le parole di per sé ad avere il potere di trasformare l’universo”.

O, come dice Kumar: “Io sono solo un postino che consegna le vostre richieste a dio”.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito su The Atlantic. Leggi la versione originale.
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