Giornalisti protestano contro l’omicidio di Daphne Caruana Galizia alla Valletta, Malta, 19 ottobre 2017.

C’è del marcio a Malta

Giornalisti protestano contro l’omicidio di Daphne Caruana Galizia alla Valletta, Malta, 19 ottobre 2017.
19 ottobre 2017 16:42

Quello della giornalista Daphne Caruana Galizia (che aveva lavorato all’inchiesta Panama papers, da cui emergeva la corruzione del mondo politico di Malta) non è il primo omicidio di stampo politico nella storia del paese. Ma quello di Caruana Galizia è stato premeditato. Ed era lei il bersaglio.

Nel 1977 la quindicenne Karin Grech era stata uccisa da una lettera bomba destinata a suo padre, Edwin Grech, che lavorava in ospedale durante uno sciopero dell’Associazione medici di Malta. Nessuno è mai stato citato in giudizio per l’omicidio. Poi c’era stato Raymond Caruana, ucciso nel 1986 all’interno di un circolo del Partito nazionalista (Pn), in cui militava. Aveva 26 anni. Qualcuno si è fermato di fronte all’ingresso della sede del Pn a Gudja, sparando una raffica di colpi di mitragliatrice. È morto sul colpo. Nel 1990 per l’omicidio è stato incriminato un tal Nicholas Ellul, ma nessuno ha mai nemmeno ascoltato la sua deposizione, perché è morto di overdose.

L’orribile omicidio di Daphne Caruana Galizia è diverso e, qualunque sarà l’esito delle indagini, ciò di cui questo paese non ha proprio bisogno è un ritorno agli anni ottanta. Le istituzioni hanno tradito il paese e la popolazione. Sarebbe difficile ricreare la fiducia nei loro confronti nel momento in cui questa fosse totalmente perduta.

L’economia prospera ma c’è qualcosa di marcio in profondità, così marcio da minacciare di mandare tutto quanto a rotoli

Nel 1986, quando il Partito laburista si era reso conto delle sue responsabilità nella morte di Raymond Caruana, le forze di polizia corrotte avevano fatto qualcosa d’impensabile. Avevano incastrato un uomo, Peter Paul Busuttil, mettendo in piedi una macchinazione incredibilmente raffazzonata. È stato un tentativo disperato di distogliere l’attenzione da un governo impantanato nella violenza politica. Quando Busuttil è stato prosciolto, è diventato un eroe nazionale.

L’ultima cosa di cui ha bisogno il paese oggi è di rivivere tutto questo. Il governo è all’inizio della sua legislatura, la popolarità del primo ministro è ai massimi, l’economia prospera, ma c’è qualcosa di marcio in profondità, così marcio da minacciare di mandare tutto quanto a rotoli.

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Le implicazioni di questo crimine sono gigantesche. Non siamo di fronte ai delinquenti socialisti che hanno terrorizzato l’isola all’inizio degli anni ottanta. Questo è un omicidio che ricorda quelli mafiosi. La posta in gioco è altissima, chiunque sia il mandante.

La domanda è: i politici sono coinvolti? Ebbene, nell’omicidio di Daphne Caruana Galizia il crimine e la politica sono connessi in un modo mai visto prima nel paese. A peggiorare il problema c’è il caotico stato delle forze di polizia. Il primo ministro Joseph Muscat, responsabile del graduale crollo delle istituzioni nel paese, ha cercato di spostare l’attenzione chiedendo l’aiuto dell’Fbi. È una buona notizia, che porterebbe credibilità e competenze alle indagini. Possiamo solo sperare che il colpevole venga individuato e che la polizia faccia meglio di quanto ha fatto nei precedenti attentati.

La posta in gioco in tutta questa storia è enorme. Alle istituzioni di questo paese è richiesto un risultato concreto, e di difendere i cittadini come in passato non hanno saputo fare. Malta comincia a sembrare uno stato fallito.

(Traduzione di Federico Ferrone)

In collaborazione con VoxEurop.

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