Il presidente del partito Diritto e giustizia Jarosław Kaczyński e la candidata alla carica di primo ministro Beata Szydło dopo i risultati delle elezioni a Varsavia, in Polonia, il 25 ottobre 2015.

Con la vittoria della destra la Polonia è diventata il barometro dell’Europa

Il presidente del partito Diritto e giustizia Jarosław Kaczyński e la candidata alla carica di primo ministro Beata Szydło dopo i risultati delle elezioni a Varsavia, in Polonia, il 25 ottobre 2015.
26 ottobre 2015 09:33

Annunciata e scontata, questa vittoria ha assunto le proporzioni di uno tsunami. Secondo gli exit poll, la destra nazionalista ha conquistato il potere in Polonia dopo che il partito Diritto e giustizia (Pis) ha ottenuto il 39 per cento dei suffragi contro il 23 per cento della maggioranza uscente dei centristi di Piattaforma civica.

La nostalgia ricrea l’aspirazione a un nazionalismo delle frontiere

Se confermato, il risultato concederà la maggioranza assoluta a Diritto e giustizia, che aveva già vinto le presidenziali della scorsa primavera. Inoltre, se ai 242 seggi ottenuti dal Pis si aggiungono i 44 conquistati da un rocker altrettanto estremista, ci rendiamo conto che l’insieme delle destre nazionaliste occuperà i tre quinti del parlamento polacco.

La Polonia si è buttata a destra, così nettamente che le sinistre, incapaci di superare la soglia di sbarramento, non avranno nemmeno un deputato. La tendenza, in ogni caso, non è solo polacca.

Una nuova rivoluzione industriale

In un’Europa già nettamente spostata a destra, quasi ovunque le destre reazionarie o estreme ottengono un avanzamento netto, strappando elettori alle sinistre e alle destre moderate e imponendo un tripartitismo che sta sconvolgendo tutti gli scacchieri politici, al livello nazionale ed europeo.

Le ragioni del fenomeno sono tanto profonde quanto chiare. Il rallentamento delle industrie tradizionali e la nascita di nuovi settori di attività ha prodotto una nuova rivoluzione industriale che genera società a due velocità in cui agli emarginati si oppone una classe emergente, urbana, giovane e saldamente piantata in questo nuovo secolo. Questo scontro produce traumi e una grande nostalgia dei tempi in cui lo stato era più forte.

La nostalgia, a sua volta, genera un ritorno dell’aspirazione a un nazionalismo delle frontiere e a un meccanismo di protezione ormai perduto, un sentimento che si esprime in un rifiuto crescente dell’unità europea, percepita come il cavallo di Troia della globalizzazione, e questo nonostante sia chiaro che solo una potenza pubblica europea (un’Europa politica) potrebbe avere la forza di controbilanciare l’onnipotenza del denaro.

Le nuove destre, in Polonia e altrove, si appoggiano ai movimenti sociali e al nazionalismo nutrendosi della paura dell’islam, come dimostra il rifiuto paradossale di accogliere i profughi siriani provenienti dalle classi medie e in fuga dal terrorismo, dalla guerra e dalle dittature.

L’unità dell’Europa è solida e in quasi sei decenni si è talmente radicata da non poter sparire da un giorno all’altro. Ma allo stesso tempo il progetto europeo è indebolito dal divorzio tra l’Europa e i suoi cittadini, dalla disoccupazione giovanile, dall’assenza di obiettivi comuni e dalla crisi dei profughi a cui gli europei non riescono a trovare una soluzione unitaria. Questo terremoto nazionalista in Polonia non farà altro che accentuare le divisioni dell’Unione in quasi tutti i campi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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