La prima ministra Theresa May a Downing street, Londra, il 18 aprile 2017.

Theresa May ha scelto il momento migliore per indire le elezioni

La prima ministra Theresa May a Downing street, Londra, il 18 aprile 2017.
19 aprile 2017 10:03

Teoricamente la posta in gioco non dovrebbe essere la Brexit, ma nei fatti è così. Le elezioni anticipate del prossimo 8 giugno annunciate il 18 aprile dalla prima ministra Theresa May non costituiranno un nuovo referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. È troppo tardi per quello. Il dado è tratto.

Eppure è talmente complicato negoziare questo divorzio che May ha ritenuto necessario rafforzare la sua maggioranza parlamentare che oggi è di appena 17 seggi, nel tentativo di ottenere un successo personale per non essere minacciata dai conservatori dissidenti ostili alla rottura con l’Unione.

May non ha torto. Per lei è il momento dell’“ora o mai più”. La premier è popolare per la sua schiettezza e la sua determinazione, mentre il Partito laburista viene dato dai sondaggi a 20 punti di distacco dai conservatori soprattutto perché il suo leader Jeremy Corbin è troppo schierato a sinistra per l’opinione pubblica britannica ed eccessivamente vago sulle questioni europee.

La necessità di una decisione chiara
Davanti a Theresa May sembra aprirsi un’autostrada e tutto la spinge ad agire rapidamente, perché a partire dall’autunno prossimo sarà costretta a fare concessioni all’Unione per conservare l’accesso privilegiato del Regno Unito al mercato unico. Anche se dovesse rifiutarsi di farlo, sarebbe comunque costretta a portare il suo paese su una strada economicamente pericolosa.

Se Londra non accetterà la conferma della libertà di movimento dei cittadini dell’Unione e le regole comuni sulla cui definizione non avrà più voce in capitolo, dovrà subire l’estromissione dal mercato europeo per le aziende britanniche che di conseguenza dovranno pagare dazi doganali e commerciare in condizioni nettamente peggiori rispetto a quelle attuali.

Quando arriverà il momento, May dovrà prendere una decisione chiara. La prima ministra, naturalmente, vuole agire d’anticipo per rafforzare la sua posizione, ma resta un interrogativo aperto: davvero può essere sicura di vincere la sua scommessa?

Una vittoria di Macron alle presidenziali francesi potrebbe far cambiare orientamento ai britannici più giovani

Da un lato sembra che May non stia correndo alcun rischio, perché la logica del bipartitismo dovrebbe spingere i conservatori a compattarsi dietro di lei e non vediamo come i laburisti potrebbero rimontare in così poco tempo. Ma è anche vero che potrebbe andare incontro a sorprese indesiderate.

Immaginiamo per un momento che Emmanuel Macron vinca le presidenziali francesi. L’irruzione di un uomo così giovane sulla scena internazionale potrebbe far cambiare orientamento ai britannici più giovani (conservatori o laburisti) che potrebbero superare le divisioni partitiche in nome della permanenza nell’Unione. Uno scenario del genere non è escluso, perché molti britannici non si sentono a proprio agio all’idea della Brexit.

Non possiamo azzardare previsioni. In politica non c’è mai niente di scontato, soprattutto in questo momento che, tuttavia, per May resta il momento migliore per agire.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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