16 marzo 2021 17:38

Tornano i Fine Before You Came e lo fanno attraverso due formati che portano la musica in uno spazio laterale, più protetto: il disco è stato anticipato da un link nella loro newsletter e si può ascoltare e scaricare su Bandcamp.

Nonostante le nostre iterazioni automatiche che vivono di Spotify, ascoltare e fare esperienza di una serie di canzoni – fare esperienza è un concetto fondamentale pensando ai Fine Before You Came, perché rimanda a una specie di addestramento e di scontro dentro verità emotive da cui non si sottraggono mai – è qualcosa che può avvenire ancora tramite forme diverse e Forme complesse, che è anche il titolo del disco. Un titolo gentile e contemplativo come le canzoni di cui è fatto.


Gentilezza è un sostantivo che mai avrei pensato di usare. Tenerezza sì, ma è gentile il messaggio in cui raccontano che qui ci sono un sacco di prime volte: “Strumenti mai usati, strumenti scambiati, tutti che suonano tutto”. Quando dicono di aver registrato una traccia di mazzi di chiavi accarezzati nei palmi delle mani, come non pensare ai suoni e agli esperimenti domestici in Fetch the bolt cutters di Fiona Apple, altra artista che lavora in uno spazio laterale, che resta gentile ma non dimessa, esplosiva e feroce dentro a un perimetro ben limitato. Il perimetro dei Fine Before You Came è limitato e illimitato al tempo stesso: memorie hardcore, emo, post-rock e slowcore disegnano la base, le parole scelte con cura tirano su le pareti, e si crea un riverbero nella stanza che rende impossibile dimenticarti chi sei, ma quel che sei, per sette tracce, è incantato e infinito.

Questo articolo è uscito sul numero 1400 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati