30 marzo 2020 16:36

Nel silenzio succedono un sacco di cose; probabilmente in queste settimane di isolamento sociale ve ne sarete accorti. Scopriamo che esiste una specie di colonna sonora della solitudine: sentiamo i nostri passi in casa, il suono delle tubature, un parquet che scricchiola, un tram lontano, una tv che borbotta da una finestra aperta.

All’inizio degli anni settanta il musicista britannico Brian Eno era immobilizzato in un letto d’ospedale dopo un incidente d’auto. Un’amica gli portò un nastro con della musica per arpa del settecento e, salutandolo, lasciò il registratore acceso a volume bassissimo. Eno non poteva alzarsi e riusciva a sentire solo alcune note; nel frattempo si era messo a piovere forte e il suono della pioggia sui vetri si mescolava alle poche note di arpa udibili dal registratore.

Ragionando sul concetto di Musique d’ameublement del compositore francese Erik Satie, Eno scoprì che quella che lui aveva sentito quella notte era musica. Una musica d’ambiente generata da un intersecarsi di casualità, spazio, tempo e tecnologia. Quell’esperienza si trasformò in Discreet music, un album sperimentale uscito nel 1975, uno dei primi esempi di ambient music generativa. Provate ad ascoltare questa “musica discreta” oggi: i vecchi synth hanno una loro affascinante ruvidezza che percepirete solo all’inizio, poi la musica si mescolerà naturalmente a tutto ciò che accade intorno a voi. E anche se non succede proprio nulla scoprirete di avere un universo di dettagli da esplorare.

Brian Eno
Discreet music
EG/Virgin-EMI, 1975