Su Repubblica di domenica 22 settembre sono trattati due temi molto collegati tra loro ma che, inspiegabilmente, sono separati sia nello spazio del giornale sia nei concetti proposti ai lettori. Giovanni Valentini ha firmato un ottimo articolo sulla sostenibilità, mettendoci in guardia sull’uso dissennato delle risorse naturali, mentre Marco Cattaneo ed Elena Dusi, quest’ultima in un’intervista a Telmo Pievani, hanno firmato due articoli sul presunto arresto dell’evoluzione umana.

Valentini ci dice qualcosa che gli ecologi dicono da tantissimo tempo: il nostro uso del pianeta è insostenibile. Oggi viviamo bene, ma stiamo ponendo le premesse per una catastrofe che ci potrebbe spazzare via, se non diventeremo più saggi. È dai tempi di Malthus che gli scienziati si ostinano a spiegare che la crescita infinita postulata dagli economisti dominanti è impossibile, visto che il pianeta non è infinito. Continuano a non capirlo, gli economisti, e questo è un problema non da poco visto che è a loro che i governanti danno retta (anzi, i governanti sono di solito economisti: Prodi, Amato, Tremonti, Letta, Monti).

Gli altri due articoli ci dicono che abbiamo aggirato la selezione naturale e quindi questo ha bene o male fermato il cambiamento struttural-fisiologico della nostra specie. E se non c’è cambiamento non c’è evoluzione. In altre parole: la selezione naturale prevede che, all’interno della variabilità di una specie, siano selezionati negativamente (una formula gentile per dire: muoiono) gli individui che non rispondono adeguatamente alle richieste dell’ambiente. Restano quelli che rispondono bene: sono selezionati positivamente.

Piano piano, a forza di togliere gli individui che non rispondono, e favorire quelli che rispondono, la specie cambia, si evolve. Lo abbiamo fatto agli insetti, quando li abbiamo combattuti con il Ddt. Morivano quasi tutti gli insetti, alla prima applicazione. Ma ne restava qualcuno. Dopo un po’, i pochi sopravvissuti si sono riprodotti e hanno dato origine a popolazioni resistenti al Ddt. La selezione del Ddt ha favorito l’affermazione di resistenza al Ddt. Noi non permettiamo più che ci sia selezione naturale, nella nostra specie. I malati, i deboli, i “difettosi” sono aiutati, vivono, si riproducono, e i loro geni restano. Non c’è la selezione. Se gli insetti avessero evoluto la medicina, la resistenza al Ddt non si sarebbe affermata. Qui ora subentra l’etica, e potremmo disquisire se sia più importante la specie o l’individuo (ora è l’individuo). Ma non è lì che voglio andare. Voglio mettere insieme i due punti di vista, quello ecologico-economico di Valentini e quello evoluzionistico di Cattaneo, Dusi-Pievani.

Esiste una teoria evoluzionistica chiamata del flush and crash. Il flush è l’incremento esponenziale di una popolazione: descrive una popolazione che cresce a dismisura. Ha talmente tanto successo, per disponibilità di risorse prima di tutto, che tutti riescono a riprodursi e il numero cresce, cresce, cresce. Pochi decenni fa eravamo tre miliardi, ora siamo più di sette. Siamo in un periodo di flush. In questi periodi la selezione naturale sugli individui rallenta (è quello che ci hanno spiegato Cattaneo, Dusi-Pievani).

Poi succede quello di cui parla Valentini. Il “peso” di questa specie sul sistema che la sorregge diventa insostenibile. Il nostro benessere dipende dal buon funzionamento degli ecosistemi. Se li violentiamo, per un po’ ci danno quel che ci serve, poi si schiantano. O meglio, semplicemente cambiano. E fanno altro, magari meno favorevole a noi. Togliamo tutti i pesci con la pesca eccessiva? E gli ecosistemi ci regalano le meduse! Il crash della teoria del flush and crash è il crollo della popolazione della specie di grande successo. I tantissimi individui diventano pochissimi e si attraversa un collo di bottiglia (la bottiglia è la popolazione molto abbondante, il collo è il piccolo numero di individui rimasti dopo il crash). Questi sono i fondatori di nuove popolazioni e portano la soluzione del problema che ha creato il crash. Proprio come quelle poche zanzare resistenti al Ddt. A volte i crash portano a evoluzione, e il gioco ricomincia, con altri flush e altri crash, a volte portano a estinzione. La sospensione della selezione naturale durante il flush è solo temporanea.

Bene, ora facciamo due più due, e vien fuori che la nostra specie sta attraversando un periodo di grandissimo successo (Cattaneo, Dusi, Pievani). In biologia, il successo si misura con la numerosità e quindi, visto che non siamo mai stati così tanti, abbiamo molto successo. Ma questo successo non può andare avanti all’infinito (Valentini). La selezione tornerà implacabile quando le risorse saranno troppo poche per soddisfare i bisogni di tutti. Comincerà (ma è mai finita?) la competizione per le risorse. E questo rimetterà in moto l’evoluzione, temporaneamente sospesa: dopo il flush arriva il crash.

Ecologia ed evoluzione sono la stessa cosa, tenerle separate è un grave errore scientifico che, purtroppo, è predominante a causa dell’insano riduzionismo di scienze che dovrebbero fare tutt’altro che dividere un problema complesso in tanti sotto problemi. Finisce che non si vedono le connessioni… E 2 più 2 fa 22! Non è un gioco di parole: 4 è molto diverso da 2, graficamente. Se metto 2 vicino a un altro 2 e li considero come realtà separate, ecco che ottengo 22. Non viene in mente 4.

Un’ultima considerazione. Questi temi sono di capitale importanza. Luca Mercalli ce lo ricorda ogni volta che può. Sono di importanza economica, politica, scientifica, medica, etica. Trattano il futuro della nostra specie, e trattano l’impatto del nostro modo di concepire il mondo sulle nostre possibilità di sopravvivenza futura. Si tratta del problema numero uno. E il problema numero due praticamente non esiste. Invece, nelle prime pagine dei giornali si leggono fior di articoli su Letta, Berlusconi, Napolitano e Santanché, per non parlar di Renzi. Non ci sarebbe niente di male, se questi signori affrontassero il problema numero uno, ma per loro questo problema non esiste neppure.

Pievani parla dell’evoluzione culturale. Ma se non riusciamo a comprendere il problema numero uno significa che l’evoluzione culturale si è fermata. La selezione naturale no, tranquilli. Chi non capisce sarà spazzato via. La storia della vita sul pianeta ci insegna che il dominio di una specie è sempre effimero, ed è proprio il grandissimo successo ad essere la premessa del crollo. Le popolazioni crollano sotto il proprio peso. Di questo non ci vogliamo rendere conto, e rimandiamo il problema. Peggio per noi, ma non dite che non abbiamo avvertito! La maledizione di Cassandra non era di fare previsioni errate, era di non essere creduta. Le previsioni erano giuste. Ci chiamano “le Cassandre dell’ecologia”. Mai termine è stato più appropriato. Chissà cosa ne pensano Renzi e Letta, o Alfano e Santanché, di queste cose.

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