Il ghetto di Esopo

20 dicembre 2013 15:25

Non so se si insegnano ancora le favole di Esopo, ai bambini (e alle bambine, maledizione al politically correct). A me le hanno insegnate: la volpe e l’uva, il lupo e l’agnello (che era di Fedro…). Storielle con animali personificati che ci impartiscono sagge lezioncine.

Poi è arrivato Walt Disney, con Deserto che vive, e ha fatto documentari in cui si presenta la natura in modo idilliaco. La gazzella sfugge sempre dall’attacco del leone. E nei cartoni animati gli animali parlano anche se sono animali (vedi il Re Leone) oppure diventano umani (vedi Topolino). Da Esopo a Disney ci piace molto personificare gli animali. La natura è saggezza e attraverso gli animali apprendiamo lezioni. Ma sarà questo il modo giusto? Io dico di no. Il gioco mi piace molto, ma se guardo i risultati mi devo rassegnare a dire di no.

Quando ero bambino c’era

L’amico degli animali, con Angelo Lombardi e il suo aiutante Andalù: un nero con tanto di divisa coloniale. Andalù portava gli animali a Lombardi. Oggi non sarebbe più tollerato che un bianco parli di animali e un nero glieli porga. Ma a quei tempi c’era anche Mandrake con il suo aiutante nero Lothar. E Robinson Crusoue con il nero Venerdì.

Oggi i valletti neri sono scomparsi dalla tv, a volte sostituiti da signorine procaci. Mi rallegro però che non ce ne siano nei programmi naturalistici, dove personaggi come Donatella Bianchi, Licia Colò, Tessa Gelisio, Sveva Sagramola (le prime che mi vengono in mente, forse perché mi hanno invitato qualche volta) non sono elementi decorativi, ma sono invece le colonne portanti delle rispettive trasmissioni.

Ci sono talmente tanti programmi dedicati alla natura che, anche se la natura è assente dai programmi scolastici, la cultura naturalistica dovrebbe essere diffusissima nel nostro paese. E invece non lo è, e la colpa risale ad Esopo.

Ci fermiamo agli aneddoti. Ho partecipato a moltissime trasmissioni di carattere naturalistico, anche quelle condotte da maschi, come Piero Angela e Marco Castellazzi. Di solito ho raccontato storie di meduse. Aneddoti. Ma non troverei spazio se volessi raccontare qualcosa che mi sta veramente a cuore, tipo la predazione della meiofauna sugli stadi di incistamento del plancton, per spiegare come questo comparto del benthos sia un keystone predator che determina la diversità del plancton. Vi siete persi, vero? Dovete rileggere la frase due o tre volte per districarvi, ma poi che cosa è la meiofauna? cosa sono gli stadi di incistamento del plancton? cosa è un comparto del benthos? e il predatore keystone?

Ogni parola necessita di spiegazioni che non possono avvenire in modo conciso e accattivante. Vi assicuro che lo saprei rendere accattivante, ma ci vuole un po’ a spiegare questi concetti. Meglio restare a: come sono belle le balene! Come sono intelligenti i polpi! Ma perché ci sono tante meduse? Migliaia e migliaia di ore di storielle non hanno fatto progredire di un millimetro l’alfabetizzazione scientifica del nostro paese. Esagero? No non esagero, se abbiamo devastato il nostro territorio il motivo è solo uno: non capiamo niente di come funzioni l’ambiente. E non ci interessa.

Le storielle sono tanto carine, ci appassioniamo a sentirle, ma le “cose serie” sono altre. Le vediamo a Report, a Ballarò, persino a Che tempo che fa e in tanti altri programmi del genere. Dove la natura è bandita o semplicemente tollerata. Siamo prigionieri di Esopo. Ci sono migliaia di ore di televisione dedicate al calcio o alle beghe della politica, e in quelle si scava in profondità. Ci sono i talk show. Ma per la natura ci deve essere il bel filmato, altrimenti la storia non può essere raccontata. Il bel filmato è Esopo.

Le specie che io chiamo “di Esopo” sono chiamate anche specie carismatiche. Il panda, il delfino, l’upupa rappresentano altrettante associazioni ambientaliste. La specie carismatica dovrebbe essere l’ambasciatrice del resto della biodiversità. E invece no, ci fermiamo alle specie carismatiche. Dopo decenni di ambientalismo militante, nessuno sa che il fitoplancton è più importante della foresta amazzonica. I batteri sono considerati solo come patogeni e nessuno sa che svolgono un ruolo insostituibile per il funzionamento degli ecosistemi. L’ignoranza è stratosferica, a fronte di investimenti immani in termini di ore di televisione e di produzione di documentari proprio sulla natura.

Dobbiamo uscire dal ghetto di Esopo. Una volta proposi a un produttore di fare un documentario comico, intitolato: “I leoni ci hanno rotto i co…. ni”. Volevo mostrare che la natura non è solo leoni, delfini e panda. Il documentario cominciava con una signora al ristorante che ordina “una insalata di polipo”. Il cameriere arriva e le porta un vassoio con coperchio, solleva il coperchio e da quello salta fuori un polipo. La signora urla di terrore. La scena si ferma e, da sotto il tavolo, esco io (lo scienziato) e, con il ditino alzato, le spiego la differenza tra polipo e polpo. Ovviamente do per scontato che tutti i lettori di Internazionale sappiano la differenza. Sadicamente, non lo spiego per quelli che non lo sanno (non basterebbe lo spazio concessomi). Poi mi son messo a fare altro, e ho lasciato perdere la produzione di documentari scientifici comici. Però, quasi quasi…

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