Un gruppo di guerriglieri delle Farc tra le montagne della Colombia, 16 agosto 2016. (John Vizcaino, Reuters/Contrasto)

La Colombia dice addio alle armi

Un gruppo di guerriglieri delle Farc tra le montagne della Colombia, 16 agosto 2016. (John Vizcaino, Reuters/Contrasto)
21 giugno 2017 13:55

C’è una metà del paese che detesta le buone notizie. Sapete quale: quella che non è al potere. E dato che non sopporta le buone notizie, quando ne arriva qualcuna dice che è tutta una montatura. Se le prove sono tangibili, visibili e confermate da persone serie, quella parte continua a negare la verità. Come chi sostiene che l’uomo non è mai arrivato sulla Luna e che le immagini di Neil Armstrong e delle sue impronte sulla superficie lunare sono un montaggio della Nasa. Come i mariti colti sul fatto con l’amante che negano tutto e, comunque, dicono che non era l’amante ma una nipote. Come estremo rimedio, quando non possono più negare l’evidenza cominciano a dire: “Sì, ma…”.

All’inizio del processo di pace questo paese allergico alle buone notizie, questa metà fatta di vedove del potere, diceva che le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) non avrebbero mai firmato un accordo. Quando l’hanno firmato, ha dichiarato che era una pessima intesa. Quando l’accordo è stato modificato secondo i suggerimenti di chi lo aveva respinto nel referendum, ha tuonato che le Farc non l’avrebbero rispettato. Quando le Farc hanno cominciato a rispettarlo, smobilitandosi e concentrandosi nelle zone stabilite, le Zonas veredales de transición y normalización, ha detto che la guerriglia non avrebbe consegnato le armi. Ora che i guerriglieri stanno consegnando le armi, hanno tempo fino al 27 giugno, continuano i dinieghi e le bugie.

Prima dicono che non consegneranno le armi; quando c’è una data di consegna, dicono che saranno archibugi dei tempi della conquista o armi giocattolo; quando vedono che sono fucili, mitragliatrici, lanciagranate, pistole e lanciarazzi, dicono che mancano i missili antiaerei (le Farc non li hanno mai avuti). Se avessero consegnato dei missili – cosa impossibile – oggi alcuni giornalisti scriverebbero che non hanno ancora consegnato l’uranio arricchito o la bomba atomica comprata in Corea del Nord. O magari che hanno consegnato le armi, ma non i soldi. Quando consegneranno i soldi, diranno che mancano le tenute con le piscine e i campi da golf. Pur di non accettare che in questo orribile paese l’orrore sta diminuendo, qualsiasi scusa è buona, qualsiasi scandalo è benvenuto.

Sono sempre di meno i soldati che muoiono in combattimento, i feriti e i morti per le mine antipersona, i sabotaggi alle torri elettriche o agli oleodotti che spargono veleno nelle acque dei fiumi. I guerriglieri firmano con l’impronta digitale in presenza di funzionari dell’Onu dei documenti in cui si impegnano a non impugnare mai più un’arma. Secondo l’inviato speciale dell’Onu, Jean Arnault, in nessun’altra smobilitazione la consegna delle armi è stata così seria e organizzata. Le armi superano per numero gli uomini smobilitati.

I primi difficili passi di pace tra il governo e le Farc. reportage video


È bene ricordare che in occasione dell’accordo di pace con i paramilitari, circa 28mila persone (tra cui migliaia di narcotrafficanti che si spacciavano per paramilitari) consegnarono migliaia di fucili in pessimo stato e pistole arrugginite, e neanche così si arrivò a una media di un’arma ogni due combattenti. Ma quella pantomima piacque a chi oggi continua a lamentarsi, pur non essendo controllata o supervisionata da nessuna organizzazione internazionale.

È chiaro che bisogna sorvegliare il rispetto degli accordi; è chiaro che il governo deve cercare le finanze nascoste delle Farc. È chiaro che forse ci sono altri depositi di armi e che bisognerà cercarli. Ci saranno anche persone che si spacciano per guerriglieri smobilitati e non lo sono, o che si daranno alla delinquenza. Succede sempre così. Ma il punto è che questa è comunque una buona notizia, per quanto precaria, incompleta o parziale. Una notizia storica, straordinaria per il mondo e per il paese: il gruppo guerrigliero più longevo, grande e pericoloso della Colombia ha detto addio alle armi.

(Traduzione di Francesca Rossetti)

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano colombiano El Espectador.

Héctor Abad Faciolince sarà al festival di Internazionale a Ferrara, che si terrà dal 29 settembre al 1 ottobre 2017.

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