Migranti siriani attraversano la recinzione di filo spinato vicino a Röszke, al confine tra Ungheria e Serbia, il 27 agosto 2015.

Le frontiere sono una gabbia per tutti

Migranti siriani attraversano la recinzione di filo spinato vicino a Röszke, al confine tra Ungheria e Serbia, il 27 agosto 2015.
01 settembre 2015 13:10

La frontiera, questa linea invisibile nata, nella sua accezione moderna di linea rigidamente definita, nel cinquecento, ha conosciuto il suo apogeo nel novecento, in seguito alla prima guerra mondiale: frontiera politica, naturalmente, che segna il limite dell’autorità dello stato e degli effetti della legge, frontiera amministrativa, con la diffusione dei controlli d’identità, e anche frontiera ideologica, come nel caso della cortina di ferro. Nei paesi autoritari, soprattutto comunisti, sono state inventate persino delle frontiere interne, per varcare le quali c’era bisogno di un’autorizzazione.

La frontiera è molto più di una linea giuridica, è il fantasma di uno spazio omogeneo che protegge dall’altro e si definisce in relazione all’altro: esistono il dentro e il fuori, il nazionale e lo straniero, la sicurezza e la minaccia. La soppressione di simili fronti e frontiere è stata a lungo un sogno, in cui gli esseri umani potessero circolare liberamente da uno spazio all’altro, una rivendicazione libertaria in un mondo che non smetteva di intensificare i controlli su uomini e donne, mentre allo stesso tempo liberalizzava i movimenti di merci e capitali.

Nel 1989 la caduta del comunismo sovietico e la liberazione dei popoli dell’Europa orientale hanno fatto credere che questo momento fosse finalmente arrivato: era la fine della storia. Sulla scia di tali eventi l’Unione europea, nata da un sogno di pace, ha creato il primo spazio senza frontiere della storia moderna abolendo nel 1995, con la convenzione di Schengen, i controlli ai suoi confini interni. Ma l’esempio europeo non è stato seguito.

Al contrario: le frontiere e i muri si sono moltiplicati. Non solo i muri esistenti, come quello che divide la Corea o Cipro, non sono caduti. Si sono addirittura moltiplicati in tutto il pianeta, sia per ragioni militari sia, nella maggioranza dei casi, per bloccare i movimenti di persone. Muro tra Israele e Territori occupati, muro tra India e Bangladesh, muro tra Botswana e Zimbabwe, e così via. Quel che è peggio è che persino l’Unione europea si è messa a costruire muri alle sue frontiere esterne: tra Spagna e Marocco, tra Bulgaria e Turchia, tra Grecia e Turchia, tra Ungheria e Serbia.

La frontiera non si limita più a una semplice linea. La frontiera è ormai dappertutto

La frontiera si è fatta più sofisticata: è fisica, ma anche immateriale. Telecamere di sorveglianza, sistemi informatici sofisticati (Sis, sistema d’informazione Schengen, o Pnr, registrazione del nome del passeggero), sorveglianza satellitare e aerea, e via dicendo. La frontiera non si limita più a una semplice linea. Nello spazio Schengen i controlli possono essere effettuati su una fascia che si estende per venti chilometri da una parte e dall’altra delle frontiere esterne, ma anche interne, nei paesi d’origine, attraverso i visti o negli aeroporti. La frontiera è ormai dappertutto. Il ventunesimo secolo ha già superato il ventesimo.

Eppure ci sono dei benintenzionati che reclamano il ripristino delle frontiere interne dell’Unione per frenare l’arrivo di migranti o il terrorismo. Questa mistica della frontiera, che si rinnova costantemente nel tempo, non dovrebbe, a rigor di logica, limitarsi alle frontiere nazionali: perché non ristabilire le barriere doganali all’ingresso delle città o i libretti di circolazione interna per controllare i movimenti di tutti i cittadini, visto che i terroristi sono quasi sempre cittadini nazionali?

È un’esagerazione? Neanche tanto. Questa logica di sorveglianza generale è già una realtà: bisogna pur andare a caccia dei presunti terroristi e dei clandestini, come dimostrano la legge francese sulla sicurezza interna e i sistematici controlli d’identità. L’ideologia della frontiera impermeabile culmina nell’estensione del suo ambito di competenza alla totalità del territorio: chiunque è un sospetto.

Una frontiera comporta la rinuncia a numerose libertà: libertà di muoversi e lavorare, diritto al rispetto della propria vita privata, obbligo delle autorità a giustificare un rifiuto d’ingresso e così via. Dal momento che la frontiera è ovunque, anche l’arbitrarietà amministrativa è onnipresente. La sicurezza ha un prezzo: la libertà. E non importa che la cosa non funzioni: nessuna frontiera ha mai impedito alcunché.

L’esercito tedesco, che pure sparava a vista, non è mai riuscito a controllare la frontiera con la Spagna, così come il muro tra Stati Uniti e Messico non impedisce l’arrivo dei latinoamericani. Il Mediterraneo, che pure è un’ottima frontiera naturale, non dissuade i migranti dal rischiare la morte per sfuggire alle guerre e alla miseria. I muri che hanno fallito, dalla grande muraglia cinese alla cortina di ferro al vallo di Adriano, avrebbero dovuto insegnarci qualcosa sul destino degli imperi che decidono d’isolarsi.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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