30 gennaio 2011 10:00

Siamo in troppi sul pianeta Terra? Sono secoli che ci facciamo questa domanda, ma non siamo ancora riusciti a trovare una risposta chiara. Il nostro numero continua ad aumentare in modo esponenziale, ma una grave crisi demografica come quella che le cassandre continuano a prevedere non si è ancora vista. Tutto bene, quindi. O no? Be’, dipende da come si vede la cosa.

I biologi parlano di “capacità di carico”, cioè la capacità che ha un habitat di sostenere una specie. Il nostro pianeta sta raggiungendo o addirittura superando la sua capacità di carico rispetto alla specie umana? Noi sappiamo di vivere in un mondo le cui risorse non sono infinite, eppure collettivamente non facciamo che aggiungere bocche umane da sfamare. Nei prossimi mesi, infatti, la popolazione umana del pianeta raggiungerà per la prima volta i sette miliardi: appena un secolo fa eravamo solo un miliardo e 600 milioni.

Cambiare direzione

Le Nazioni Unite prevedono che questo incremento della popolazione umana si stabilizzerà entro il 2050 intorno ai nove miliardi di persone. Questa crescita è gestibile o è suicida, come sostengono alcuni osservatori, considerando le già notevoli pressioni ambientali a cui sottoponiamo il nostro habitat? È forse arrivato il momento di ridurre in modo graduale il numero degli abitanti del pianeta attraverso campagne di pianificazione familiare e migliorando l’accesso all’istruzione?

Alcuni studiosi di scienze ambientali pensano che preoccuparsi solo del numero di abitanti del pianeta sia troppo semplicistico. Il vero problema è quante risorse consuma ciascun abitante. Alcuni esperti ritengono che, se le risorse alimentari mondiali fossero distribuite in modo efficiente ed equo, la terra riuscirebbe a sostenere una popolazione anche di 30 miliardi di persone. Ma come sarebbe un mondo del genere?

Un dato certo è che ci sarebbero meno terre a disposizione. La tendenza attuale, che vede imponenti migrazioni dalle campagne verso le città, subirebbe una forte accelerazione, e il futuro del genere umano sarebbe largamente dominato da megalopoli, città gigantesche con oltre dieci milioni di abitanti. Nell’Europa continentale oggi esiste una sola megalopoli di questo tipo: Istanbul.

Vecchi e bambini

Nel mondo il tasso naturale di “sostituzione” è pari a quasi due figli e mezzo per donna. Siccome purtroppo non tutti i bambini raggiungono l’età adulta, perché la popolazione del pianeta si stabilizzi ai livelli attuali ogni donna dovrebbe avere in media almeno due figli. Ma in alcuni paesi occidentali i tassi di natalità sono scesi al disotto del figlio e mezzo per donna, con il risultato che la popolazione diminuisce e invecchia, o che bisogna ricorrere all’immigrazione per reintegrarla.

Quasi tutti i demografi sostengono che, se cerchiamo di immaginare il mondo tra qualche decennio, gli unici luoghi del mondo in cui la popolazione continuerà a crescere rapidamente saranno l’Africa subsahariana e alcune regioni dell’Asia. Da questa situazione distorta e squilibrata, fatta di aumento demografico in una parte del mondo e di declino in un’altra, discenderà un fatto: nel ventunesimo secolo il fenomeno dell’immigrazione è destinato ad aumentare, semplicemente perché rientra nella natura dell’uomo andare in cerca di una vita migliore.

Per giunta, a meno di un miracolo tecnologico nella produzione di energia e di risorse alimentari, per i prossimi decenni dobbiamo aspettarci che le risorse naturali di cui il pianeta dispone saranno sempre più richieste. Perciò sia per necessità sia per pragmatismo, innovazioni tecnologiche come gli alimenti geneticamente modificati e l’energia nucleare – a cui oggi tanti ecologisti sono fermamente contrari – saranno d’uso comune: i difensori dell’ambiente rischiano di non potersi più permettere il lusso di opporsi solo in nome dei loro ideali.

Di cosa vantarci

Tutto questo, però, non ci aiuta a rispondere al quesito iniziale: siamo in troppi sul pianeta Terra? Bisognerà riformulare la domanda in modo diverso. Mettiamola così: sul pianeta ci sono troppe persone che hanno, o vorrebbero avere, uno stile di vita occidentale? Qui la risposta è chiara: sì.

L’unica cosa che sappiamo per certo è che se tutti i sette miliardi di abitanti della Terra vivessero come viviamo noi in occidente, la nostra capacità di vivere e di nutrirci decentemente verrebbe meno rapidamente. Gli aumenti dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari di queste ultime settimane dimostrano fino a che punto il nostro stile di vita sia vulnerabile.

La cruda verità è che se nei prossimi decenni dovremo reggere l’arrivo di altri due miliardi di persone sul pianeta – ed è realisticamente molto difficile dire agli altri popoli quanti figli devono avere – ciascuno di noi dovrà consumare molte meno risorse di oggi e limitare al massimo gli sprechi. Nel ventunesimo secolo, quindi, invece di vantarci del molto che abbiamo, cominceremo a vantarci del poco che consumiamo.

*Traduzione di Marina Astrologo.

Internazionale, numero 882, 28 gennaio 2011*