23 giugno 2020 10:56

Un giorno gli aerei di Alitalia potrebbero volare bruciando idrocarburi ottenuti dall’aria stessa. Potremmo chiamarla “aria fritta”? L’anidride carbonica e l’acqua presenti nell’aria, infatti, sono le materie prime con le quali qualcuno, su un tetto di Zurigo, già fotosintetizza idrocarburi usando uno specchio solare e un catalizzatore.

È ciò che fanno le piante: l’energia solare penetra nelle parti verdi, il catalizzatore clorofilla fa reagire con l’acqua l’anidride carbonica dell’aria, sintetizzando così la materia della pianta. Questa è ricca di energia, un po’ come una batteria caricata dalla luce solare. Bruciandola, si libera l’energia che la pianta aveva raccolto dal sole. Il processo si chiama fotosintesi clorofilliana.

Gli inventori del carburante solare e le prime compagnie aeree che vogliono usarlo stanno a nord delle Alpi: Lufthansa, Swissair, Aldo Steinfeld, professore di vettori di energia rinnovabile al Politecnico federale di Zurigo Eth, Climeworks, Synhelion, due spin-off del Politecnico, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi), l’Ufficio federale per l’energia svizzero. Ma c’è anche l’italiana Eni che, in collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo, sta migliorando nei suoi laboratori di Novara i sistemi di catalisi per la fotosintesi tecnica del carburante solare.

Precedenti illustri
L’Italia ha tutte le carte in regola per essere all’avanguardia in questo settore. A Siracusa, 22 secoli fa, Archimede incendiava le navi nemiche da lontano, concentrando su di loro la luce solare con enormi specchi riflettenti – gli “specchi ustori” – non molto diversi da quello che ora produce carburante solare a Zurigo. Proprio la Sicilia, una delle regioni più soleggiate d’Europa, potrebbe diventare un grande produttore di carburante solare.

Archimedes potrebbe essere il nome di un nuovo consorzio ecotecnologico, per esempio tra Alitalia, Eni, Cnr, un Politecnico italiano e qualche start-up. Alitalia potrebbe guidare la transizione ecologica dell’aviazione civile, cominciando a usare carburante solare più di altre compagnie (in un primo tempo mescolandolo a quello fossile). Migliorerebbe così la sua reputazione e il suo fatturato. In futuro i voli a basso impatto climatico attirerebbero più persone, con meno rimorsi ecologici. Immagine, turismo e reddito della Sicilia ne trarrebbero vantaggio. Invece dei tanti impianti di idrocarburi fossili disseminati sull’isola, non sarebbe più elegante installare impianti per la produzione di carburante solare?

Bruciando il carburante solare si emette la stessa quantità di anidride carbonica prelevata per produrlo

Il bilancio delle emissioni di Alitalia e dell’Italia migliorerebbe. Bruciando il carburante solare, infatti, si emette la stessa quantità di anidride carbonica prelevata dall’aria per produrlo. Per raggiungere un costo competitivo la produzione di idrocarburi sintetici dovrebbe passare dalla fase sperimentale a quella industriale, uno sviluppo possibile solo con grandi investimenti. In Italia potrebbero esserci buone sinergie. E al sud c’è molto più sole che a Zurigo.

Alitalia ed Eni sembrano predestinate per questo ruolo. Sono state fondate dallo stato per il progresso del paese e per il benessere dei cittadini, rispettivamente nel 1946 e nel 1953. Era l’inizio dei “trenta gloriosi”. Era il tempo dello “stato imprenditoriale”, che ora dobbiamo rivalutare – come sostengono economisti insigni, per esempio Thomas Piketty e Mariana Mazzucato. L’artefice dell’Eni, Enrico Mattei, partigiano, manager pubblico, servitore dello Stato, fu l’unico a sapersi opporre all’oligopolio delle multinazionali del petrolio. Per fermarlo dovettero farlo fuori.

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Mattei è stato un pioniere, come molti altri italiani prima di lui. I primi progetti razionali di macchine volanti furono realizzati da Leonardo da Vinci. Il primo elicottero, i primi dirigibili, i primi aliscafi furono ideati dal pioniere dell’aviazione Enrico Forlanini. Ma è nel campo della chimica solare che abbiamo avuto un pioniere di statura davvero mondiale. Fu Giacomo Ciamician (1857-1922), il fondatore della fotochimica e profeta dell’era solare, che sul tetto dell’università di Bologna produceva reazioni chimiche grazie alla luce del sole.

Non meno delle molecole di Ciamician sono importanti le sue parole. Nella memorabile conferenza “La fotochimica del futuro”, tenuta l’11 settembre 1912 a New York, si chiedeva “se non vi sia modo di gareggiare con i processi fotochimici dei vegetali. In altre parole, se sia possibile fissare con opportune reazioni fotochimiche l’energia solare utilizzando acqua e anidride carbonica”. Oggi finalmente lo stiamo facendo, anche se in modo sperimentale. Come disse Ciamician nel 1912:

Bisogna pensare all’avvenire e sorge una domanda: l’energia solare fossile è la sola che possa essere usata nella vita e nella civiltà moderna? […] La quantità di energia solare che arriva annualmente in un piccolo territorio tropicale che abbia una superficie grande come quella del Lazio equivale alla produzione annuale mondiale di carbon fossile. […] L’enorme quantità di energia che la terra riceve dal sole va in gran parte dispersa. […] Le regioni desertiche, dove le condizioni del clima e del suolo vietano ogni cultura, sarà la fotochimica artificiale che le metterà in valore. Sull’arido suolo sorgeranno colonie industriali senza fuliggine e senza camini: selve di tubi di vetro e serre di ogni dimensione s’innalzeranno al sole ed in questi apparecchi trasparenti si compiranno quei processi fotochimici di cui fino allora le piante avevano il segreto ed il privilegio, ma che l’industria umana avrà saputo carpire: essa saprà farli ben altrimenti fruttare, perché la natura non ha fretta mentre l’umanità è frettolosa. […] E se giungerà in un lontano avvenire il momento in cui il carbone fossile sarà esaurito, non per questo la civiltà avrà fine: ché la vita e la civiltà dureranno finché splende il sole! E se alla civiltà del carbone, nera e nervosa dell’epoca nostra dovesse far seguito una civiltà più tranquilla basata sull’uso della energia solare non sarebbe male per il progresso e la felicità umana.