Ignazio Marino durante una conferenza stampa a Roma, il 30 ottobre 2015. (Andreas Solaro, Afp)

Ignazio Marino sfida i lupi del Pd

Ignazio Marino durante una conferenza stampa a Roma, il 30 ottobre 2015. (Andreas Solaro, Afp)
30 ottobre 2015 15:00

In Francia tutti conoscono la storia della capra di monsieur Seguin e sanno come va a finire. È molto semplice. Blanquette (la capra) ci ha rovinato il sonno da bambini: il suo istinto di libertà, ma anche la sua testardaggine, la spingono a non rientrare all’ovile e a trascorrere la notte fuori, sfidando il lupo che la vuole divorare. Frutto della penna di Alphonse Daudet, è una storia strappalacrime. Tra un lupo e una capra, chi volete che abbia l’ultima parola? Il lupo, naturalmente.

Lo stesso vale per il sindaco di Roma Ignazio Marino, che dopo venti giorni di riflessione, il 29 ottobre ha deciso di ritirare le dimissioni. Come la capra della storia, s’intestardisce e decide di sfidare il suo partito (il lupo?), che vuole la sua pelle. Pronto a morire con le armi in pugno al termine di una lotta suicida e disperata.

Quel che rimarrà sarà l’immagine di un uomo onesto anche se goffo, la cui unica colpa è stata irritare alcune lobby romane

Marino non vede alcun motivo di dimettersi. La storia delle note spese non giustificate, che è servita da pretesto ai suoi avversari per farlo sloggiare, si sta sgonfiando. Domenica alcune centinaia di sostenitori si sono riuniti davanti al municipio per mostrargli il suo appoggio, un numero considerevole per un politico considerato tra i meno amati d’Italia.

Marino è uscito rigenerato da questo bagno di folla. Le sue gaffe ripetute e la mancanza d’autorità nei confronti della sua amministrazione gli saranno perdonate, pensa. Quel che rimarrà sarà l’immagine di un uomo onesto anche se goffo, la cui unica colpa è stata irritare alcune lobby romane. Rimettiamoci al lavoro e su col morale! Domani è un altro giorno e via dicendo. Ma ci crede davvero? Diciamo che vuole vedere in faccia i suoi avversari.

Resta solo una soluzione per il Partito democratico, che vuole indire nuove elezioni a Roma in primavera: umiliarlo politicamente mettendolo in minoranza. Il consiglio comunale è composto da 48 consiglieri, 19 dei quali controllati dal Pd. Basta convincerne altri sei a votare una mozione di sfiducia o a partecipare a una dimissione collettiva ed è fatta. Sulla carta, Marino non ha alcuna possibilità. Di fronte a lui non ha un solo lupo, ma un intero branco. La capra Blanquette aveva più possibilità di lui.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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