03 giugno 2020 19:14

Nella prima sequenza di Mississippi burning si vede un’automobile che procede nel crepuscolo in una stradina in mezzo alla campagna. Una seconda automobile entra nel campo visivo, a fari spenti, silenziosa, minacciosa. Poi si accende il lampeggiante sul tetto: è un’auto della polizia. Quasi un sollievo per i tre passeggeri della prima auto, dei giovani attivisti del movimento per i diritti civili che girano nel sud degli Stati Uniti per convincere gli afroamericani ad andare a votare. Ma siamo nel Mississippi, sono gli anni sessanta e i tre attivisti vengono ammazzati.

Il grandissimo film di Alan Parker s’ispira a una vicenda realmente accaduta e anche se è un’opera di fiction ricostruisce perfettamente non solo il clima pesantissimo in cui si svolse l’inchiesta dell’Fbi denominata appunto Mississippi burning, ma ci fornisce un racconto quasi epico di come l’America dei Kennedy (e degli Hoover) affrontò un feroce triplice omicidio e una gravissima violazione dei diritti civili con l’intenzione di sradicare un fenomeno che già cinquant’anni fa sembrava sempre più insensato e barbaro.

E anche se in questi giorni il film ha una sua drammatica attualità, paradossalmente potrebbe risultare un po’ datato. Negli ultimi anni infatti la narrativa sulle questioni razziali negli Stati Uniti è cambiata. Film come Get out, serie come Watchmen hanno mostrato, proprio attraverso la cultura popolare, come il racconto del razzismo è sempre e comunque “controllato” dall’America dei bianchi. Ed è ahimè fin troppo evidente che le buone intenzioni di Kennedy, Parker, Gene Hackman, Willem Dafoe e tutti gli altri, non sono bastate.

Mississippi burning
Di Alan Parker. Con Gene Hackman, Willem Dafoe, Frances McDormand, Brad Dourif, Michael Rooker, R. Lee Ermey. Stati Uniti 1998, 128’. Su Sky e iTunes.