05 febbraio 2021 14:11

Che Trump abbia devastato leggi, valori, clima, ambiente e diritti delle minoranze è innegabile. Ma, ciò che diceva Pablo Neruda, “potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno la primavera”, potrebbe essere la descrizione di quello che è successo. Nonostante il rifiuto, la persecuzione e le sconfitte subite, negli Stati Uniti i movimenti per la liberazione e la giustizia hanno continuato a crescere, non solo in termini di risultati ma anche di idee. Le persone hanno rivolto lo sguardo al cielo con stupore negli ultimi giorni del 2020. Le ho viste, intente a osservare la luna piena di fine dicembre, la rara congiunzione astrale tra Giove e Saturno che avviene in quel periodo, e qui, nella baia di San Francisco, il fantastico brusio di storni sopra un cimitero cattolico di San Rafael al tramonto, sera dopo sera. Nell’ammirare questi spettacoli della natura in un periodo di difficoltà politiche e confinamento da pandemia, credo che le persone stessero in realtà inseguendo la vastità della libertà e delle opportunità.

Guardando agli ultimi quattro anni, si può trovare un altro genere di vastità in espansione. Negli Stati Uniti questi anni saranno ricordati come un periodo di brutalità commesse dell’estrema destra contro la verità e i diritti. Ma non è successo solo questo. I movimenti per la giustizia razziale e di genere, la giustizia economica, la giustizia climatica e la comprensione delle relazioni tra queste cose è cresciuta in termini di potere, risultati e progetti.

Gli ultimi quattro anni e le elezioni hanno rafforzato la coalizione democratica dal punto
di vista numerico e della diversità

L’assalto di suprematisti bianchi e fanatici al Campidoglio di Washington il 6 gennaio 2021 è stato un evento storico. Ma lo stesso vale per l’elezione, la sera precedente, del reverendo Raphael Warnock e di John Ossoff, i primi due senatori democratici della Georgia da decenni. Molti giovani attivisti climatici del Sunrise movement erano andati in Georgia per partecipare alla loro campagna elettorale, perché avevano capito la posta in gioco a lungo termine: eleggere Warnock, un nero, e Ossof, un ebreo, significava dare ai democratici la maggioranza in senato, quindi la possibilità di approvare leggi sull’ambiente e di sostenere gli accordi internazionali sul clima.

Gli ultimi quattro anni e le ultime elezioni hanno rafforzato la coalizione democratica dal punto di vista sia numerico sia della diversità. Nel 2017 sono state elette otto persone transgender, un numero senza precedenti; nel 2018 è nata la squad (la squadra), con l’elezione delle candidate progressiste Rashida Tlaib, Ayanna Pressley, Ilhan Omar e Alexandria Ocasio-Cortez, e nel 2020 si è allargata con le vittorie di Cori Bush e Jamaal Bowman. È stata eletta Deb Haaland, la prima nativa americana al congresso; in Colorado Jared Polis è diventato il primo governatore apertamente gay degli Stati Uniti; nel Nevada sono stati eletti due senatori democratici; c’è stata la vittoria di Biden in Arizona e in Georgia; si è diffusa una prospettiva più ambientalista in tutto il paese. Tutto questo è venuto dall’esterno, dai movimenti e dagli attivisti, dai giovani. Credo che, quando tra dieci o vent’anni ci guarderemo indietro, è probabile che la rabbia della destra sarà vista come una reazione al rafforzarsi di un movimento per un mondo più giusto. Non è una certezza, ma una possibilità.

Molti dei semi piantati nell’era Obama hanno portato i loro frutti nell’era Trump. Il gruppo antirazzista Black lives matter è nato nel 2014 e nell’estate del 2016 il suo messaggio si è amplificato, quando le stelle dello sport hanno cominciato a far sentire la loro voce. Le contestazioni sono state di grandi dimensioni, ma c’è stata anche una trasformazione della coscienza pubblica. Nel maggio del 2020 l’omicidio di George Floyd durante un arresto ha dato vita alle più grandi proteste nella storia degli Stati Uniti, non solo nelle principali città del paese, ma anche in quelle più piccole.

Uno degli effetti più importanti e meno tangibili dell’attivismo è la diffusione di nuove idee. Il razzismo della polizia e di alcuni tribunali è riconosciuto molto più apertamente oggi rispetto a vent’anni fa. Alcune città hanno già cominciato a ridurre i fondi alle forze dell’ordine. Nella baia di San Francisco, dove nel 2009 Oscar Grant è stato ucciso da un poliziotto addetto al traffico, la stradale ha deciso di assumere venti assistenti sociali invece di nuovi agenti.

Durante la presidenza Trump anche
il femminismo si è rafforzato. E il #MeToo ha smascherato gli stupratori

Durante gli anni della presidenza Trump anche il femminismo si è rafforzato. All’inizio del 2017 la Women’s march – una manifestazione nazionale per i diritti delle donne, con cortei in piccole e grandi città – è stata un punto di riferimento per tutta l’opposizione. Nell’ottobre del 2017 il #MeToo ha denunciato che alcuni dei più potenti e famosi uomini del paese erano predatori sessuali, smascherando anche il sistema che li aveva protetti. Questo ha portato ad alcune riforme, come l’allungamento o la rimozione dei termini di prescrizione per alcuni crimini sessuali in 15 stati americani. Ed è stato riconosciuto molto più spesso il meccanismo con cui le vittime sono messe a tacere.

Sono stati anni di vittorie e di sconfitte, di avanzamenti e arretramenti. Con la segretaria dell’istruzione Betsy DeVos impegnata a smantellare i diritti tutelati dalla legge federale sull’educazione nei casi di aggressione sessuale nelle università e con una generale guerra ai diritti riproduttivi, per le donne le sconfitte sono state pari alle vittorie. Ma, se si può negare l’accesso all’interruzione di gravidanza, non è così facile distruggere la convinzione che quell’accesso sia un diritto. Da qui al 2024 la battaglia sui diritti riproduttivi e altre questioni di giustizia di genere andranno avanti.

Anche il movimento ambientalista è cresciuto. L’era Trump è cominciata mentre la resistenza del movimento per la protezione delle acque dei nativi Lakota a Standing Rock diventava una questione cruciale e un punto d’incontro tra diritti dei nativi, giustizia e movimento ambientalista. Quella mobilitazione è stata un incentivo a candidarsi per Alexandria Ocasio-Cortez, che ha visitato Standing Rock (come ha fatto Haaland, che appartiene alla tribù dei Laguna Pueblo e che è stata scelta da Biden come segretaria dell’interno). Nel 2011 chi manifestava contro l’oleodotto Keystone Xl si sentiva dire che il suo attivismo era inutile e che la costruzione di quell’infrastruttura era inevitabile. Non era vero.

Gli attivisti hanno contribuito a portare il settore dei combustibili fossili sull’orlo del collasso. La rivista Politico recentemente ha scritto: “Nel 2017, quando Donald Trump è entrato alla Casa Bianca, il settore petrolifero e del gas degli Stati Uniti era in piena espansione, con la produzione che aveva raggiunto livelli record, mentre le fonti d’energia pulita si stavano ancora creando la propria nicchia. Oggi i produttori di petrolio e gas sono in difficoltà, tra prezzi bassi e una crescente pressione ad affrontare i cambiamenti climatici, mentre le tecnologie eoliche e solari sono in espansione: una tendenza che aiuterà Biden a fare una svolta radicale sulle politiche energetiche rispetto all’amministrazione Trump”. Il 6 gennaio, mentre la folla prendeva d’assalto il Campidoglio, l’amministrazione Trump ha organizzato un’asta per assegnare licenze di perforazione in riserva protetta dell’Alaska: è stato un fiasco. Tutte le grandi aziende petrolifere hanno disertato, anche perché gli attivisti avevano convinto le banche a promettere che non avrebbero finanziato le esplorazioni nell’Artico.

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Sulla crisi climatica sono emerse nuove voci. La svedese Greta Thunberg è la più famosa. Ma ci sono anche l’ottantenne Jane Fonda o la ventenne Varshini Prakash, cofondatrice e direttrice del Sunrise movement.

Il cambiamento in senso progressista può avvenire nei momenti peggiori. E il processo è così sottile che non ci rendiamo neppure conto che sta avvenendo finché non ci guardiamo indietro. Basta pensare a tutti i film, i libri e le opere d’arte che una volta ammiravamo, ma che ora vediamo disseminati di pregiudizi. Proprio questo, l’accorgersi di qualcosa che prima non avevamo notato, è il risultato di un cambiamento nella consapevolezza, ed è avvenuto grazie all’attivismo.

Questi processi sono invisibili, nella loro lenta crescita, fino al momento in cui si torna a un’opera d’arte del passato e ci si accorge che l’opera è ancora quella che era, ma siamo noi a essere cambiati. Guardando indietro al 2016 mi accorgo che è passato un sacco di tempo, perché questi sono stati quattro lunghi anni di distruzione e conflitto, ma anche di creazione e trasformazione. Dovremmo sentirci realizzati. Non per riposare, ma per andare avanti.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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